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M49 sbrana due pecore e due capre, la Coldiretti: ''Situazione fuori controllo, serve garantire la sicurezza di intere famiglie''

Dopo l'episodio di questo ultimo fine settimana la Coldiretti chiede nuove azioni per garantire la sicurezza di turisti e allevatori. "Recinzioni e cani da pastore spesso non sono sufficienti per scongiurare il pericolo"

Pubblicato il - 10 August 2020 - 16:30

TRENTO. Dopo l'episodio che avrebbe visto M49, secondo i primi rilievi comunicati dalla Pat, sbranare due pecore e due capre a poca distanza da una malga a passo Manghen (QUI L'APPROFONDIMENTO), oggi è la Coldiretti ad intervenire chiedendo maggiore sicurezza.

 

“Occorre garantire la sicurezza dei cittadini, dei turisti e degli allevamenti messi in pericolo dalla nuova evasione dell’orso M49, autore in Trentino di ripetute incursioni in baite, rifugi malghe e allevamenti con decine di animali sbranati fra mucche, pecore e cavalli” afferma in una nota.

 

Quello avvenuto in questo fine settimana è il primo raid dalla fuga, due settimane fa, dal recinto del Casteller nella periferia di Trento (QUI L'ARTICOLO). L’orso M49 era stato catturato nell’aprile scorso dopo essere stato protagonista di 44 attacchi con l’uccisione di 40 fra mucche, cavalli, pecore e galline, secondo un’analisi Coldiretti sull’ultimo rapporto grandi carnivori della Provincia di Trento.

 

La resistenza di chi lavora e vive sul territorio – denuncia Coldiretti – è ormai al limite considerato che in Trentino ci sono almeno altri 81 orsi, ma in circolazione ci sono pure 13 branchi di lupi o ibridi, con intrusioni nelle aziende e uccisioni di animali da allevamento. Sul territorio trentino il proliferare dei grandi predatori rappresenta un grave rischio non solo per l’incolumità delle persone ma anche per le attività economiche, dall’agricoltura al turismo, alle prese con una difficile ripartenza dopo l’emergenza coronavirus”.

 

Fino ad oggi, continuano la Coldiretti, è stato necessario un continuo vigilare su greggi e mandrie, al fine di proteggerle dagli attacchi poiché recinzioni e cani da pastori spesso non sono sufficienti per scongiurare il pericolo.

 

“Agli animali uccisi si aggiungono – precisa la Coldiretti – peraltro i danni indotti dallo spavento e dallo stato di stress provocato dagli assalti, con ridotta produzione di latte e aborti nei capi sopravvissuti”.

 

La Coldiretti chiede nuove misure di contenimento “per non lasciar morire i pascoli - spiega - e costringere alla fuga migliaia di famiglie che da generazioni popolano le montagne ma anche i tanti giovani che faticosamente sono tornati per tutelare la biodiversità con il recupero delle storiche razze italiane. Serve dunque responsabilità nella difesa degli allevamenti, dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare i territori e a garantire la bellezza del paesaggio, contro degrado, frane e alluvioni che minacciano anche le città.

 

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