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Coronavirus, l'allarme dei giostrai di Trento: ''Per noi nessun aiuto, fermi da mesi. Dalla Pat ignorati''

Sono una decina le famiglie che si occupano dei luna park sul nostro territorio. Questa mattina dopo aver cercato inutilmente di avere un contatto con la Provincia, hanno deciso di andarci tutti assieme per chiede solo una cosa: "ritornare a lavorare''

Di gf - 15 giugno 2020 - 11:18

TRENTO. “Nessuno ci ha dato in questi mesi un aiuto. Ora vogliamo solo lavorare, nulla di più”. Sono stanchi di attendere, stanchi di non ricevere risposte e demoralizzati. Stiamo parlando delle famiglie che si occupano dei luna park in Trentino.

 

I giostrai, una categoria troppo spesso dimenticata, eppure importante anche per il solo fatto che riesce a regalare a tanti bambini ancora magia e gioia. In questi mesi di lockdown anche loro si sono fermati. Fiere e sagre sono state annullate e di conseguenza il lavoro è stato pari a zero.

 

Il grido di allarme è stato lanciato da una decina di famiglie che questa mattina hanno deciso di presentarsi in Provincia. “Abbiamo chiamato, inviato mail, cercato in qualche modo un contatto – ci spiegano – ma nessuno ci ha mai risposto, siamo sempre stati ignorati. Ecco allora che oggi abbiamo deciso assieme di andarci fisicamente in Provincia”.

 

In questi mesi di blocco totale nessuno sembra aver pensato a questa categoria. “Il lavoro si è fermato completamente e non abbiamo avuto alcun  aiuto dallo Stato ma anche dalla Provincia dove siamo residenti”.

 

Le fiere e le sagre previste in questi mesi sono state annullate per contenere il contagio. “Abbiamo perso diversi appuntamenti – spiegano i giostrai – basta pensare alla Lazzera di Lavis o San Prospero a Borgo Valsugana. Ora vogliamo solo tornare a lavorare”.

 

In altre regioni , ci spiegano, questo è già avvenuto. “Noi siamo pronti a ripartire nel rispetto della normativa e delle regole per il contenimento del coronavirus – ci dicono le famiglie – ma anche l'incontro fatto questa mattina in Provincia non è servito a nulla. Siamo difronte ad uno scaricabarile mai visto”. Nessuno, insomma, vuole assumersi delle responsabilità. “Siamo una cinquantina di persone fateci lavorare” concludono.

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