Covid-19, la variante Omicron spaventa: cosa aspettarsi per l'Italia? Battiston: “Qui tra vaccini e Green pass situazione molto diversa da Regno Unito e Sudafrica”
La presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha avvertito che “per metà gennaio 2022” la nuova variante potrebbe essere dominante nel Vecchio Continente. Ma le condizioni di partenza tra i vari Paesi sono molto differenti e secondo il fisico ed ex presidente dell'Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston: “E' quindi difficile fare previsioni”
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TRENTO. “Per metà gennaio la variante Omicron potrebbe essere dominante in Europa” ha avvertito oggi la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen, ribadendo comunque che nel Vecchio continente non mancano le dosi di vaccino “per ogni cittadino”: ma nell'affrontare l'impatto della nuova variante le condizioni di partenza di ogni Paese sono molto diverse, cosa possiamo quindi aspettarci per l'Italia? Secondo l'ex presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana e coordinatore dell'Osservatorio dati epidemiologici del dipartimento di Fisica dell'Università di Trento Roberto Battiston infatti: “E' difficile riuscire a fare delle previsioni sulla situazione che avremo nel nostro Paese a gennaio”. Rispetto al Regno Unito per esempio (dove la preoccupazione per la nuova variante ha portato il premier Boris Johnson a reintrodurre alcune restrizioni, Qui Articolo), continua il professore, in Italia si stanno portando avanti da mesi “importanti azioni di contenimento” del virus, tra l'obbligo di mascherina e l'introduzione prima del Green pass e poi del Green pass rafforzato; al di là della “massiccia, fondamentale, campagna di vaccinazione, che comprende anche le terze dosi e ora le somministrazioni in fascia pediatrica”. In poche parole: è difficile sostenere che una nuova variante avrà lo stesso effetto sulla curva pandemica in Paesi diversi, proprio perché le condizioni di partenza e le difese messe in atto dai vari Paesi stessi cambiano profondamente.
“Nel Regno Unito i casi di Omicron sono praticamente raddoppiati nel giro di un paio di giorni – dice Battiston – arrivando ieri a 10mila. Un dato che testimonia certamente la velocità con cui questa variante è in grado di diffondersi. Entro pochi giorni Oltremanica la Omicron potrebbe già soppiantare la Delta per numero di nuovi infetti quotidiani”. Almeno dal punto di vista temporale però, la stessa evoluzione (osservata anche in Sudafrica, primo Paese dove è stata identificata la nuova variante) non si sta ancora verificando in Italia. “Qualche giorno fa nel nostro Paese si contavano poche decine di casi – sottolinea Battiston – con questi numeri si potrebbe supporre che il problema da noi si potrebbe presentare a partire dal mese di gennaio”. Ma rispetto a Regno Unito e Sudafrica, per analizzare la situazione italiana è importante tenere in considerazione la 'barriera' che nel nostro Paese è stata costruita per tentare di arginare una nuova ondata.
“Il tempo di raddoppio della Omicron, dalle prime analisi, pare essere di circa 2 o 3 giorni – spiega l'ex presidente dell'Asi – come al solito si parte quindi con poche unità e poi si arriva a numeri molto alti a causa del meccanismo di crescita esponenziale. Ma prendendo in considerazioni gli esempi di Sudafrica e Regno Unito, fin da subito emergono delle importanti differenze con l'Italia: quando la Omicron ha iniziato a diffondersi infatti, nel primo caso il tasso di vaccinazione era (e rimane tuttora) molto più basso rispetto al nostro, mentre il governo inglese aveva deciso a luglio di sospendere tutte le limitazioni e le misure anti-contagio, con la conseguente forte crescita della diffusione pandemica nella popolazione”. A quanto pare, la Omicron è in grado di ridurre l'efficacia dei vaccini (“almeno per quanto riguarda le infezioni” sottolinea Battiston): questo fatto sommato ad un numero di riproduzioni di base piuttosto elevato, stimato tra 3 e 5, le permette di diffondersi più velocemente. L'insieme delle politiche adottate nel nostro Paese per contenere l'epidemia (in particolare l'adesione dei cittadini alla campagna vaccinale per la terza dose) potrebbero però essere in grado di limitare l'impatto dell'arrivo della nuova variante, così come è successo per la variante Delta quest'estate.
“Il punto è riuscire a ridurre la pressione che un picco di contagi porterebbe sul sistema sanitario – dice il professore – per evitare una crisi all'interno degli ospedali. Dai primi risultati condivisi a livello internazionale, la Omicron sembrerebbe essere in grado di causare una rapida crescita degli infetti, ma potrebbe portare a sviluppare una sintomatologia meno grave: se il numero di nuovi casi però è estremamente alto anche una piccola percentuale di persone che necessita di cure ospedaliere porterebbe a problemi importanti”. Se guardiamo all'ondata estiva relativa all'arrivo della variante Delta, conclude il professore: “In estate abbiamo riscontrato in Italia valori quasi 20 volte più bassi rispetto all'analogo picco nel Regno Unito. Anche se è ragionevole pensare che le azioni di contenimento che stiamo portando avanti oggi in Italia saranno probabilmente meno efficaci con la Omicron, i diversi contesti potrebbero comunque portare, in Italia, ad un'evoluzione più contenuta rispetto a quella che stiamo osservando in Sudafrica o nel Regno Unito".














