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| 22 giu 2020 | 06:01

Nella crisi c'è anche a chi conviene non lavorare: il Consorzio trentino autonoleggiatori ''rifiuta'' una tratta (tanto ci sono i soldi dello scuolabus ''saltato'')

Anche se il servizio scuolabus da quando la scuola ha chiuso si è fermato, da contratto la Pat deve comunque pagare al Cta la gran parte di quanto era previsto (dei 3 euro a chilometro ne verranno pagati 2). Nelle settimane scorse gli autonoleggiatori (per non perdere quell'euro e dare un servizio alla comunità) hanno eseguito l'elastibus e il servizio sostitutivo di alcuni treni ma in questi giorni hanno preferito dire ''no'' alla Primolano-Bassano finita, così, in mano ai veneti

Nella crisi c'è anche a chi conviene non lavorare: il Consorzio trentino autonoleggiatori rifiuta'' una tratta (tanto ci

TRENTO. Lo si potrebbe definire ''il gran rifiuto'' dei trentini: tanto a stare fermi si guadagna comunque e allora che senso ha mettere in moto i pulmini (anche se c'è qualcuno che ne avrebbe bisogno come il pane?). E così, mentre c'era già qualcuno pronto a criticare la Provincia di Trento per aver appaltato la tratta Primolano - Bassano a imprenditori veneti, in un tale momento di crisi, mentre i nostri trasportatori privati sono quasi tutti fermi e lavorano a singhiozzo da quando il Covid-19 ha bloccato tutto, la realtà è ben diversa.

 

Il Cta (Consorzio trentino autonoleggiatori) ha fatto i suoi conti e alla fine, evidentemente, al consorzio conviene tenere fermi in garage i mezzi, risparmiare sulle assicurazioni, non fare benzina, tenere in cassa integrazione i dipendenti evitare incidenti e contrattempi, perché tanto la gran parte dell'appalto scuolabus (una cosetta che in 4 anni vale oltre 80 milioni di euro) per contratto deve essere pagata comunque dall'appaltatore pubblico (non è colpa di chi vince certi appalti se è arrivata un'epidemia mondiale che non ha permesso di svolgere il servizio) e così nel momento più difficile per la nostra società c'è chi ha quasi convenienza a stare fermo piuttosto che lavorare. Lo scuolabus non si può eseguire perché le scuole sono chiuse? Non importa, la Provincia deve pagare lo stesso anche se, in maniera modulare, in base al calo dei chilometri che erano stati previsti da percorrere nell'anno scolastico, qualche percentuale di queste somme milionarie resteranno nelle casse pubbliche.

 

Semplifichiamo: da contratto la Provincia paga circa 3 euro a chilometro per il servizio. Se si verifica una riduzione dei chilometri del 5% rispetto a quanto previsto per il servizio pieno (cosa che ovviamente si è verificata in questa fase) si ha una decurtazione di circa 1 euro per chilometro ma, paradossalmente, il Cta riceve lo stesso 2 euro per chilometro per quelle distanze che avrebbe dovuto coprire ma non hanno fatto (lo ripetiamo: non per colpa sua ma di una causa maggiore straordinaria quale è stata il coronavirus). Per evitare che il calo di chilometri fosse troppo ''ingente'' e con l'esigenza del pubblico di avere comunque qualche collegamento anche in fase lockdown, era stato potenziato il servizio elastibus e alcuni servizi sostitutivi per alcuni treni. In questo modo il Consorzio trentino autonoleggiatori ha ridotto il calo di chilometri e veniva pagato come se stesse eseguendo il servizio scuolabus (i 3 euro a chilometro di qui sopra) mentre la Provincia ha avuto i suoi servizi ma in questi giorni qualcosa è cambiato. 

 

C'era da assegnare un servizio sostitutivo della tratta extraprovinciale Primolano-Bassano (da domenica 14 a martedì 8 settembre) e la Pat si è rivolta al Consorzio sperando di poter continuare con le modalità degli scorsi mesi, ma il Cta ha risposto di no. Di fatto preferiva che le venissero pagati i 2 euro dello scuolabus senza fare niente (quindi accettava la decurtazione di 1 euro rispetto a prima) ma voleva che il servizio Primolano - Bassano venisse pagato a prezzo pieno, come se fosse un servizio extra. A quel punto, ovviamente, la Provincia non ha potuto fare altro che perseguire l'interesse pubblico (quindi cercare di far risparmiare il più possibile la comunità per garantire quel servizio) e Trentino trasporti ha proceduto ad assegnare a chi ha fatto la proposta economicamente migliore (anche il Cta era stato invitato a fare la sua proposta). Di fatto, anche per ragioni legate alla distanza (che quindi potevano fare una proposta più bassa dovendo percorrere meno chilometri), hanno vinto dei vettori privati del Veneto scatenando non poche proteste in seno al Cta.

 

Delle circa 130 aziende private che compongono la galassia del Consorzio, infatti, non tutte vivono di scuolabus e quelli che normalmente il pane se lo guadagnano con il turismo, con le comitive, con le gite, ora sono in grossissima difficoltà  e avrebbero visto di buon occhio la possibilità di eseguire un tale servizio. Ma chi guida il Cta ha deciso per tutti costringendo la Pat e Trentino trasporti a percorrere altre strade. Un comportamento perfettamente legittimo, va detto, il contratto è dalla loro ed avranno sicuramente fatto i calcoli al dettaglio. Il problema è che tutto ciò mette in luce proprio questo: evidentemente questi calcoli sono talmente buoni da permettergli di rifiutare un lavoro. Alla fine paga ''Pantalone'' (la comunità che potrebbe, alla fine, pagare due volte: oltre il servizio non svolto anche la cassa integrazione dei dipendenti). Speriamo che paghi, almeno, tutti, anche i vettori più piccoli e dimenticati. E altro che ''prima i trentini'', meno male che questa volta ci sono i veneti. 

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