Allarme medici di base in Trentino, molti bandi vanno deserti. Il Comune di Ledro all'unanimità chiede a Pat e Apss: ''Una soluzione''
Un recente bando provinciale ha individuato le oltre 40 zone carenti, ma ha raccolto un numero di professionisti disponibili molto inferiore. La mancanza di medici di base si sta riscontrando in diverse zone nella provincia. All’Azienda sanitaria, in questo periodo emergenziale, spiegano dall'Amministrazione di Ledro, arriva l’idea per una soluzione temporanea: i più giovani che, magari, hanno maggiori possibilità di spostarsi e che per motivi lavorativi vanno quotidianamente a Riva o Arco, potrebbero scegliere là il proprio medico

LEDRO. E' stata approvata all'unanimità la mozione presentata in consiglio comunale a Ledro dai gruppi di maggioranza, ed emendata col supporto dei gruppi di opposizione, sulla carenza di medici di medicina generale.
Il documento prevede l’impegno, per sindaco e giunta, a promuovere una nuova riunione col presidente Fugatti, l’assessora Stefania Segnana e i vertici dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, coinvolgendo tutto il consiglio per discutere anche le strategie sanitarie e sociali future. Alla politica provinciale, il Comune chiede di integrare il numero di medici attivi (tradizionalmente 4, al momento 2 più uno in procinto di lasciare) e di ripristinare il servizio di guardia medica a Bezzecca.
“Non è tra le competenze del Comune quella di “reclutare” medici. Il nostro ruolo – ha spiegato l'assessora comunale alla sanità, Vania Molinari - può essere solo quello politico di esercitare pressione su Provincia e Azienda sanitaria affinché trovino soluzioni. Il problema non è nuovo e lo seguo personalmente. In una mia recente lettera all’assessore Segnana ho ricostruito le tappe della copertura sanitaria a Ledro. Sono anche in contatto costante con la dottoressa Simona Sforzin che, da Trento, si occupa di medici di base; altrettanto faccio con la dottoressa Stefania Rossi dell’ufficio territoriale di Riva del Garda. Purtroppo, la carenza è diffusa in tutto il Trentino e non solo”.
Negli scorsi anni, due professionisti sono andati in pensione ed è arrivata una nuova dottoressa che però, a febbraio 2021, ha ottenuto il trasferimento in un’altra sede. Nel frattempo, i bandi per sostituire il quarto medico sono andati deserti. Il trasferimento della dottoressa è stato coperto da un medico frequentante il corso di medicina generale, che ha lavorato nel comune fino ad aprile; successivamente da un professionista rientrato dalla pensione ma, anche lui, in procinto di lasciare. Un recente bando provinciale ha individuato le oltre 40 zone carenti, ma ha raccolto un numero di professionisti disponibili molto inferiore.
“Per le zone periferiche le difficoltà aumentano” spiega ancora Molinari. “Le città vengono spesso preferite nelle scelte dei medici. I tre dottori presenti seguono, al momento, ben oltre i 1.300 assistiti ognuno, che sarebbero la misura ottimale”.
Dall’Azienda sanitaria, in questo periodo emergenziale, arriva l’idea per una soluzione temporanea: i più giovani che, magari, hanno maggiori possibilità di spostarsi e che per motivi lavorativi vanno quotidianamente a Riva o Arco, potrebbero scegliere là il proprio medico, lasciando quindi una possibilità in più alla popolazione anziana. È chiaro, viene spiegato dal Comune, che questa è solo una soluzione tampone: un atto di coesione e solidarietà che i singoli cittadini possono mettere volontariamente in campo. Servono infatti soluzioni strategiche e durature.
L’assessore parla poi di infermiere di famiglia: “È stato attivato in via sperimentale un giorno a settimana. Auspichiamo che questo servizio entri a pieno regime lavorando tutta la settimana, per fare rete tra tutti i servizi e contribuire a soddisfare parte delle richieste degli utenti”.













