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In Trentino la droga della criminalità nigeriana, in tutto oltre 60 anni di carcere e 20 persone condannate per l'operazione ''Sommo Poeta''

La sentenza è arrivata in Tribunale di Trento e sono state condannate 20 persone. L'operazione della Squadra mobile di Trento, coordinata con la Procura della Repubblica, è stata portata a termine alla fine del 2019 e aveva portato a 27 misure cautelari 

Di Giuseppe Fin - 08 giugno 2021 - 18:23

TRENTO. Condanne per oltre 60 anni, questa la sentenza che è arrivata questa mattina in Tribunale e che riguarda una tra le più importanti operazioni condotte dalla Squadra mobile di Trento, coordinata dalla Procura della Repubblica, contro la criminalità nigeriana. Sono state 20 le persone condannate (tutte con patteggiamento), ognuna delle quali con pene comprese tra i di 3 e i 4 anni di reclusione, molte delle quali hanno già trascorso per questo processo lunghi periodi di carcerazione cautelare.

L'operazione denominata “Sommo Poeta” è stata portata a termine il 3 dicembre del 2019 con la disarticolazione di un gruppo criminale di matrice nigeriana, dedita ad un vasto traffico di sostanze stupefacenti a Trento e provincia. Erano state eseguite 27 misure cautelari in carcere a carico di altrettanti soggetti di nazionalità nigeriana da parte della Squadra Mobile di Trento, coordinata dal Servizio Centrale Operativo ed in collaborazione con le Squadre Mobili di Verona e Vicenza, i Reparti Prevenzione Crimine, le Unità Cinofile ed un elicottero del Reparto Volo Stato della Polizia di Stato.

Il tutto aveva avuto inizio nei primi mesi del 2019 con l’arresto in flagranza di un cittadino nigeriano proprio in piazza Dante (da qui il nome dell'operazione) colto in possesso di un quantitativo considerevole di sostanza stupefacente. Le successive attività d’indagine tramite intercettazioni telefoniche, pedinamenti e perquisizioni su larga scala, hanno permesso di accertare che non si trattasse di uno spacciatore isolato, ma che anzi aveva collegamenti con altri pusher stranieri, sempre nigeriani, intenti a vendere droga al dettaglio nelle strade del centro storico di Trento.

 

Da lì le attività investigative si sono estese anche in Veneto ed hanno permesso di delineare quella che era definita una vera struttura organizzativa nella quale ogni mattina, da Ala, Verona e Vicenza, gli spacciatori, opportunamente riforniti di droga, ed istruiti da alcuni soggetti individuati come organizzatori, dopo fitta messaggistica tramite servizi di instant messaging, salivano sui treni e arrivavano a Trento, per poi sparpagliarsi lungo le vie della città per la distribuzione e lo spaccio al dettaglio. Quasi tutti poi riprendevano l’ultimo treno disponibile per ritornare verso i luoghi di dimora, spesso appunto fuori dal Trentino.

 

Dalle stime degli inquirenti, gli spacciatori avevano messo in piedi un sistema estremamente remunerativo di vendita al dettaglio di sostanze stupefacenti di varia natura, in grado di soddisfare ogni richiesta proveniente dalla clientela cittadina, e tale da far incassare alla compagine criminale anche 5000/6000 euro al giorno. Con la sentenza di questa mattina e viste le pene applicate, si è però dato un duro colpo allo spaccio a Trento a dimostrazione di come il coordinamento tra le forze dell’ordine sia sempre più funzionale allo scopo repressivo, ed ha allo stesso tempo però ancora una volta evidenziato come la domanda di sostanze stupefacenti nella nostra città, sia un problema tutt’altro che risolto.

 

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