Morti e infortuni nei boschi, dopo Vaia oltre 300 cantieri boschivi in Trentino ma solo 20 controlli in tema di sicurezza. L'Uopsal: ''Alcune zone difficili da raggiungere''
Nel 2021 ci sono stati due episodi mortali in Trentino che hanno riguardato due giovani boscaioli impegnati a sistemare il legname di Vaia. L'Uopsal dal 2018 porta avanti un'attività di formazione che però riguarda le aziende trentine e non quelle estere che comunque sono presenti in forza. Uber: "Portiamo avanti una importante attività di vigilanza ma non è sempre semplice raggiungere i cantieri''

TRENTO. Dumistrascu Mihai Gabriel aveva 30 anni. Era arrivato dalla Romania e da qualche tempo stava lavorando per una ditta altoatesina nei boschi della Val Forame a circa 1350 metri. Il 29 aprile scorso è morto travolto da un tronco (Qui l'articolo). Ionut Berta era ancora più giovane. Aveva 27 anni ed anche lui arrivava dalla Romania. Il 6 luglio stava lavorando in un bosco a Panchià quando è stato trafitto e ucciso da un ramo (Qui l'articolo). Sono i due episodi mortali avvenuti in questi primi sette mesi nei cantieri forestali spuntati anche in Trentino come funghi dopo la tempesta Vaia del fine ottobre 2018. Episodi drammatici che vanno ad unirsi ai tanti infortuni, spesso molto gravi.
Una fotografia parziale sulla situazione degli infortuni in questo settore ci è stato fornita dall'Inail. Quelli denunciati nel primo semestre dell’anno ed occorsi a lavoratori operanti nel settore forestale, con la qualifica di “boscaiolo” risultano essere complessivamente venti. “Tali infortuni – spiega l'Istituto di Trento - hanno avuto esiti di media o lieve entità (prognosi di 5-10 giorni) mentre un caso avvenuto nel mese di marzo ha avuto conseguenze importanti a seguito del ribaltamento di un mezzo agricolo utilizzato per ripulire il terreno dalle ramaglie”.
Il tema della sicurezza è quando mai importante in questo settore e proprio per questo subito dopo Vaia i sindacati assieme all'Azienda sanitaria e le categorie hanno cercato di mettere in piedi un piano che favorisse la formazione per le aziende e i lavoratori. Un piano che è finito anche in una interrogazione nel 2019 del consigliere provinciale Filippo Degasperi con la quale chiedeva conto, fra le altre cose, anche sui controlli effettuati nei cantieri forestali e le risorse messe in campo. Domande che fino ad oggi, però, a quasi due anni di distanza, non hanno mai ottenuto risposta.
A fare un quadro della situazione è il dottor Dario Uber che da poco più di un anno ricopre il ruolo di Direttore dell'Unità Operativa Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro (Uopsal). A lui fa capo la struttura che programma sia la formazione che i controlli nei luoghi di lavoro.
Dottor Uber, dopo Vaia come è stata gestita la sicurezza e la formazione nei cantieri forestali?
Bisogna fare un piccolo passo indietro. Già nel 2017 si era deciso di affrontare questo comparto dal punto di vista della prevenzione creando un piano mirato del quale il Trentino è stato capofila perché considerato un territorio particolarmente votato a questo settore.
Poi nel 2018 è subentrata Vaia e questo piano è stato integrato e potenziato con una serie di incontri con le aziende e i lavoratori. Abbiamo incontrato una cinquantina di aziende sul territorio e un centinaio lavoratori in alcuni siti forestali dove è stata fatta anche didattica. Erano stati possibili dei trasferimenti di conoscenza tra il servizio di prevenzione svizzero con il nostro soprattutto su alcune modalità di taglio del legname. Tutto questo nell'ottica di formare il personale che doveva lavorare su boschi che non erano quelli soliti ma con alberi schiantati a terra e quindi molto più pericolosi.
Stiamo parlando di aziende trentine o aziende estere?
L'attività di formazione è stata fatta solo con le aziende trentine ma ce ne sono anche di estere. Il lavoro da fare si è subito dimostrato tanto. L'esigenza fin dall'inizio è stata quella di raccogliere il prima possibile il legname schiantato per evitare che perdesse la sua qualità. Quindi questo ha portato all'avvicinamento nel nostro territorio anche di tante aziende estere che sono poi subentrate a quelle del nostro territorio.
Di che numeri parliamo?
Possiamo dire che nel biennio 2019 – 2020 sul nostro territorio sono state presenti circa 300 aziende e quindi di cantieri di utilizzazione forestale. Tra cui molti soggetti esteri.
Ma quindi la formazione che avete portato avanti chi ha riguardato?
Ha riguardato le aziende del nostro territorio. Per le realtà estere è stato impossibile, anche cronologicamente, portare avanti la formazione. Parla anche riferendomi ai lavoratori. Ma comunque sono aziende specializzate.
In questo biennio dopo Vaia con circa 300 aziende sul territorio quanti sono stati i controlli che come Uopsal avete effettuato nei cantieri forestali?
Sostanzialmente abbiamo portato avanti l'attività di vigilanza che ha riguardato una ventina di controlli. Non sono molti ma non non sono pochi, sono quelli programmabili con il personale che abbiamo. Abbiamo una squadra formata da 7 – 8 persone che hanno una attribuzione specifica per il settore forestale ed hanno un equipaggiamento adeguato. Chiaro che alcuni siti del nostro territorio sono poco accessibili ed è qui una delle principali difficoltà. Per l'ultimo infortunio, per esempio, siamo andati il giorno successivo a fare il sopralluogo e ci sono volute quasi 3 ore per arrivarci.
Alcuni sopralluoghi sono difficili poi è anche vero che non possiamo occuparci solo di questo settore perché abbiamo anche molti altri ambiti.
E durante questi venti controlli in due anni avete dato delle sanzioni?
Ci sono state 5 sanzioni. Da un punto di vista infortunistico abbiamo visto un 2020 dove non risultato infortuni mortali nel settore forestale specifico nell'ambito della dipendenza. Quest'anno ne abbiamo avuti già due in sei mesi. Per quanto riguarda gli infortuni la gravità è in genere importante
Ma sulle aziende straniere vengono fatti dei controlli? Di che genere?
Certamente, viene fatta sia una vigilanza diretta che in seguito a infortuni. Certo alcune difficoltà si possono incontrare sia per la lingua parlata ma anche perché spesso provengono da territori dove la normativa di riferimento è diversa dalla nostra e magari sono abituati a gestire le cose in maniera diversa. Il bosco però non cambia.
In una interrogazione del 2019 del consigliere provinciale Filippo Degasperi si faceva riferimento al fatto che l'Uopsal impiega la maggior quota delle sue risorse (fonti citano il 70%) per dare corso alle richieste dell’Autorità Giudiziaria, ovvero per seguire l’istruttoria di polizia giudiziaria nei casi di infortunio già accaduto. Questo ovviamente avrebbe ricaduto sugli altri compiti come quelli di controllo. E' così?
Questo è un aspetto storico e riguarda il supporto che diamo alla magistratura che ci occupa una parte importante del nostro lavoro. Sicuramente parliamo di un impegno che va sopra il 50% senza dubbio. Per la Procura di Rovereto lavoriamo su delega mentre a Trento abbiamo una maggiore autonomia. Questo potrebbe portare ad un fabbisogno di personale maggiore? Beh ovvio che se ce ne arrivasse altro è ben accolto.














