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Focolaio a San Bartolameo, alcuni studenti: "Avevamo denunciato la festa, ma nessuno del personale è intervenuto". Fontana: "Non escludiamo alcuno scenario"

Dallo studentato di San Bartolameo l’appello di Sara che si fa portavoce di un gruppo di studenti: “Nessuno parla della responsabilità della struttura. Avevamo denunciato la festa, ma nessuno del personale era intervenuto”. Fontana: "Non escludiamo alcuna colpevolezza. Oggi però pensiamo ai tamponi. Anche i negativi rimarranno in quarantena finché non sarà scongiurato il pericolo"

Di Laura Gaggioli - 07 marzo 2021 - 18:34

TRENTO. Un gruppo di studenti, ospiti dello studentato dell’Opera Universitaria di Trento a San Bartolameo, ha deciso di raccontare la propria versione dei fatti riguardo ai recenti avvenimenti di cronaca che hanno visto più di 250 ragazzi chiamati alla quarantena a causa di un focolaio che sarebbe partito in un edificio della struttura durante una festa non autorizzata (Qui articolo). Mentre il direttore e gli organi preposti al controllo stanno approfondendo il caso e l’Azienda provinciale per i servizi sanitari è impegnata nella predisposizione dell’indagine epidemiologica, Sara Rossi, studentessa del corso di Laurea triennale in inglese in Comparative, European and International Legal Studies (Ceils), ha così deciso di riportare la voce di chi, come lei, ha sempre rispettato regole e divieti, collaborando anche la struttura. 

 

“L’opinione pubblica è concorde sull’irresponsabilità di noi giovani - racconta a il Dolomiti -. Così le goliardie di alcuni hanno finito per generalizzare le critiche a tutti gli studenti ma anche l’Opera ha le sue responsabilità nella vicenda. Più di una volta siamo andati a denunciare alla portineria feste con musica e altri incontri, ma non abbiamo mai visto alcun intervento, se non dopo 40 minuti in cui si chiedeva ai ragazzi di abbassare la musica. La maggior parte di noi si è sempre attenuta alle regole, evitando assembramenti in cucina, utilizzando mascherine e gel e ora, oltre a essere in quarantena, ci sentiamo pure accusati. E’ normale che per i giovani della nostra età, dopo un anno di isolamento sociale, ci sia la necessità di ritornare ad aggregarsi. E’ per questo che chi doveva monitorare doveva anche intervenire”.

 

Dal direttore dell’Opera Universitaria, Paolo Fontana, c’è piena disponibilità a indagare in tutte le direzioni: “Non escludiamo alcuno scenario. Stiamo svolgendo indagini interne al termine delle quali prenderemo ogni provvedimento si riterrà necessario, sia se dovesse essere nei confronti di studenti che del personale. Da parte nostra c’è tutta la volontà di portare chiarezza nella vicenda, oggi però dobbiamo guardare avanti preparandoci agli esami epidemiologici che partiranno nella giornata di lunedì”.

 

Sono previsti infatti per domani i tamponi che andranno a delimitare il numero dei contagiati. Nel pomeriggio di sabato 6 marzo, tutti i 250 studenti interessati, sono stati così coinvolti in un webinar tenuto alla presenza di Provincia, Comune, Apss e Università per dare informazioni e assistenza sullo svolgimento dei tamponi. Fontana specifica: “Indipendentemente dall’esito degli esami, a tutti i ragazzi sarà comunque richiesto di rispettare la quarantena. Solo così potremo essere certi di aver scongiurato il peggio. Saremo attivi con la consegna dei pasti e delle bevande, anche se difficile riuscire a soddisfare tutte le richieste”.

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