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'Ndrangheta in Trentino, a Pergine un arrestato. Sarebbe coinvolto anche nel terribile sequestro Celadon

L'uomo avrebbe raccontato il suo coinvolgimento. Quello di Angelo Zito è tra i venti nomi contenuti nella custodia cautelare. Era domiciliato a Trento ed è accusato di concorso nell'associazione per delinquere di stampo mafioso  

Di gf - 10 giugno 2020 - 09:34

TRENTO. Per molti era la cosa più difficile da pensare. La 'ndrangheta in Trentino Alto Adige. La mafia che cresce e si radica nell'abbandono, nella crisi sociale ed economica, è riuscita ad arrivare con i propri tentacoli in una terra dipinta spesso come simbolo di eccellenza, dove la scuola, gli asili, la sanità primeggiano in diverse classifiche nazionali e internazionali. Dove la cooperazione e la solidarietà sono modelli per molti, in questo territorio l'ndrangheta ha trovato spazio. (QUI L'ARTICOLO)

 

Lo ha fatto in Alto Adige e lo ha fatto anche in Trentino dove le indagini stanno proseguendo e dove nelle scorse ore è stato arrestato Angelo Zito, 62 anni, domiciliato a Pergine, trasportatore di pane e farmaci, accusato di concorso nell'associazione per delinquere di stampo mafioso. Le indagini hanno portato a galla il suo compito. A lui sarebbero demandate le funzioni esecutive. In particolare, viene spiegato, avrebbe posto in essere azioni delittuose consistenti, perlopiù, in minacce ed estorsioni, messe in atto avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal vincolo associativo. (QUI L'OPERAZIONE DELLA POLIZIA)

 

E il metodo mafioso si riconosce dalle intimidazioni e dalla violenza. A lui si farebbe riferimento quando si parla di estorsione e sequestro di persona. L'episodio è quello del saldo di un debito nel 2018. Vittima un socio del debitore che sarebbe stato rinchiuso, da Zito e altri, in un magazzino per ore e minacciato con un martello.

 

I legami di Zito con la cellula madre della 'ndrangheta sarebbero confermati anche dai rapporti che intratteneva per la criminalità calabrese. Ma c'è un altro dettaglio molto inquietante che gli investigatori hanno appreso durante una intercettazione.

 

Angelo Zito durante una conversazione telefonica avrebbe infatti raccontato il suo coinvolgimento in uno dei sequestri più terribili e lunghi della storia italiana. Quello di Carlo Celadon, il 18 enne di Arzignano in provincia di Vicenza, figlio di un imprenditore. Il sequestro è avvenuto nel 1988 ed è durato 831 giorni.

 

Lunedì 25 gennaio del 1988 Carlo assieme ai suoi cari si trovavano in una villa sulle colline di Arzignano quando, ad un certo punto, quattro delinquenti hanno fatto irruzione nell'abitazione. Dopo aver legato e imbavagliato i famigliari, decidono di rapire il figlio.

 

E’ un sequestro di persona, non è il primo e non sarà l’ultimo in quegli anni. La Procura di Vicenza, immediatamente, decide di isolare la famiglia congelando tutti i beni per impedire che contatti vengano avviati. Sono giorni terribili non solo per il vicentino ma per l'intero Paese che ha seguito la vicenda. Il sequestro va avanti e a un certo punto arriva una chiamata dei banditi: vogliono 4 miliardi. Tutti i beni della famiglia Celadon sono congelati.

 

Poi arriva ai famigliari la terribile foto di Carlo in catene. Sono ore davvero drammatiche per la famiglia che cerca di muoversi attraverso un contatto calabrese che dice di “avere i collegamenti giusti”. Vengono richiesti successivamente 3 miliardi di lire ma pronti per essere consegnati non si fa vivo nessuno. Successivamente vengono consegnati agli emissari dell’Anonima sequestri calabrese altri miliardi. Ma Carlo Celadon resta sempre nelle mani dei suoi rapitori anche se il riscatto è stato pagato.

 

Il 4 maggio, dopo 831 giorni di sequestro, Carlo Celadon viene liberato su una stradina dell’Aspromonte, a Piano dello Zillastro, tra i comuni di Oppido Mamertina e Platì.

Il ragazzo viene ritrovato la mattina successiva, il 5 maggio. È irriconoscibile, con una lunga barba, senza forze e con le ossa che spingono contro la carne. Ha perso trenta chili da quel gennaio 1988.

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