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Coronavirus, i ristoratori di Fiemme e Fassa: ''Non ce la facciamo più, fateci aprire la sera. Ci sia più condivisione con i provvedimenti dell'Alto Adige''

Parlano il presidente dei ristoratori della val di Fiemme della Confcommercio Marco Trettel (che in valle conta una quarantina di associati), titolare del ristorante Ancora a Tesero, e Stefano Tait gestore del noto ristorante Costa Salici di Cavalese: ''Viviamo nel paradosso che il Trentino è zona gialla e chiude alle 18 e l'Alto Adige è zona rosa e chiude alle 22''

Di Francesco Morandini - 21 January 2021 - 19:30

FIEMME. Mentre, pur fra molte difficoltà, si aprono musei e biblioteche anche in Fiemme e Fassa, si sta alzando la voce dei ristoratori che senza turisti e con la chiusura alle 18 stanno soffrendo soprattutto nelle aree periferiche meno popolose. E’ il caso delle valli dell’Avisio dove abbiamo sentito il presidente dei ristoratori della val di Fiemme della Confcommercio Marco Trettel (che in valle conta una quarantina di associati), titolare del ristorante Ancora a Tesero, e Stefano Tait gestore del noto ristorante Costa Salici di Cavalese.

 

Nelle loro parole non c’è vittimismo, ma solo la voglia di far sentire la propria voce rispetto alla sofferenza della ristorazione in valle, e soprattutto ad alcune incongruenze che ritengono sussistere nel sovrapporsi di Dpcm e disposizioni provinciali, ad iniziare dalla separazione fra le due province dove si verifica una situazione paradossale. “In Trentino, che è zona gialla – affermano all’unisono – dobbiamo chiudere alle 18, in Alto Adige, che invece è rossa, chiudono alle 22”. E per la valle di Fiemme, dove basta salire al passo Lavazè o meglio fare qualche chilometro da Cavalese per scendere a Trento che si entra (a S. Lugano) in Alto Adige, l’impatto è indubbiamente maggiore.

 

 

“La ristorazione in Fiemme e Fassa sta subendo un’eccessiva restrizione – affermano – qui non siamo in città, i numeri sono diversi e non abbiamo nemmeno turisti. Ci sono alcuni delle seconde case, ma se non possono uscire la sera”.

“Siamo più sicuri noi ristoratori, ma la cosa vale anche per i teatri, che rispettiamo alla lettera i protocolli – aggiunge Trettel – piuttosto che le cene di amici a casa. Ciò che chiediamo a Fugatti è che i ristoranti possano aprire la sera fino alle 22 come in Alto Adige”. La tesi è chiara: il problema della sera non sono i ristoranti, semmai i bar con gli aperitivi e la movida serale. Gli assembramenti insomma non si hanno al ristorante.

 

E con il delivery e l’asporto? Trettel, che ha un ristorante-pizzeria, sostiene di raggiungere in tutta la giornata il 30% dell’attività precedente, mentre Tait sottolinea che ci sono ristoranti che per i loro menù e l’ospitalità verso i clienti che li caratterizza, soffrono molto di più. “Cambiare menù per l’asporto non è facile per un ristorante abituato a coccolare i propri clienti”. Chiaro come il sole: se si tratta di nutrirsi è un conto, ma quando il ristorante è un luogo per trascorrere una serata diversa in compagnia, le cose si complicano. Conclusione: l’asporto snatura il ristorante.

 

Covid a parte, Trettel e Tait sottolineano anche un problema generale che riguarda la concentrazione del movimento turistico in alcuni periodi. “Vorremmo fare un appello alle associazioni di categorie e alle istituzioni perché, per il futuro, che speriamo più roseo, lavorino per spalmare il movimento turistico, evitando il troppo pieno e il troppo vuoto. Siamo declassati ad una categoria di serie B – incalza il gestore del Costa Salici – perché siamo la categoria più colpita a lungo termine. Ormai è da novembre che sono chiuso, e oltretutto manca un piano e delle tempistiche chiare”.

 

In conclusione cosa chiedete a Fugatti? “Chiediamo di poter aprire la sera, che consideri la realtà valligiana che deve fare i conti solo sui propri abitanti, perché qui non viene nessuno da fuori valle. Abbiamo numeri diversi dalla città. E chiediamo che ci sia maggiore condivisione dei provvedimenti con l’Alto Adige”.

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