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| 02 giu 2021 | 16:52

Strage del Mottarone, cavo danneggiato dall'uso dei forchettoni? Ghezzi: “Sembra eccessivo, ma aspettiamo la perizia. In Trentino il tema sicurezza è indiscusso”

Per la Procura l'utilizzo continuo dei forchettoni avrebbe forse contribuito alla rottura del cavo traente, la presidente di Anef Valeria Ghezzi: “Nei confronti coi tecnici l'ipotesi non è mai emersa. In Trentino si è creata un'importante cultura della sicurezza sugli impianti”

Strage del Mottarone, cavo danneggiato dall'uso dei forchettoni?

TRENTO. Sono molte le ipotesi emerse nelle ultime ore dalle indagini sul disastro della funivia Stresa-Mottarone, che domenica 23 maggio ha causato la morte di 14 persone dopo lo schianto a terra di una delle cabine: fra le tante, i consulenti della Procura di Verbania hanno messo sul tavolo anche la possibilità che a contribuire alla rottura della fune traente dell'impianto sia stato il massiccio utilizzo dei forchettoni, gli strumenti utilizzati per disattivare il freno di emergenza che avrebbe dovuto ancorare la cabina n° 3 al cavo portante della struttura.

 

Potrebbero essere stati quindi proprio i 'ceppi', che il caposervizio dell'impianto Gabriele Tadini ha ammesso di aver applicato alla cabina in più occasioni (compreso il giorno della tragedia), ad aver causato la rottura del cavo, scaricando in poche parole una tensione eccessiva sulla fune e in definitiva spezzandola poco prima del carrello della cabina.

 

Non ho la competenza per dire quali possano essere state le cause, ma dire che la fune sia stata danneggiata dall'utilizzo dei forchettoni mi pare francamente eccessivo – dichiara in merito Valeria Ghezzi, presidente dell'Associazione nazionale esercenti funiviari – sulle cause che potrebbero aver portato alla rottura del cavo abbiamo discusso più volte con molti tecnici dell'Anef negli scorsi giorni, ma quest'ipotesi in particolare non è mai emersa”. Le uniche risposte, continua Ghezzi: “Potranno arrivare dopo una perizia specifica a cui bisognerà sottoporre la fune” e che dovrebbe restituire una sorta di timeline precisa delle cause della rottura. “Non credo però – sottolinea la presidente di Anef – che i tempi potranno essere brevi da questo punto di vista”.

 

Nel frattempo, con l'avvio della bella stagione, i numeri segnati in diverse regioni in merito all'utilizzo degli impianti a fune sembrano (comprensibilmente) sottolineare una paura diffusa da parte della popolazione. In Lombardia in particolare, come dichiarato dal presidente dell'Anef regionale Massimo Fossati, il calo di clienti negli scorsi giorni è stato del 60%. Per il momento è difficile fornire un bilancio della situazione in Trentino, dice Ghezzi: “Visto che la stagione è appena iniziata e che, purtroppo, il meteo sembra non essere dalla nostra parte”.

 

Con un 2 giugno di sole e cieli azzurri, spiega la presidente di Anef: “Sarebbe forse stato possibile dare una valutazione sommaria. In questo momento, in ogni caso, non mi stupirei di vedere un po' di ritrosia, di incertezza o malessere nelle persone: si tratterebbe di reazioni emotive normali”. Da un punto di vista razionale però “i numeri e le statistiche ci dicono che possiamo essere assolutamente tranquilli” spiega Ghezzi, sottolineando come in Trentino in particolare si sia venuto a creare “un substrato culturale legato alla sicurezza molto importante. In Provincia il tema controlli, manutenzione e rispetto delle norme è indiscusso, come indiscussa è la professionalità dei nostri colleghi e collaboratori. Sul territorio il confronto tra caposervizi, macchinisti, esercenti e uffici provinciali è continuo. Quando parliamo di alterazioni e manomissioni parliamo di comportamenti umani, in Trentino però si è venuta a creare una grande cultura della sicurezza grazie alla quale le norme non si rispettano solo in quanto norme ma per la loro importanza nel concreto”.

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