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Processo femminicidio Perraro, la difesa dell'ex marito accusa il cane dei morsi, la sorella: ''Grande rabbia, quel cucciolo picchiato quasi a morte è stato a fianco alla nostra Ele fino alla fine''

La testimonianza di Erika, la sorella di Eleonora, ha riportato di abusi fisici e psicologici a causa di morsi, litigi e violenze da parte di Manfrini, il quale le controllava anche il cellulare e l'aveva convinta a diradare le visite con lo psichiatra che l'aveva in cura. Il racconto anche dell'ex compagna del 50enne di Rovereto

Di L.A. - 31 marzo 2021 - 15:32

TRENTO. La testimonianza di Erika e quella dell'ex compagna di Marco Manfrini, quest'ultimo accusato di omicidio aggravato di Eleonora Perraro, e il tentativo della difesa di spostare l'attenzione sul cane e su un terzo uomo che sarebbe stato presente sulla scena del crimine. Questo in sintesi il contenuto della terza udienza per ricostruire la terribile tragedia avvenuta nella notte tra il 4 e il 5 settembre 2019 in un locale a Nago.

 

La testimonianza di Erika, la sorella di Eleonora, ha riportato di abusi fisici e psicologici a causa di morsi, litigi e violenze da parte di Manfrini, il quale le controllava anche il cellulare e l'aveva convinta a diradare le visite con lo psichiatra che l'aveva in cura.

 

Nonostante i momenti di fragilità negli anni, nonostante le violenza, Eleonora aveva però ancora la forza di vivere e non aveva mai perso la voglia di andare avanti. La sorella ha ricordato inoltre i tanti momenti complicati, il rapporto difficile nella coppia e le esplosioni di violenza di Manfrini: lividi sulle braccia, l'infortunio al polso e un occhio tumefatto, le tirava anche oggetti e lei talvolta si chiudeva a chiave in camera con il cane per chiamare Erika. Sono alcuni degli episodi raccontati in aula.

 

Poi c'era stato anche un morso sul labbro. Questo è tra gli aspetti chiave del processo perché Manfrini è accusato di aver ucciso la moglie a botte e di averla morsa: sono stati, infatti, trovati segni di ripetuti morsi sul volto con il labbro inferiore strappato al punto da mostrare l'arcata dentaria per un viso reso irriconoscibile e pezzi della dentiera nel giardino del locale. 

 

La difesa, invece, ha insistito sulla presenza di una terza persona quella sera e che quei morsi potrebbero essere stati dati dal cane. L'avvocata ha chiesto di poter vedere il labrador della coppia, un cane difficile secondo la linea difensiva, parole ribattute però dal veterinario Roberto Guadagnini: un cucciolo di 10 mesi dall'indole molto buona, anche vittima della violenza di Manfrini in quanto sono stati rilevati ematomi importanti, compatibili con calci inferti con violenza.

 

"Un terzo uomo non provato l'ha uccisa - dice Erika - il cane l'ha morsa e lui si trova lì da solo, illeso, con i vestiti imbrattati di sangue, il corpo irriconoscibile di Ele, e il cane zoppicante. A parte la dentiera invenuta sotto il corpo di mia sorella. Non sono qui a giudicare nessuno, non voglio fare ipotesi ma qualche domande sulle assurdità sentite durante le ultime due udienze. Il processo è in corso e si cerca di capire chi abbia compiuto quell'atto diabolico nei confronti di una persona fragile, indifesa e impossibilitata a muoversi in quanto aveva un trauma a un ginocchio, un dolore per il quale le era stato applicato un tutore coscia-caviglia che le bloccava i movimenti".

 

Capitolo cane. "Achille il giorno del delitto è stato portato subito in caserma da un amico di famiglia che è andato a prenderlo sul posto perché altrimenti sarebbe temporaneamente finito in canile. Il cane era stato pesantemente picchiato: ma non ha avuto nessuna reazione di paura, nemmeno nei confronti di uno sconosciuto che l’ha portato via, anzi si è avvicinato lentamente per farsi coccolare. Appena ho rivisto Achille, l'ho chiamato e mi è venuto incontro scondinzolando, seppur zoppicasse moltissimo. Era molto provato, ma nulla gli ha impedito di farsi coccolare, nemmeno dall'amico di famiglia fino a quel momento sconosciuto".

 

Un cane molto legato a Eleonora. "Ha dormito due notti nel letto con me - aggiunge Erika - perché era stato abituato così da mia sorella, stavano sempre insieme e nella cuccia piangeva. La mattina alle 5.30, ora in cui Eleonora si svegliava, mi leccava in viso e si avvicinava per le coccole. Da quando siamo piccole abbiamo sempre avuto cani: pastori tedeschi, che addestravamo perché rispondessero agli ordini e non tirassero al guinzaglio. Eleonora sapeva perfettamente gestirli e per esperienza personale posso dire che un pastore tedesco è più difficoltoso da 'addestrare' rispetto ai labrador retriever: Achille a 3 mesi rispondeva già agli ordini base. Ordini che potevano essere impartiti da chiunque, proprio un cane aggressivo come descritto, credo che aggiungere altro sarebbe superfluo. I tentativi della difesa di cercare in qualche modo di coinvolgere il cane mi fanno crescere una grande rabbia. Perché? Quel cucciolo picchiato quasi a morte quella notte è stato a fianco alla nostra Ele fino alla fine. Lei non è morta da sola perché c’era lui. Era con lei e sicuramente questo negli ultimi istanti di vita le ha dato conforto e non l’ha fatta sentire totalmente sola in balia del suo assassino. Un’anima pura era a fianco a lei. Non c’era solo il demonio".  

 

Nel corso dell'udienza sono stati ascoltati anche tre medici del servizio di psichiatria di Rovereto e Arco. In particolare c'è l'episodio del 28 luglio 2019: Eleonora si è presentata con il volto tumefatto e quindi è stata ricoverata la notte per timore di venire uccisa. Molto sconvolgente anche il ricordo dell'ex compagna di Manfrini, con cui ha avuto un figlio. Nonostante siano passati circa 30 anni, la donna ha riportato alla luce momenti davvero difficili e un quadro orribile della vita trascorsa con il 50enne di Rovereto: un uomo descritto come violento e concentrato sui soldi, dipendente da droga e alcol che l'avrebbe e aggredita e picchiata con una brocca, l'avrebbe anche legata e violentata per tutta la notte, le avrebbe proposto di prostituirsi per poter acquistare gli stupefacenti. Aggressioni brutali per cui aveva patteggiato, prima di venire lasciato. La difesa aspetta ora di poter presentare i testimoni.

 

"Confido che il colpevole venga assicurato alla giustizia. Ho naturalmente un mio pensiero personale, saranno i giudici a stabilire quanto sia accaduto. Credo fermamente nel sistema della giustizia e sono certa che verrà riportata alla luce la verità", conclude Erika.

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