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Maratona vaccinale, i medici: ''Un ragazzo su 4 in terapia anti-depressiva causa lockdown. I vaccini fondamentali per un ritorno alla normalità''

Gli ordini dei medici, dei farmacisti e delle professioni infermieristiche sostengono la maratona vaccinale: "Siamo a diposizione, aderire alla campagna consente di aiutare la vita sociale e quella economica, solo così si può tronare progressivamente alla normalità"

Di Luca Andreazza - 03 dicembre 2021 - 14:10

TRENTO. "Una sfida che dobbiamo assolutamente affrontare tutti insieme, un'occasione per mettere in sicurezza del territorio". Queste le parole di Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici. "Dobbiamo riuscire a vaccinare la maggior parte delle persone e in tempi contenuti per evitare morti, ricoveri in terapia intensiva, occupazione nei posti letto ordinari e pressione sui presidi ospedalieri. Aderire alla campagna si traduce nell'aiutare concretamente la vita sociale e quella economica".

 

Si avvicina la data di avvio della maratona che punta a garantire la più ampia copertura vaccinale ai trentini: una non stop di 5 giorni, da sabato 4 a mercoledì 8 dicembre, che coinvolge tutti i centri di somministrazione della provincia e hub ad hoc per favorire le somministrazioni. "La vaccinazione è oggi - dice il numero uno dei medici - l'unica strada per ritornare quanto prima e progressivamente alla normalità".

 

Una novità è che dalle 14 di ogni giorno non è necessario aver prenotato e basta recarsi ai centri vaccinali per ricevere la somministrazione, anche se l'invito delle autorità è quello di prenotarsi per una migliore gestione del carico sull'organizzazione. Intanto sono state superate le 50.500 iscrizioni.

 

"Ci sono molte fragilità causate da Cavid. Oltre agli effetti diretti dell'epidemia - aggiunge Ioppi - ci sono altri gravi danni di cui dobbiamo tenere conto: 1 ragazzo su 4 per esempio ricorre a terapie anti-depressive dopo il lockdown duro e non possiamo tollerare ritardi o un peggioramento di queste situazioni. Un'altra preoccupazione è quella che se le strutture sanitarie sono impegnate per il coronavirus, ci sono altrettante persone che necessitano di adeguate cure. Ci sono, poi, le patologie a carico di chi guarisce dalla malattia ma ci sono anche la prevenzione, le terapie oncologiche, i pazienti acuti, ictus e infarti che sono state trascurate per fronteggiare questa emergenza. L'impegno deve essere quello di evitare queste criticità, la vaccinazione è l'unico strumento per evitare che la sanità si fermi e che la società si blocchi. I no vax dovrebbero prendere coscienza di questa dimensione". 

 

Sono oltre 200 i medici iscritti all'Ordine che si sono messi a disposizione volontariamente ("Sono orgoglioso, poi ci sono tanti altri volontari e questo è un bell'esempio di solidarietà per avere una marcia in più"). Anche farmacisti e infermieri sono naturalmente della partita.

 

"Siamo attivi e sosteniamo fin da sempre le vaccinazioni. Il nostro comparto si è sempre messo a disposizione e durante le attività dei tamponi abbiamo operato un'opera di convincimento e di chiarimento nei confronti della popolazione in caso di dubbi e di perplessità. Una sensibilizzazione che è riuscita a dare risultati importanti. La disponibilità del nostro settore a titolo gratuito e in forma volontaria è sempre stata garantita a vari livelli. Anche in questo caso c'è tutto il nostro supporto", commenta Tiziana Dal Lago, presidente dell'Ordine dei farmacisti, mentre Nicoletta Degiuli, vice presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche, conclude: "La popolazione deve essere convinta che di quanto la scienza ci può difendere in questo momento complicato. Gli infermieri ci sono stati ieri, ci sono oggi e ci saranno domani. Lavoriamo a testa bassa per garantire quanto nelle nostre possibilità la protezione necessaria ai cittadini e garantire le cure: vaccinarsi però è fondamentale".

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