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Assalto al Congresso Usa, lo storico Filippi: ''Parallelismo diretto con la Marcia su Roma. Democrazia americana in difficoltà e da Trump messaggi sconcertanti''

"Immagini scioccanti" così sono state definite dallo storico trentino Francesco Filippi. E sulle poche forze dell'ordine dispiegate spiega: "Due pesi e due misure. La memoria è inevitabile che vada alla scorsa primavera e al movimento Black Lives Matter quando su ordine di Trump è stato dispiegato un dispositivo di sicurezza imponente"

Di Giuseppe Fin - 07 gennaio 2021 - 16:11

TRENTO. "Le parole di un presidente contano: nel caso migliore ispirano. Nel caso peggiore istigano. Il presidente Donald Trump si faccia avanti, vada in tv e fermi questo assedio". Sono passate da poco le 16 in America quando ieri pomeriggio il presidente eletto Joe Biden ha deciso di parlare alla nazione. Un intervento importante di allarme e di indignazione per quello che stava avvenendo a Washington, per la violenza e la distrazione che i manifestanti di Trump stavano riversando su uno dei luoghi più sacri della democrazia americana. (QUI L'ARTICOLO)

 

L'ultimo colpo di coda da parte di Donald Trump era arrivato poche ore prima, a metà mattinata davanti ad una folla di sostenitori, aveva ribadito di non voler ammettere in alcun modo la sconfitta scatenando poi i suoi seguaci contro chi “ha rubato le elezioni”.

 

Galvanizzati da queste parole alle tredici i gruppi più determinati si sono messi in marcia verso il Congresso. L'obiettivo era quello di bloccare la conferma dell'elezioni di Biden, usando confusione e violenza sconosciuta, fino a qualche ora fa, dalla democrazia più importante al mondo.

 

Immagini scioccanti che si pensavano rilegate ad altri periodi, ad altri momenti e ad altri Paesi. Gli Stati Uniti d'America hanno costruito la loro posizione puntando sull'essere paladini della democrazia applicata, viva e partecipata. Ma quello che abbiamo visto ieri sera, in Italia poco dopo le 20, racconta un Paese in difficoltà nel comprendere le vie della democrazia” spiega lo storico Francesco Filippi autore di “Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo” e “Ma perché siamo ancora fascisti? Un conto rimasto aperto”.

 

 

Sono stati in molti che nel vedere quello che è successo e come ha agito Trump hanno fatto dei parallelismi con la Marcia su Roma, manifestazione armata organizzata dal Partito Nazionale Fascista guidato da Benito Mussolini per ottenere il potere. Filippi ritiene che sia un richiamo giusto?

Ho sentito che sta girando questa discussione. Io da storico posso dire che lo schema è simile. Nel 1922 un capo politico che non è riuscito democraticamente a far valere le proprie ragioni e non è riuscito a conquistare la maggioranza elettorale ha fomentato una marcia con i suoi sostenitori per dare l'assalto armato alle istituzioni. A me personalmente risulta facile vedere un parallelo diretto.

 

Nessuno pensava che uno luoghi più sacri della democrazia americana potesse essere diverto in questo modo. Cosa è successo?

Nessuno poteva immaginare che Capitol Hill, sede di entrambi i rami del Parlamento, potesse essere occupata così facilmente e con pochissima resistenza dalle forze dell'ordine schierate. Una cosa che ho subito pensato è che si sapeva perfettamente che queste persone stavano arrivando. Lo spiegamento delle forze messo in campo, però, difronte a questi facinorosi è stato, possiamo dire, come minimo sottovalutato.

 

Molti hanno messo a paragone il dispiegamento delle forze di sicurezza messo in campo ieri sera con l’utilizzo della Guardia nazionale da parte della stessa amministrazione in occasione delle proteste del movimento Black Lives Matter lo scorso giugno.
Due pesi e due misure. La memoria è inevitabile che vada alla scorsa primavera e al movimento Black Lives Matter quando su ordine di Trump è stato dispiegato un dispositivo imponente di forze dell'ordine. E' stata una delle grandi dimostrazioni che le democrazia americana non è uguale per tutti.

Ho seguito con grande attenzione i tweet e i commenti di amici e conoscenti e in tantissimi lo facevano notare. Se sei bianco puoi entrare armato al Campidoglio e passarla liscia. Se sei nero non puoi nemmeno far sospettare un agente che tu abbia qualcosa di illegale perché rischi la vita. E' stato aberrante anche il modo con il quale alcuni suprematisti hanno mimato, per ridicolizzarla, la scena di quando il poliziotto mette il ginocchio sul collo di George Floyd fino ad ucciderlo. Ma c'è anche un'altra cosa terribile.

 

Quale?

E' tra le più terribili e anche storicamente con più parallelismi. Parlo del messaggio successivo di Trump, sollecitato da tutto l'arco politico istituzionale. Un messaggio ai suoi supporter e non all'intero Paese. Come se Trump si fosse dimenticato di essere il presidente degli Stati Uniti. Ha ribadito che secondo lui le elezioni sono state scippate ed ha attaccato frontalmente la democrazia americana che in quel momento stava sancendo la vittoria di Biden. Trump non ha condannato i tafferugli che stavano avvenendo ed ha terminato quel messaggio fatto con il solito linguaggio semplicistico dicendo “We love you” noi vi amiamo, parole dirette a persone che stavano assaltando il Congresso. E' un atto francamente che ritengono non solo illegale ma anche sconcertante e divisivo.

 

L'elezione di Biden e Harris potranno sanare le ferite americane?

C'è una fetta d'America in continua evoluzione, un'America bianca che dopo le elezioni di Barack Obama ha sentito di non essere al centro dell'agenda e il risultato è stato il radicalismo che ha portato poi alla vittoria di Trump. Ora dopo questi anni, Joe Biden e Kamala Harris si sono presentati a tutti americani come dei conciliari. Tentare di ricostruire e ricucire alcune lacerazioni sarà una sfida enorme. L'impoverimento della middle class ha messo in serio pericolo il sistema di convivenza americano.

 

Quello che è successo ieri può accadere anche in Italia?

Se può accadere negli Stati Uniti significa che può accadere ovunque. Non perché è la culla intonsa della democrazia ma perché negli Stati Uniti ci sono determinati meccanismi di freno in passato molto forti, pesi e contrappesi che hanno poi fatto cilecca ma che da noi purtroppo mancano completamente.

 

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