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Covid-19, quasi l'80% delle terapie intensive occupato da non vaccinati (il 22% della popolazione). Per gli under 60 rischio di ricovero 20 volte minore con due dosi

Mentre nei Paesi più poveri del mondo le dosi continuano a scarseggiare, in Italia, dove i vaccini non mancano, sono molte le persone a considerarli 'inefficaci', 'inutili' e addirittura 'dannosi': ecco quindi quali sono i dati relativi all'efficacia dei vaccini e ai vaccinati che si sono ammalati

 

Di F.S. e T.G. - 19 ottobre 2021 - 20:51

TRENTO. Riassumendo: in base ai dati forniti dall'Istituto superiore di sanità, i vaccini sono altamente efficaci nel proteggere la popolazione dall'ospedalizzazione (93%), dai ricoveri in terapia intensiva e dai decessi (95%) e ad un livello leggermente inferiore, ma comunque molto alto, dal contagio (77%). Fin qui però nulla di nuovo: che la vaccinazione fosse l'arma più importante contro il Covid-19 è risaputo ormai da mesi. Ma mentre nei Paesi più poveri del mondo le dosi continuano a scarseggiare (solo il 2,7% delle persone nei Paesi a basso reddito ha ricevuto almeno una dose di vaccino contro il Covid-19), in Italia, dove i vaccini non mancano, sono molte le persone a considerarli 'inefficaci', 'inutili' e addirittura 'dannosi': ecco quindi quali sono i dati relativi all'efficacia dei vaccini e ai vaccinati che si sono ammalati.

 

A riportarli è Milena Gabanelli nella sua 'Dataroom' sul Corriere della Sera che, partendo dai numeri forniti dall'Iss per il mese di settembre ha in sostanza ribadito come nelle persone sotto ai 60 anni, il rischio di essere ricoverato sia venti volte più alto per un non vaccinato rispetto agli immunizzati, quindici volte in più per chi va tra i 60 e gli 80 anni e nove volte in più per un over 80. Ma procediamo con ordine. In Italia a settembre il 21,8% della popolazione che poteva ricevere il vaccino aveva deciso di non vaccinarsi, l'8,9% aveva ricevuto una dose e il 69,3% aveva ultimato il ciclo. Su 120.244 casi confermati di positività al Covid-19 in settembre, 70.900 sono avvenuti fra non vaccinati (il 59% del totale) e 40.060 fra i completamente vaccinati (33,3%). Per quanto riguarda i ricoveri nei nomali reparti ospedalieri invece, tra i non vaccinati sono stati 6.160 (il 69,2% del totale), tra chi ha ricevuto due dosi 2.408 (27,1%). Una differenza che si fa ancora più marcata se si prendono in considerazione gli ingressi in terapia intensiva: dei 912 ricoverati in rianimazione 717 (il 78,6%) erano non vaccinati e 174 (19,1%) avevano ricevuto due dosi. Il tutto, bisogna tenere a mente, considerando che la popolazione completamente vaccinata arriva al 69,3% e quella non vaccinata si ferma a circa il 22%.

 

“I numeri parlano da soli” scrive Gabanelli. Ma più la campagna vaccinale proseguirà più crescerà il numero di vaccinati e, inevitabilmente, la percentuale di persone con due dosi finite in ospedale. Paradossalmente, in una popolazione con il 100% di vaccinati la totalità dei ricoveri e dei decessi avverrà tra immunizzati, ribaltando quindi la situazione. Un'eventualità che già ora a livello nazionale si può riscontrare negli over 80, fascia d'età all'interno della quale il 92% degli individui è vaccinato e solo il 6% no, e dove abbiamo rispettivamente il 73% delle diagnosi (4.856), il 61,9% delle ospedalizzazioni (1.175) e il 58,7% degli ingressi in terapia intensiva (54) tra la popolazione vaccinata. Ribaltando il punto di vista però, anche in questo caso si capisce come la percentuale di popolazione non vaccinata sia comunque sovra-rappresentata: il 6% degli individui è infatti responsabile del 24,8% dei casi, del 35,4% delle ospedalizzazioni e del 41,3% degli ingressi in terapia intensiva.

 

L'indubbia efficacia della vaccinazione salta ancora più facilmente all'occhio se si suddivide l'incidenza per 100mila abitanti nelle diverse fasce d'età. Tra gli over 80, scrive Gabanelli riportando i dati dell'Iss, su 100mila non vaccinati i nuovi casi sono 602, gli ospedalizzati 245, i ricoveri in terapia intensiva 13. Parallelamente, in una popolazione over 80 completamente vaccinata i casi sono 116 per 100mila, gli ospedalizzati 28 e i ricoveri in rianimazione solo 1. Scendendo con l'età, nella fascia tra i 60 e i 79 anni prendono il Covid in 449 tra i non vaccinati contro 94 tra chi ha ricevuto due dosi, finiscono in ospedale 107 contro 7 e in terapia intensiva 20 contro 1. Nella fascia 40-59 anni, per 100mila non vaccinati i contagi sono 540, gli ospedalizzati 54 e le terapie intensive 6: per i vaccinati invece rispettivamente si parla di 113 contagiati, 2 ospedalizzati e 0,13 ricoverati in rianimazione. Tra i più giovani, quelli dai 12 ai 39 anni, i contagi tra non vaccinati sono 692 per 100mila abitanti, 25 gli ingressi in ospedale e 1 ricovero in terapia intensiva, tra i vaccinati invece i contagi sono 110, gli ospedalizzati 1 e i ricoveri in terapia intensiva 0,05.

 

Come già detto sopra quindi, un non vaccinato presenta un rischio di ricovero 20 volte più alto fino ai 59 anni rispetto a chi ha ricevuto due dosi, quindici volte più alto per un 60-79enne e nove volte più alto per un over 80. A questi dati va aggiunta, continua Gabanelli, un'età mediana più alta per chi entra in ospedale tra i vaccinati: 79 anni contro i 52 tra chi non ha ricevuto nemmeno una dose. La stessa cosa si verifica anche per quanto riguarda l'ingresso in terapia intensiva (età media tra i non vaccinati 61 anni, per i vaccinati 74). Gli effetti positivi del vaccino sono riscontrabili anche per quanto riguarda le statistiche sulla malattie pregresse dei ricoverati (in media, stando ai dati raccolti in Veneto tra il 1 maggio e il 31 agosto, i vaccinati che venivano ospedalizzati presentavano più patologie pregresse) con una lieve diminuzione di efficacia (dal 93 all'87%) per i soggetti trapiantati. Per quanto riguarda i decessi poi, l'età media dei vaccinati con ciclo completo morti a causa del Covid-19 è 86 anni (con 5 patologie pregresse), quella dei non vaccinati è 80 anni (con 3 patologie pregresse). “Questi i fatti” conclude Gabanelli.

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