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Coronavirus, dati trentini parziali? L'appello di Bassi: ''Chi si trova in Provincia o Apss parli, bisogna fare piena luce''

Nel suo ultimo blog Bassi rilancia la figura del cosiddetto “Whistleblower”, che sta assumendo un ruolo sempre più importante nelle nostre democrazie. "Il tutto avverrebbe con la garanzia di anonimato e senza temere eventuali rappresaglie" spiega l'ex rettore 

Di G.Fin - 27 January 2021 - 09:03

TRENTO. Un appello a parlare rivolto a tutti coloro che, dentro alla Provincia o ad Apss, siano a conoscenza delle verità, e vogliano aiutare i cittadini a fare piena luce su quanto accaduto. A lanciarlo nelle scorse ore è stato l'ex rettore dell'Università di Trento, Davide Bassi, il professore trentino che ha seguito passo dopo passo l'evoluzione della pandemia sul nostro territorio portandone a galla spesso anche le incongruenze nella gestione dei dati da parte della Provincia di Trento e dell'Azienda sanitaria.

 

Proprio in queste ore il Dolomiti ha pubblicato ulteriori dati che dimostrano che il livello di contagi nel mese di novembre sia stato ben superiore a quanto comunicato dalla Provincia ai propri cittadini (Qui articolo).

 

Nel suo ultimo blog Bassi rilancia la figura del cosiddetto “Whistleblower”, una figura che sta assumendo un ruolo sempre più importante nelle nostre democrazie. Si tratta in poche parole di una sorta di “segnalatore” di illeciti pubblici, il dipendente di un ente che proprio per il lavoro che svolge nota come qualcosa non vada e decide di farlo sapere.

 

Il tutto – spiega l'ex rettore nel proprio blog – avverrebbe con la garanzia di anonimato e senza temere eventuali rappresaglie da parte della dirigenza amministrativa o politica. La legge Severino ha introdotto una specifica normativa che si applica in tutta Italia fin dal 2012. Immagino – continua - che anche la Provincia Autonoma di Trento e l'Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari si siano adeguate alle disposizioni nazionali”.

 

La legge, infatti, sottolinea le tutele per il dipendente che svolge il ruolo di “whistleblower”, spiegando che il lavoratore non può subire ripercussioni sul posto di lavoro. Al di là dell'anonimato, il dipendente comunque non può essere demansionato, licenziato o subire altri effetti negativi in merito alla segnalazione fatta. Nel caso avvenisse la situazione potrebbe essere segnalata all'Anac.

 

Sono due le questioni che vengono poste e che attendono una risposta. La prima è di conoscere chi ha ideato le diverse pratiche elusive che la Provincia di Trento ha fin qui attuato per eludere i controlli del Ministero della Salute riguardo all'andamento dell'epidemia. Mentre la seconda è sapere se si è trattato di una scelta imposta dalla dirigenza politica oppure è stata una scelta autonoma dei vertici tecnici.

 

“Chi conosce la verità parli – conclude Bassi - solo così potremo ristabilire il rapporto di fiducia dei cittadini nei confronti delle Istituzioni che è essenziale per combattere efficacemente la pandemia”.

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