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''Siamo stanchi, le maschere dopo ore ci lasciano solchi sul viso ma non molliamo''. La testimonianza di un'infermiera al Santa Chiara di Trento: ''Ci sono arrivate paste e caramelle, grazie a tutti''

A ildolomiti.it la testimonianza di una infermiera che lavora in questi giorni al Pronto soccorso di Trento. " La mascherina dopo ore che la indossiamo fa male al viso e anche i prelievi con i doppi guanti che limitano la sensibilità dei movimenti sono più difficili. Non manca la paura ma è il nostro lavoro"

Foto archivio
Di Giuseppe Fin - 15 marzo 2020 - 12:12

TRENTO. Turni dalle 7 alle 10 ore, tensione, la corsa contro il tempo per dare una risposta a tutti ma anche la fatica di rimanere bardati con grandi camicioni azzurri , mascherine pesanti che alla fine lasciano i solchi sul viso e doppi guanti, tutti dispositivi di protezione, che rendono ogni movimento più difficile. “Abbiamo anche paura, ma è il nostro lavoro. Il mio nome? Non serve che lo mettete, siamo tutti uguali e stiamo tutti dando il massimo per aiutare le persone”. E' questa la testimonianza a ildolomiti.it di una infermiera del pronto soccorso dell'ospedale di Trento. Una delle tante che in questi giorni stanno dando testa e cuore per affrontare l'emergenza coronavirus che si sta vivendo anche nella nostra provincia.

 

“Come personale ci siamo e tutti abbiamo i dispositivi per tutelarci” ci racconta. “Purtroppo le mascherine iniziano a scarseggiare e quindi dobbiamo fare molta attenzione nell'uso che ne facciamo”.

 

La sanità trentina sta facendo il massimo sforzo anche per una propria riorganizzazione interna. Chi si trova fuori dagli ospedali non riesce a comprendere a pieno quello che sta accadendo. In tempi record si stanno organizzando nuove zone di rianimazione e altre zone filtro per prepararsi ad una possibile impennata di casi positivi previsti per la prossima settimana.

 

In questa situazione di emergenza in prima linea ci sono medici e infermieri che si trovano ad affrontare situazioni che fino ad ora non erano mai state viste.

 

“Nell'area creata ad hoc dove vengono accolti i pazienti che presentano sintomi – ci spiega l'infermiera – ci sono molte persone. Mentre nel resto della struttura la situazione è più tranquilla”. La paura ovviamente non manca. “Se ce l'abbiamo? Ovvio sarebbe mentire dire che non abbiamo timori ma è il nostro lavoro”.

 

Il personale medico e infermieristico che entra nell'ospedale e va in contatto con le aree “critiche” indossa tuta, guanti, cuffia e mascherina. “Bardati in questo modo in alcuni casi è difficile la gestione dei pazienti. La mascherina dopo ore che la indossiamo fa male al viso e anche i prelievi con i doppi guanti che limitano la sensibilità dei movimenti sono più difficili”. Ma non solo, anche le cose più semplici diventano meno facili. “Quando siamo vestiti in questo modo – ci racconta - è difficile anche andare più volte in bagno o a fermarsi per mangiare. Devi svestisti e poi bardarti di nuovo, si perde tempo e il lavoro da fare è tanto”.

 

Non mancano però anche i momenti che hanno scaldato il cuore agli infermieri impegnati in queste settimane. “ Nei giorni scorsi ci sono arrivate 400 paste da una pasticceria – ci racconta l'infermiera che opera al pronto soccorso – e poi un altro bar ci ha mandato altro mangiare. Ci sono stati anche dei cittadini che ci hanno portato delle caramelle in una borsa. C'è molta solidarietà e soprattutto riconoscenza per quello che stiamo facendo e anche questo ci da la forza di andare avanti”.

 

L'orgoglio di una professione, la voglia di dare un supporto a tutti e la volontà di farcela. “Stiamo facendo il nostro lavoro – ripete l'infermiera – e le persone stanno capendo il ruolo di chi opera al pronto soccorso. Ringraziamo tutti per la solidarietà mostrata continuiamo a mettercela tutta”.

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