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''Io discriminata al lavoro perché porto il velo'', la storia di Sara: ''Ho dovuto rinunciare ad uno stage universitario''

Sara Qasmi, studentessa universitaria trentina di origini marocchine, è stata costretta a rinunciare al suo stage universitario perché la struttura, un albergo a Folgaria, le ha chiesto di togliere il velo mentre era a lavoro. Sara: “Ho affermato che quello che mi stavano domandando andava contro la Costituzione, ma il direttore dell’albergo mi ha detto che mi avrebbe denunciata e che avrei perso in partenza siccome lui è un avvocato”

FOTO TRATTA DA INTERNET
Foto da internet
Di Marianna Malpaga - 31 gennaio 2021 - 11:52

TRENTO.  Ha fatto discutere il caso di Assia Belhadj, la 36enne italo-algerina candidata alle regionali venete per “Il Veneto che vogliamo” di Arturo Lorenzoni, alla quale a inizio ottobre è stato rifiutato un posto di lavoro perché porta il velo. (QUI L'ARTICOLO)

“Ci sono stati alcuni casi di discriminazione anche in Trentino – spiega Nibras Breigheche commentando l’accaduto -. Non sono molti, ma anche qui ad alcune donne è stato detto: ‘Se vuoi lavorare, togli il velo’”.

 

È successo a Sara Qasmi, studentessa universitaria italiana di origini marocchine, che nel luglio del 2019 doveva cominciare il tirocinio curricolare previsto dal suo corso di laurea all’Università di Verona. Sara si è candidata per uno stage in un albergo di Folgaria convenzionato con l’Università di Verona e l’hotel l’ha subito accettata. La ragazza ha firmato il contratto, nel quale compariva anche la sua carta d’identità con la sua foto, ed è andata a vedere la struttura prima di iniziare il suo tirocinio.

 

“Durante quella visita ho conosciuto la receptionist e il personale amministrativo dell’albergo – racconta Sara – a cui ho chiesto se il mio velo potesse rappresentare un problema. Lo domando sempre prima di cominciare a lavorare. Mi hanno detto di no, che non sarebbe stato assolutamente un ostacolo. Mi sono subito tranquillizzata e sono tornata a casa molto serena”.

 

Qualche giorno dopo, però, Sara ha ricevuto una telefonata del direttore della struttura, un laico. “Mi ha chiesto se mi sarei potuta togliere il velo quand’ero a lavoro – spiega Sara – perché non conforme ai principi cristiani e perché avrebbe potuto turbare i clienti. Quando gli ho fatto presente che anche le suore portano il velo, lui ha insistito: o questo o niente. Mi ha detto che non è razzista, che aveva già assunto delle persone della mia ‘razza’ (ha usato proprio questo termine) e che un tempo lavorava per lui una ragazza marocchina che non portava il velo. Ha cercato di usarlo come pretesto per convincermi a toglierlo, ma non ho demorso. Ho affermato che ciò che mi stava chiedendo andava contro la Costituzione italiana, e lui mi ha detto che mi avrebbe denunciato. Ha aggiunto che avrei perso in partenza, siccome lui di mestiere fa l’avvocato”.

 

Sara è stata costretta a rinunciare allo stage nell’albergo trentino. Ha mandato la chat della conversazione con il direttore dell’hotel all’Università di Verona, che le ha dimostrato comprensione, aiutandola a cercare un’altra struttura per il suo tirocinio, questa volta in provincia di Verona. Nonostante quello che è successo, però, l’università non ha cancellato la convenzione con l’albergo trentino.

 

“Sono rimasta con l’amaro in bocca – dice Sara -. Volevo fare causa all’albergo, ma ero oramai prossima alla laurea e avevo paura che iniziare una causa sarebbe stato troppo stressante”. Nel frattempo, Sara ha dovuto anche posticipare il conseguimento della sua laurea. Anziché laurearsi a marzo del 2020, ha finito il suo percorso di studi nel luglio del 2020.

 

“È stata la prima volta che ho subito una discriminazione così grave – spiega la ragazza - anche se avevo già avuto difficoltà, soprattutto per trovare un appartamento a Verona”.

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