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Apertura scuole dell'infanzia a luglio, "è davvero la soluzione pedagogica per i bambini?". Le lettera di Futura

Il "gruppo scuola" di Futura ha pubblicato una lettera in cui esprime dei dubbi sulla validità dell'ipotesi, sempre più concreta, di tenere aperte a luglio le scuole dell'infanzia. "E' di un mese in più che hanno bisogno bambini e bambine? Da quale prospettiva si sta ragionando?", sono le domande da cui parte la riflessione

Pubblicato il - 29 March 2021 - 18:48

TRENTO. “È di un mese di scuola in più che hanno bisogno i bambini e le bambine? Da che prospettiva si sta ragionando quando si propone questa soluzione? Da un punto di vista pedagogico, dell’interesse del bambino, o di mera opportunità politica e risparmio?”. Di fronte all'ipotesi sempre più concreta di prolungare l'anno scolastico delle scuole dell'infanzia anche al mese di luglio, vivamente caldeggiata dalla giunta provinciale, sono tante le voci che chiedono il senso e l'utilità di una tale misura.

 

Se da una parte vi sono state delle proteste da parte dei docenti, con una lettera firmata da 120 insegnanti che chiedono un più ampio ripensamento del servizio all'infanzia - “In Trentino la politica ha abbandonato la scuola d'infanzia – hanno scritto in una lettera aperta pubblicata dal nostro giornale – bisogna cambiare direzione” (QUI l'articolo) - dall'altra vi sono voci favorevoli ad una misura che alleggerisce il carico dei genitori, specie in un momento tanto complicato. Tra queste si distinguono le Acli. “E' una scelta solidale”, hanno commentato in un comunicato che ha subito ricevuto la gratitudine dell'assessore all'Istruzione Mirko Bisesti (QUI l'articolo).

 

Più affine alla prima posizione si pone il “gruppo scuola” di Futura, di cui pubblichiamo qui di seguito una lettera intitolataApertura scuole dell'infanzia a luglio: cosa serve davvero ai bambini e alle bambine?”:

 

“La pandemia, tra le tante criticità e inadeguatezze, ha messo in evidenza la carenza strutturale dei servizi di conciliazione. Con la chiusura delle scuole imposta dalle misure restrittive, che in questo momento sta interessando anche nidi, scuole dell’infanzia e primarie, è emerso prepotentemente quanto la scuola, nell’assolvere la sua primaria funzione educativa, di istruzione e formazione, eserciti di fatto anche quella di conciliazione tra responsabilità genitoriali e impegni lavorativi. 

 

Questo è assolutamente importante, conveniente e sensato, ma il bisogno di conciliazione deve anche coincidere con i bisogni dei più piccoli. Quando ciò non avviene più, si rischia che la scuola diventi un surrogato inappropriato dei servizi di supporto alle famiglie, servizi che sono nati con altri obiettivi rispetto a quelli della scuola. Con rammarico dobbiamo constatare che questo è un po’ quello che succederà, per il secondo anno consecutivo – quindi senza che nulla di significativamente alternativo sia stato analizzato, valutato e progettato nel corso di questi mesi – se si confermerà, come pare, anche alla luce del questionario inviato alle famiglie dal Dipartimento Istruzione per raccogliere le manifestazioni di interesse - la volontà della Giunta di prolungare la durata della scuola dell’infanzia fino a luglio. 

 

È di un mese di scuola in più che hanno bisogno i bambini e le bambine? Da che prospettiva si sta ragionando quando si propone questa soluzione? Da un punto di vista pedagogico, dell’interesse del bambino, o di mera opportunità politica e risparmio? La scuola dell’infanzia ha una sua funzione pedagogica ben precisa definita dal progetto educativo-didattico che la caratterizza. È una realtà che, sia livello nazionale sia a livello provinciale, rappresenta un servizio di qualità, riconosciuto nel panorama internazionale proprio per quelle caratteristiche che la rendono scuola aperta e dinamica e non assistenza. Ma i bambini hanno bisogno anche di abitare in modo diversificato e creativo tempi e luoghi, azioni e relazioni confrontandosi con altre esperienze, altri modi di esplorare e conoscere il mondo. Di qui l’importanza di condividere del tempo in famiglia, quando possibile, e di partecipare a campi estivi, attività ludiche e iniziative diverse da quelle sperimentate a scuola, alternative e complementari – nei contenuti, nei contesti, nelle metodologie – a quanto di prezioso e formativo si è potuto sperimentare a scuola.

 

Esperienze estremamente importanti per la crescita di bambini e bambine, a partire dalla relazione con professionisti con competenze specifiche e diverse rispetto a quelle degli insegnanti, con compagni e gruppi di relazioni che aprono a modi differenti di stare insieme. Esperienze e professionalità che hanno dimostrato in questi anni la varietà e serietà delle proposte offerte alle famiglie e la capacità di coinvolgere bambini e ragazzi in percorsi di attività, di gioco, di divertimento, sport, musica, espressione artistica.

 

Se mettiamo al centro i bambini, con i loro diritti e con il giusto spazio che dovrebbe essere loro riconosciuto nella nostra società, non si dovrebbe optare per una scelta che non promuove né arricchisce la proposta, per la soluzione scontata, di comodo e al risparmio di prolungare il tempo scuola per tutto il mese di luglio.

 

Si dovrebbe invece investire in azioni incisive per supportare le famiglie in difficoltà nel conciliare tempi di vita e di relazioni con il tempo da dedicare al lavoro. Per offrire ai genitori e soprattutto a figli e figlie esperienze alternative davvero arricchenti, dando testimonianza di riuscire a interpretare in maniera più autentica il ruolo di prefigurazione, anticipazione e direzione che la politica dovrebbe avere. Tutto questo continua, ostinatamente, a non avvenire”.

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