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Covid, il rischio di finire in terapia intensiva è 39 volte più alto per i No-vax: tra i vaccinati con dose booster solo lo 0,8 ogni 100mila corre lo stesso pericolo

In Italia il tasso di mortalità fra gli over 12 non vaccinati è di 52,9 decessi ogni 100.000, circa 33 volte più alto rispetto a quello di chi ha ricevuto anche la dose booster. I No-vax hanno anche maggiori probabilità di reifettarsi con il Covid. L’Iss: “Evitare un aggravamento ulteriore delle condizioni di sovraccarico dei servizi sanitari”

Di T.G. - 23 January 2022 - 10:07

TRENTO. Dal 24 agosto scorso al 9 gennaio 2022 sono stati segnalati 108.886 casi di reinfezioni, pari a 2,7% del totale dei casi notificati. Questi i dati portati alla luce dall’ultimo rapporto pubblicato dall’Istituto superiore di sanità. Nell’ultima settimana la percentuale di reinfezioni (3,2%) sul totale dei casi segnalati, un dato stabile rispetto alla settimana precedente quando era stato del 3,4%. La probabilità di reifettarsi con il virus Sars-CoV-2 è più elevata nei non vaccinati rispetto ai vaccinati con almeno una dose e, per ovvie ragioni, i più esposti sono gli operatori sanitari.

 

Non solo, perché come rilevano gli esperti i vaccini rappresentano uno strumento utilissimo per contrastare gli effetti più gravi dell’infezione da Sar-Cov-2. I tasso di ricoveri in terapia intensiva fra gli over 12 infatti, è di 31,3 casi ogni 100mila per i non vaccinati. In altre parole circa 39 volte più alto rispetto ai vaccinati con dose booster che registrano un tasso di ospedalizzazioni in terapia dello 0,8 ogni 100mila.

 

Il tasso di ospedalizzazione standardizzato è di 248,5 ricoveri per 100.000 abitanti per i non vaccinati contro 20,8 ricoveri per 100.000 dei vaccinati con dose booster (circa 12 volte più alto) mentre il tasso di mortalità è di 52,9 decessi per 100.000 nei non vaccinati over 12 contro un tasso di 1,6 per i vaccinati con booster, circa 33 volte più alto.

 

Nel frattempo come procede la campagna vaccinale? La fascia maggiormente protetta è quella degli over 80, dove il 96,4% ha ricevuto almeno una dose. Bene anche i giovani fra i 20 e i 29 anni con i vaccinati che raggiungono il 92,2%. Le fasce più scoperte, escludendo i giovanissimi fra i 5 e gli 11 anni, sono quelle 30-39 e 40-49, qui la popolazione protetta non raggiunge il 90%.



“Dopo dodici settimane di crescita continua – commenta l’Iss – si osservano ora dei segnali di stabilizzazione dell’incidenza, della trasmissibilità sui casi ricoverati in ospedale e dell’occupazione dei posti letto in terapia intensiva”. Ciononostante secondo gli esperti lo scenario attuale rende necessario evitare un aggravamento ulteriore delle condizioni di sovraccarico dei servizi sanitari, già oggi fortemente impegnati.

 

Alla luce della elevata incidenza e della circolazione della variante Omicron, è necessario il rigoroso rispetto delle misure comportamentali individuali e collettive”. In particolare distanziamento interpersonale, uso della mascherina, aereazione dei locali, igiene delle mani e riducendo le occasioni di contatto ed evitando in particolare situazioni di assembramento.

 

Sempre secondo l’Iss una più elevata copertura vaccinale, in tutte le fasce di età, anche quella 5-11 anni, il completamento dei cicli di vaccinazione e il mantenimento di una elevata risposta immunitaria attraverso la dose di richiamo, con particolare riguardo alle categorie indicate dalle disposizioni ministeriali, rappresentano strumenti necessari a contenere l’impatto soprattutto clinico dell’epidemia anche sostenuta da varianti emergenti.

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