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Turisti multati perché soggiornavano in Alto Adige durante il lockdown: “Avevamo informato la questura. L'albergatore ci ha ospitati nonostante il rischio, è una brava persona”

La coppia difende l'albergatore che li ha ospitati a Rasun. Nonostante fossero arrivati lì per una vacanza, ora è stato denunciato e sanzionato ma loro spiegano cosa è accaduto

Di Lucia Brunello - 17 maggio 2020 - 20:02

ANTERSELVA. Prendono la parola i due turisti di Padova e Milano che, insieme ad un albergatore di Rasun (Provincia di Bolzano), sono stati sanzionati per aver violato le disposizioni emanate dalle autorità durante il mese di marzo, in piena emergenza sanitaria (articolo qui).

 

Secondo quanto spiegato a ilDolomiti dalla turista, lei e il compagno, al momento del lockdown, si trovavano già in vacanza Alto Adige e il 6 marzo da Riscone, si erano spostati a Rasun (a circa 15 chilometri di distanza), in una camera d'albergo già prenotata da tempo. Nel momento in cui la Lombardia era diventata zona rossa e, in Provincia di Padova, Vo' Euganeo era diventato nuovo focolaio d'Italia, i due avrebbero contattato la questura di Bolzano per spiegare la loro situazione e gli ovvi impedimenti di fare ritorno nella propria residenza.

 

La turista spiega che dalla questura sarebbe subito arrivata la disposizione di non lasciare la Provincia altoatesina per non correre il rischio di compromettere la propria salute.

 

Secondo quanto riportato in comunicato dai carabinieri, i due sarebbero prima stati fermati per le strade del paesino e successivamente identificati come turisti. La donna, invece, spiega che il giorno 20 marzo, intorno alle ore 20, le autorità si erano portate fuori dell'albergo richiamando la loro attenzione accendendo i lampeggianti della volante. La coppia (e anche l'albergatore) sarebbe uscita spiegando la situazione alle autorità, ma queste li avrebbero comunque intimati ad andarsene.

 

I turisti sono rientrati nella propria abitazione lo scorso 4 maggio, allo scoccare dell'inizio Fase-2, dopo aver trascorso 2 mesi nella Valle di Anterselva e sottoponendosi volontariamente ad un test sierologico poi risultato negativo.

 

“Ci teniamo a chiarire la situazione perché noi amiamo l'Alto Adige e i suoi abitanti", spiega la donna. "L'albergatore che ci ha ospitati è una persona onesta e di buon cuore. Chiediamo che si conosca come stanno realmente le cose, soprattutto per lui. E' triste che una persona che è stata così disponibile ad aiutare debba subire tutto questo”.

 

Secondo quanto dice la signora, il soggiorno sarebbe stato interamente pagato e ne conserverebbe ancora le fatture. “Noi abbiamo già fatto ricorso e credo non subiremo conseguenze, ma è giusto che si sappia che il proprietario dell'albergo ha scelto di ospitarci anche quando la situazione sanitaria era critica, unicamente per fare il nostro bene".

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