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La Pat ordina l'abbattimento e gli animalisti rispondono. Lav: "No al Far West". Enpa: "Affidare la gestione dell'orso a Roma"

Dopo l'aggressione avvenuta domenica 21 giugno ai danni di due persone, la Provincia di Trento ha ordinato l'abbattimento dell'esemplare responsabile. Il tutto nonostante non sia ancora chiaro quale orso sia stato ad attaccare. Lav: "Dinamiche poco chiare, prima si indaghi". Enpa: "Trentino incapace di gestire i plantigradi. Non rispetta le regole del Pacobace"

Pubblicato il - 24 giugno 2020 - 11:46

TRENTO. A seguito dell'aggressione subita da padre e figlio da parte di un orso in un sentiero sul Monte Peller, in val di Non, dalla Provincia di Trento non poteva che arrivare l'ordine di abbattimento. Un ordine che, come avvenuto in passato sia con altri plantigradi protagonisti di incontri ravvicinati con persone che con altri, su tutti M49, al centro invece di “scorribande” in fattorie e allevamenti, non ha tardato a produrre le reazioni della società civile, con le associazioni animaliste e ambientaliste sugli scudi.

 

È la Lav, la Lega anti-vivisezione del Trentino, questa volta, a intervenire, esprimendo con una nota quale sia l'opinione sulla scelta di Fugatti di abbattere l'orso protagonista dell'aggressione. Una scelta che, vista la mancanza di certezze sull'esemplare specifico, ha dato il là ad una strategia decisamente originale, con una campagna di cattura diffusa con le trappole tubo per individuare il responsabile dell'attacco.

 

No al Far West – incalza l'associazione animalista – esistono delle regole dettate dal piano d'azione (Pacobace) che non possono essere calpestate a piacimento da politici in cerca di visibilità. Ci si concentri invece sul risalire alla corretta dinamica dell'incontro ravvicinato”. L'ordinanza della Pat, definita dalla Lav come “un'ennesima ordinanza spara-orso”, non potrebbe dunque che seguire a un'indagine sulle reali dinamiche dell'evento, per capire quali possano effettivamente essere state le ragioni che hanno portato il grande carnivoro ad aggredire la coppia di escursionisti.

 

“Al di là delle folli prese di posizione di Fugatti, create ad hoc per alimentare un inutile clima di terrore e per cercare facile visibilità – ha dichiarato Simone Stefani, membro della sede trentina della Lav – è importante cercare di stabilire con esattezza la dinamica dell'incontro, fortunatamente, anche in questa occasione, risoltosi con lievi ferite agli umani coinvolti. Se si trattasse di una mamma orsa con cuccioli, frequentemente avvistate in quella zona, il fattore scatenante potrebbe anche essere stato che i due cacciatori 'in perlustrazione' si siano avvicinati inconsapevolmente ai cuccioli, provocando una reazione della mamma”.

 

“Il piano di azione per la conservazione dell'orso bruno sulle Alpi (piano Pacobace) – continua – prevede delle regole e una serie di interventi più o meno energici in base all'evento avvenuto e al comportamento dell'orso. In questo caso non si può affatto affermare di un attacco deliberato da parte del plantigrado e l'uccisione non è prevista dalle norme, oltre ad essere eticamente inaccettabile”.

 

A preoccupare la Lega anti-vivisezione, dunque, è l'idea che i presupposti dell'ordinanza portino ad esiti scontati, simili alle uccisioni di Daniza e KJ2. “Siamo comunque pronti a fare il possibile per opporci ad una nuova ingiustizia e per tutelare come sempre anche nelle aule dei tribunali il diritto a vivere liberi, nei loro boschi, di questi splendidi animali”, conclude.

 

Nei giorni scorsi, anche Enpa, l'Ente nazionale per la protezione degli animali, aveva richiamato con un comunicato la Provincia di Trento alle proprie responsabilità, rilanciando sul fatto che la gestione di questo grande carnivoro venga affidata al Ministero dell'Ambiente.

 

La provincia di Trento ha dimostrato la sua grave incapacità nel garantire la sicurezza dei cittadini e degli animali, non informando adeguatamente sui protocolli comportamentali da tenere nel caso di incontri ravvicinati di mamme e cuccioli di orso e sulla presenza più in generale di plantigradi come invece sarebbe previsto dal Pacobace e come avrebbe potuto fare la Piattaforma locale grandi carnivori per la mitigazione dei conflitti, sovvenzionata dalla Commissione europea ma soppressa dalla Pat”.

 

Sulla dinamica dei fatti, d'altronde, anche Enpa dimostra di nutrire più di qualche perplessità. “Pur non potendo essere certi dell'esatta dinamica dei fatti, ci si domanda perché i due cacciatori – in base ai loro racconti – si aggirassero in silenzio così da non mettere in allarme specie animali guardinghe e timorose come caprioli, lepri, camosci. Un comportamento del tutto inadeguato che avrebbe messo in allarme mamma orsa e che, specialmente se si fosse trovata sottovento, avrebbe reso impossibile al plantigrado di accorgersi della presenza umana. Probabilmente, ormai per mamma orsa era troppo tardi non avendo trovato via di fuga”.

 

Infine, l'associazione animalista rilancia, spingendo per l'avocazione della gestione dell'orso al Ministero dell'Ambiente. “L'informazione capillare e continua della popolazione e dei turisti, la formazione di alunni e studenti con moduli di formazione affinché i giovani sappiano rapportarsi correttamente con l’ambiente naturale e con gli animali selvatici con questa Giunta è mancato del tutto. Di contro è stata promossa una politica della paura molto più proficua quando si parla di ritorno elettorale. L’Enpa da tempo chiede che la gestione degli orsi sia affidata al Ministero dell’Ambiente, e di segnalare e interdire l'accesso alle aree con presenza di femmine accompagnate dai cuccioli. Una giunta che non si prende questa responsabilità dimostra di non voler difendere adeguatamente né gli orsi, animali particolarmente protetti, ma tantomeno i suoi cittadini o i suoi turisti”.

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