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Insulti ai carabinieri e pugni alla gazzella, la Consulta Universitaria: ''Comportamento ingiustificabile ma lavoriamo assieme perché funzioni la città anche di notte''

Andrea Santoni, presidente della Consulta Universitaria, interviene dopo i gravi fatti che sono accaduti nella notte tra venerdì e sabato in largo Carducci a Trento 

Pubblicato il - 15 giugno 2020 - 10:20

TRENTO.  “Dobbiamo prendere il meglio che questa città può offrire per garantire una vita notturna diffusa, legata alla comunità, capace di creare relazioni al di là di stretti circuiti. Una vita notturna che in parte già esiste e che va implementata e diffusa nelle varie zone della città”. Sono queste le parole scritte da Andrea Santoni, presidente della Consulta Universitaria.

 

Un intervento che arriva dopo il grave fatto avvenuto nella notte tra venerdì e sabato in largo Carducci (QUI L'ARTICOLO) dove, attorno alle 2, un gruppo di persone, perlopiù giovani, ha insultato dei carabinieri, circondando e prendendo a pugni alcune macchine in cui si trovavano i militari. 

 

 

Un episodio quanto mai grave. Va detto che nessuno vuole identificare i giovani trentini con il gruppo che ha aggredito le forze dell'ordine. Fare di tutta l'erba un fascio non serve a nulla. Sono in molti, però, che credono che la questione “vita notturna a Trento” debba essere affrontata. 

 

Nella lettera scritta da Andrea Santoni, vengono fatte delle proposte. Certe idee erano state già immaginate, andrebbero adesso riprese e rilette alla luce di questo momento. 

 

 

Qui la lettera completa

Sabato ha iniziato a circolare un video che ritrae un momento di forte tensione tra due volanti dei Carabinieri e alcune persone, ferme davanti ai bar di Largo Carducci. Come è ovvio, il comportamento di quelle persone è ingiustificabile e chi di dovere prenderà provvedimenti. Al netto della critica, però, la Politica ha il dovere di soffermarsi su quell'episodio collocandolo nel contesto che stiamo vivendo.

 

Mi fa riflettere questo attacco continuo contro la categoria “giovani” e non parlo tanto del mettere in evidenza casi come quelli del video, ma del prendere quei casi come esempio caratterizzante della suddetta categoria: i giovani. Queste chimere a più teste e più braccia che nella loro forma mutante attaccano senza tregua la quiete dei residenti del centro. Quando si ragiona per macrocategorie il rischio è spesso quello di alimentare un circolo vizioso di disinformazione e odio. Questo vale un po’ per tutti i discorsi general generici. 

Mi sono speso più volte per mettere in evidenza quella faccia dei giovani che più raramente finisce sulle copertine dei giornali; ho voluto parlare di cittadini attivi, cittadini partecipi e ho voluto ricordare come quegli esseri multiformi che tanto spaventano i residenti non sono solo fonte di caos all’interno della città. 

 

Una città funziona pressoché come il corpo umano. Per mantenere il corpo in salute ogni singola parte deve essere in equilibrio con le altre, alimentare un sistema così categorizzante significa agire per destabilizzare quegli equilibri. L’obiettivo non dovrebbe essere tanto quello di criticare il caso singolo, quanto quello di lavorare per far sì che braccia, gambe, testa e tutte le altre parti agiscano in sincronia

 

Episodi come quello di venerdì notte dovrebbero portarci a un confronto e un dialogo costruttivo. Dovremmo iniziare a parlare di movida diffusa, guardando ai felici esempi di Bookique o realtà simili. Citando “Trentoltre”, documento programmatico presentato dalla Giunta comunale per il rilancio post covid-19: “un respiro necessario per riprendere ad incontrarsi, se pur distanziati, e vivere la città diffusa, in compagnia di musica, teatro, danza e cinema in centro storico e nelle circoscrizioni”. O ancora, a soluzioni alternative quale, ad esempio, il sindaco della notte: una figura nominata da un tavolo fisso composto da esercenti, giovani, residenti, amministrazione e polizia che si prenda la responsabilità di gestire e coordinare la vita notturna. Figure simili hanno funzionato e funzionano bene nelle grandi città, basta guardare ai casi di Berlino e Parigi, e sarebbero sicuramente funzionali anche in città più piccole come Trento. Certe proposte erano state già immaginate, andrebbero adesso riprese e rilette alla luce di questo momento. 

 

Ecco, episodi come quello di venerdì notte dovrebbero far crescere in tutti noi il desiderio di guardare al futuro e di prendere il meglio che questa città può offrire per garantire una vita notturna diffusa, legata alla comunità, capace di creare relazioni al di là di stretti circuiti. Una vita notturna che in parte già esiste e che va implementata e diffusa nelle varie zone della città. 

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