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| 20 ago 2021 | 19:33

"La scienza mi ha salvato la vita", l'architetto Mainardi racconta la sua lotta con il virus

Dieci giorni in terapia intensiva e tre mesi di respirazione assistita. Bortolo Mainardi è uno dei fortunati, se così si può dire, sopravvissuti al Covid senza conseguenze. Un gruppetto di fortunati corrispondente a circa il 30 per cento del totale. "Sono vivo grazie alla scienza, grazie alle cure di eccellenza di medici e infermieri"

di Mattia Sartori

BELLUNO.La scienza mi ha salvato la vita”, questa la dichiarazione di Bortolo Mainardi, architetto 70enne di Lorenzago sopravvissuto al Covid. L’uomo ha deciso di raccontare la sua lotta contro il virus, il suo vissuto in terapia intensiva, la passione e l’umanità che lo hanno salvato, insieme alla gratitudine verso la scienza e si rivolge a coloro che hanno ancora dubbi sul vaccino.

 

A febbraio ho contratto il Covid-19 – racconta -. Ricoverato all’ospedale San Martino di Belluno sono stato sedato e intubato per una decina di giorni in terapia intensiva. Per i successivi tre mesi ho respirato giorno e notte grazie alla ventilazione meccanica. La statistica mi colloca in quel fortunato 30 per cento di sopravvissuti che gode di ottima salute”.

 

La stessa fortuna però non è toccata ai suoi compagni di stanza. “Uno sopravvive oggi con gravi problemi respiratori, uno è ancora ricoverato dopo cinque mesi e uno è morto in terapia intensiva”, spiega Mainardi. La paura era una compagnia costante in terapia intensiva, ma se n’è andata via quando il 70enne è tornato nei normali reparti.

 

 

 

 

Tornato nel reparto di pneumologia – ricorda – ho sentito la paura diventare calma piatta e ho avuto la sensazione chiara di aver trapassato l’infinito e toccato l’aldilà. Senti che sei vivo, vivo per delle casualità come nel mito di Edipo, vivo soprattutto per le cure di eccellenza dei medici e degli infermieri. La scienza del sapere, del conoscere della competenza, praticata con esperienza, passione e umanità ha salvato la vita di tanti”.

 

Ed ecco che arriva la morale della storia, il messaggio dietro alla forte testimonianza che ha vissuto in prima persona, come tanti altri, la più grande tragedia dei nostri tempi: “Gli antichi greci ricordavano che la radice della scienza è amara, ma dolce è il frutto. A quei cittadini che ostinatamente non vogliono vaccinarsi auguro di non infettare i loro figli, i loro nipoti tanto da doverli poi piangere; auguro di non conoscere il tempio della terapia intensiva; auguro, nel caso, di rientrare nel fortunato 30 per cento dei sopravvissuti; ma soprattutto auguro loro di guadagnare quel tempo per poter con umiltà poi ringraziare la scienza e chiedere scusa a tutti”.

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