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Femminicidio Perraro, al via il processo. Accolti tutti i testimoni dell'accusa, la sorella Erika: ''Ho fiducia nella giustizia. Spero che così tante altre donne acquistino coraggio''

Al via al processo per il femminicidio di Eleonora Perraro avvenuto il 5 settembre del 2019. La prossima udienza sarà il 2 marzo durante la quale verranno ascoltati i testimoni. L'unico imputato è  il marito Manfrini 

Di Giuseppe Fin - 02 febbraio 2021 - 13:33

TRENTO. Marco Manfrini era presente in aula questa mattina alla prima udienza alla Corte d'Assise del Tribunale di Trento per il femminicidio di Eleonora Perraro. La tragedia è avvenuta il 5 settembre di due anni fa. Eleonora è stata trovata senza vita nel giardino di un locale a Nago. L'unico imputato è proprio il marito Manfrini e le prove contro di lui sono molte. L'accusa nei suoi confronti è quella di omicidio aggravato.

 

Questa mattina l'avvio dell'atteso processo. In aula la sorella di Eleonora, Erika Perraro, e l'intera famiglia con i legali. Inizialmente il Pubblico Ministero ha introdotto la vicenda ai giudici popolari presenti in aula e il capo di imputazione. E' stata poi chiesta l'ammissione dei testimoni suddivisi in questo modo: le persone che alla sera dei fatti avevano visto Eleonara Perraro e il marito nel locale, i Pubblici ufficiali che sono intervenuti immediatamente sui fatti e i medici rianimatori arrivati sul posto. E' stato poi chiesto di sentire i periti del Ris che hanno svolto le indagini e infine i periti tra i quali quelli che si sono espressi sulla piena capacità di intendere e volere dell'uomo.

 

Le parti civili oltre agli stessi testimoni hanno poi indicato i propri periti di parte sia anatomopatologi che i medici psichiatri che hanno partecipato alla valutazione sulla capacità di intendere e volere. “I nostri periti – ha spiegato l'avvocato Luca Pontanti che segue la famiglia di Eleonora Perraro – hanno stabilito che Manfrini è sicuramente capace di intendere e di volere e che l'autopsia starebbe a comprovare la sua responsabilità”.

Nel corso del dibattimento i legali di Manfrini hanno indicato gli stessi testimoni oltre ad aggiungerne altri puntando ad accertare il comportamento precedente a quella sera tra Eleonora Perraro e il marito Marco Manfrini. Una richiesta, questa, che ha trovato l'opposizione dell'accusa che ha definito del tutto indifferenti i rapporti tra la moglie e il marito prima di quei tragici momenti. Tutte le eccezioni sollevate dalla parte dell'imputato sono state respinte.

 

“Abbiamo fatto le nostre richieste di prova indicando i nomi dei testimoni e consulenti” ha spiegato una legale di Manfrini, Elena Cainelli. “Per me è principale l'apporto che verrà dato dei consulenti tecnici per una lettura scientifica e oggettiva degli elementi raccolti. Secondo le mie risultanze tecniche portano a ipotesi alternative molto più plausibili rispetto una ricostruzione di responsabilità”. I legali dell'imputato hanno inoltre richiesto l'estromissione, come parte civile, del Coordinamento Donne ma il tribunale ha respinto l'eccezione ammettendolo.

Attorno alle 11 la Corte si è riunita in camera di consiglio per stabilire quali fossero i testimoni e quali prove ammettere. Dopo circa mezz'ora la decisione di ammettere tutti i testimoni indicati dai legali della famiglia Perraro mentre gran parte di quelli indicati dalla controparte non sono stati ammessi. Tra i test anche il veterinario che ha seguito e curato il cane di Eleonora che in quella drammatica sera era stato gravemente ferito, preso a calci, riportando gravi traumi interni e un danno permanente alla zampa sinistra.

 

“Non pensavo che venisse in aula ma ero pronta a vederlo. La mia concentrazione è stata rivolta solamente all'avvio di questo processo, alla corte e al rimanere razionale e sul pezzo” spiega la sorella di Eleonora, Erika Perraro, al margine della prima udienza. “Comunque - continua - niente mi riporterà indietro mia sorella e in questo momento dobbiamo pensare che solamente dentro queste mura deve essere fatta giustizia. Deve essere trovata la verità e poi che ci sia la giusta pena conseguente”.

 

Oggi sono qui per mia sorella – spiega – e voglio soprattutto una giusta pena che possa dare il coraggio a tutte quelle povere donne che ancora oggi pensano che non esista giustizia. A loro dare la forza per parlare ed uscire da determinate situazioni”. 

 

La prossima udienza è fissata per il 2 marzo durante la quale verranno ascoltati i testimoni. 

 

 

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