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Leghisti in piazza contro Green Pass, Zaia: “Linea in cui non mi identifico e che mi rifiuto di pensare sia quella di partito”

Il presidente della regione Veneto  prende nettamente le distanze dalle posizioni portate in piazza a Roma mercoledì scorso da Siri, Borghi ed altri esponenti del Carroccio contrari al Green Pass: “Non mi risulta che il partito abbia deciso di rinnegare l'attività dei propri amministratori, presidenti e sindaci"

Di Filippo Schwachtje - 30 luglio 2021 - 18:39

TRENTO. C'erano anche esponenti leghisti di primo piano come Armando Siri, Alessandro Borghi, Simone Pillon e Alberto Bagnai al sit-in in piazza del Popolo a Roma per dire no al Green Pass mercoledì scorso, 28 luglio, Zaia: “Una linea in cui non mi identifico e mi rifiuto di pensare che sia quella di partito”. In un'intervista al Corriere della Sera il governatore del Veneto ha ribadito la distanza delle sue posizioni da quelle di altri esponenti del Carroccio, sottolineando come la discussione sull'obbligatorietà dei vaccini sia “legittima” ma come allo stesso tempo non gli risulti che il partito “abbia deciso di rinnegare l'attività dei propri amministratori, presidenti e sindaci”. Sono mesi ormai infatti che il presidente della regione Veneto insiste sull'importanza dei vaccini e su quanto siano efficaci nella lotta alla pandemia.

 

“Il dibattito è il sale della democrazia – ha dichiarato oggi Zaia, durante la consueta conferenza stampa di presentazione dei dati sull'andamento epidemiologico, rispondendo ad una domanda in merito alle differenti posizioni interne alla Lega sulla questione vaccini e Green Pass – il grande valore che va riconosciuto al partito al quale sono iscritto è che non c'è una dittatura che impone un pensiero unico”. La preoccupazione però è che oggi ci si stia “trincerando dietro concetti come libertà e privacy per fare un po' quello che si vuole. Se la penicillina venisse inventata oggi molti rifiuterebbero di farsela iniettare perché è muffa”.

 

Una posizione già ribadita dal governatore al quotidiano di via Solferino: “Siamo passati da una sanità pubblica che faceva le profilassi a scuola a un punto in cui è difficile fare un tampone perché veniamo accusati di infilare microchip nel naso dei bambini”. Il tema dei vaccini durante una pandemia, secondo il governatore veneto, non riguarda solo chi decide di vaccinarsi, ma anche tutte le persone vicine (“di fronte ad un'epidemia bisognerebbe fare squadra”).

 

I dati sulle ospedalizzazioni in Veneto infatti (Qui Articolo) dimostrerebbero secondo Zaia che la maggioranza dei ricoverati è fatta di non vaccinati ma nonostante questo qualcuno “ancora dice che il virus non esiste e che è un complotto, incurante del fatto che i vaccini funzionino”. Pur ribadendo che la Lega è sempre stata un partito di “composizione sociale e culturale variegataZaia prende nettamente le distanze dalle posizioni portate in piazza a Roma mercoledì scorso da Siri e Borghi. “Non mi risulta che il partito abbia deciso di rinnegare l'attività dei propri amministratori, presidenti e sindaci – ha detto al Corriere il presidente della regione Veneto – un discorso è discutere legittimamente sull'obbligatorietà, come fa il segretario Salvini. Altra cosa è farsi portatori di una linea in cui io assolutamente non mi identifico. E mi rifiuto di pensare che sia quella di partito”.

 

 

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