Burioni: ''Insegnante che rifiuta il vaccino dovrebbe essere cacciato'', il ministro: ''Il 90% lo ha fatto'' ma dal Trentino all'Alto Adige i dati sono molto peggiori
Per il noto virologo un insegnante che rifiuta il vaccino ''è un pericolo per la salute dei suoi alunni ma ancora più non è in grado di formare i cittadini di domani ed è totalmente inadeguato ad occupare l’importantissimo ruolo che ricopre''. Il ministro ha espresso soddisfazione per il dato medio nazionale di vaccinati ma ad analizzare le tabelle si scopre che non in tutti i territori la situazione è la stessa e con la variante Delta i protocolli dello scorso anno potrebbero non bastare

TRENTO. ''Un insegnante che rifiuta il vaccino dovrebbe essere cacciato perché è un pericolo per la salute dei suoi alunni ma ancora più perché evidentemente non è in grado di formare i cittadini di domani ed è totalmente inadeguato ad occupare l’importantissimo ruolo che ricopre''. Questo il Tweet di un preoccupato Roberto Burioni dopo che il ministro della salute ha comunicato con orgoglio che ''oltre il 90% del personale della scuola è vaccinato (si parla di prima dose e dose unica e di personale scolastico quindi insegnanti e Ata insieme ndr). I dati diffusi dalla struttura del Commissario Figliuolo - ha spiegato Bianchi - testimoniano il senso di responsabilità del nostro settore per la ripresa di settembre. Anche da ragazze e ragazzi sta arrivando un segnale di fiducia. Andiamo avanti''.
In realtà, come spiega Burioni, il dato non può proprio essere letto come una grande notizia perché resta un 10% di personale scolastico che è comunque non vaccinato: ''Il tweet trionfalistico del ministro Bianchi dice che mia figlia non vaccinata (10 anni) ha una probabilità su 5 (sono due i suoi insegnanti) di trovarsi davanti un irresponsabile che la metterà in pericolo. Io non lo accetterò e credo neanche tanti altri genitori''. Bisognerà certamente accelerare anche perché ci sono territori che presentano dati molto peggiori rispetto a quelli della media nazionale descritta da Bianchi: tra questi, all'ultimo posto in Italia, come per il resto della campagna vaccinale, c'è il solito Alto Adige con solo il 63,91% di personale scolastico che ha fatto la prima dose e dose unica (anche se qualche giorno fa le autorità altoatesine parlavano di una percentuale dei vaccinati tra il personale insegnante delle scuole statali al 71,7%). Male anche la Sardegna (67,32%), la Calabria (70,2%), Umbria e Piemonte (di poco sopra il 79%) e il Trentino (80,95%).

Per non parlare della copertura con ciclo completo: se la media nazionale è all'84,29% l'Alto Adige è ultimo con il 53,01% di personale scolastico coperto e il Trentino penultimo con il 66,35%. Il ministro Bianchi ha specificato che ''chi ha il vaccino o il Green pass va a scuola, gli altri verranno sospesi. Il tampone lo faremo al personale solo secondo le indicazioni delle autorità sanitarie. Il tampone non è un sostituito del vaccino ma semplicemente un atto di tracciamento". La questione è molto seria anche perché se l'anno scorso, senza vaccino, il sistema (compreso quello della scuola) era stato travolto dal Covid, con la variante Delta le cose potrebbero andare molto peggio vista l'altissima contagiosità.
Burioni lo ha chiarito rivolgendosi ai sindacati il cui atteggiamento sulla questione resta quantomeno ambiguo: ''Landini (o chiunque altro) fa un errore catastrofico se pensa che i protocolli che hanno messo in sicurezza mense, fabbriche e scuole l’anno scorso possano essere sufficienti ora che è predominante la variante Delta''.


















