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| 30 mag 2021 | 09:43

Strage del Mottarone, tutti gli indagati fuori dal carcere: dalle accuse incrociate al mistero della fune trainante spezzata

La giudice per le indagini preliminari ha deciso di scarcerare i tre indagati con Nerini e Perocchio che sono tornati liberi mentre Tadini è finito agli arresti domiciliari: nei loro confronti rimangono accuse pesantissime. Ecco la ricostruzione dell’incidente. L’ingegnere addetto ai controlli: “Se avessi saputo che erano stati messi i forchettoni non avrei avallato la scelta”

Strage del Mottarone, tutti gli indagati fuori dal carcere: dalle accuse incrociate al mistero della fune trainante spezzata
di T.G.

STRESA (Verbano-Cusio-Ossola). A una settimana di distanza dall’incidente della funivia del Mottarone, dove hanno perso la vita 14 persone, c’è un nuovo sviluppo nelle indagini che vedono indagati con capi d’accusa pesantissimi: il titolare della società che gestiva la funivia Luigi Nerini, l’ingegnere che certificava gli impianti Enrico Perocchio, e Gabriele Tadini il capo servizio che gestiva i comandi della funivia dalla stazione intermedia. La giudice per le indagini preliminari di Verbania, infatti, ha deciso di scarcerare i tre indagati con Nerini e Perocchio che sono tornati liberi mentre Tadini è finito agli arresti domiciliari.

 

Tutti e tre rimangono indagati per concorso in omicidio colposo plurimo, lesioni colpose gravissime, falso in atto pubblico e rimozione dolosa di sistemi di sicurezza. Da quanto trapela ci sarebbero una serie di accuse incrociate, ma non mancano i punti oscuri. In particolare Nerini e Perocchio starebbero puntando il dito contro Tadini accusandolo di aver voluto mantenere inseriti i forchettoni che hanno impedito l’entrata in funzione del freno d’emergenza. Dal canto suo Tadini ha ammesso di aver posizionato i blocchi ma sottolineando come questa fosse la volontà della stessa società che gestisce l’impianto. Tutte queste dichiarazioni ovviamente sono al vaglio degli inquirenti.

 

All’uscita dal carcere Perocchio, l’ingegnere che certificava gli impianti, ai giornalisti ha dichiarato: “L’errore è stato mettere i forchettoni per ovviare ad un problema che si sarebbe risolto. Se avessi saputo che erano stati messi non avrei avallato la scelta, in carcere stavo male per le persone mancate e per la mia famiglia – aggiungendo – tutte le manutenzioni sono state fatte. Non so perché Tadini abbia detto che io ho avvallato la sua scelta. Non ho mai ricevuto da Nerini pressioni per mantenere la funivia aperta”.

 

Secondo quanto ricostruito finora, lo scorso 23 maggio la cabina della funivia con a bordo 15 persone era già arrivata a destinazione quando, dopo un forte rumore metallico, la fune trainante si è spezzata. La cabina ha quindi iniziato a scivolare a gran velocità verso valle. A quel punto sarebbe dovuto entrare in funzione il freno d’emergenza che però era bloccato dai forchettoni. La cabina ha quindi proseguito la corsa per poi sbattere contro uno dei piloni, sganciandosi dalla fune e rotolando a valle. Da quanto risulta i controlli e le manutenzione erano state eseguite ma nessuno è ancora riuscito a spiegare come e perché la fune trainante si sia spezzata.

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