“Freni manomessi per evitare il blocco”, 3 indagati per la tragedia del Mottarone dove sono morte 14 persone
Secondo la procuratrice Olimpia Bossi che coordina le indagini con i carabinieri, i tre indagati sarebbero stati consapevoli che la funivia, riattivata lo scorso 26 aprile, era entrata in funzione con il sistema di emergenza freni manomesso

STRESA (Verbano-Cusio-Ossola). I tre fermi nell’ambito dell’indagine sull’incidente alla funivia del Mottarone sono scattati questa mattina, 26 maggio, all’alba. Le accuse sono pesantissime: si va dall’omicidio colposo plurimo, fino al disastro colposo passando per rimozione degli strumenti atti a prevenire gli infortuni aggravato dal disastro e lesioni gravissime.
I tre indagati sono il gestore dell’impianto Luigi Nerini, titolare della Ferrovie del Mottarone, il direttore dell’esercizio Erico Perocchio e il responsabile del servizio, l’ingegnere Gabriele Tadini. A confermare le indiscrezioni anche il tenente colonnello dei carabinieri Alberto Cigonani.
Secondo la procuratrice Olimpia Bossi che coordina le indagini con i carabinieri, i tre indagati sarebbero stati consapevoli che la funivia, riattivata lo scorso 26 aprile, era entrata in funzione con il sistema di emergenza freni manomesso. Secondo una prima ricostruzione nel sistema nella funivia sarebbe stata inserita una “forchetta” che impediva al freno d’emergenza di entrare in funzione.
La scelta sarebbe legata al fatto che nei giorni precedenti la funivia aveva dato alcuni problemi per questo, per evitare disservizi e blocchi, sarebbe stata volontariamente manomessa in modo da mantenere la struttura in esercizio anche se le anomalie sarebbero state note da tempo. Un rischio assurdo, che i tre si sarebbero assunti nella convinzione che il cavo trainante non avrebbe potuto rompersi. La procuratrice ha definito il quadro emerso dopo i primi accertamenti “grave e inquietante”.
Nella tragedia sono morte 14 persone, fra queste anche due bambini di 5 e 9 anni. Nel frattempo l’unico sopravvissuto, il piccolo Eitan, anche lui di soli 5 anni, rimane ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Pediatrico di Torino Regina Margherita. Il dramma piemontese riporta alla memoria gli incidenti alla funivia del Cermis tra gli anni ’70 e ’90, così il sindaco di Cavalese Sergio Finato, con Giovanni Zanon, commissario della Comunità di valle, ha manifestato la vicinanza del Trentino alla prima cittadina Marcella Severino per questa immane tragedia.


















