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Movida a Trento, i residenti: ''Pronti a fare causa al Comune''. Intanto la scuola d'infanzia Tambosi scrive al sindaco

Da parte di alcuni residenti vi è l'intenzione di fare causa al Comune per non aver adottato comportamenti idonei a contenere il fenomeno della movida, violando così il diritto alla salute, al riposo e alla tranquillità notturna. Intanto Antonio Girardi, presidente dell'Ente gestore della scuola d'infanzia Tambosi ha scritto una dura lettera al sindaco Ianeselli

Di G.Fin - 18 giugno 2021 - 12:00

TRENTO. ”Deve realisticamente riconoscere che dei suoi appelli all’autocontrollo questi individui se ne fanno un baffo”. Usa queste parole rivolte al sindaco di Trento in un passaggio di una lunga lettera Antonio Girardi, presidente dell'Ente gestore della scuola d'infanzia Tambosi di via Ferruccio 4 Trento.
 

La lettera scritta nelle scorse ore è stata inviata al sindaco di Trento e riguarda l'ormai conosciuto problema della movida e dei tanti disagi denunciati dai cittadini nelle ultime settimana. Purtroppo ieri sera è andato in un scena l'ennesima situazione si assembramento fino a tarda notte con urla e musica alta.
 

Una situazione ormai diventata insopportabile anche a causa dei comportamenti incidente che vengono messi in atto nel corso della notte. Da parte di alcuni residenti vi è l'intenzione di fare causa al Comune per non aver adottato comportamenti idonei a contenere il fenomeno della movida, violando così il diritto alla salute, al riposo e alla tranquillità notturna. Proprio oggi, intanto, sarà deposito dai residenti del comitato. (QUI L'ARTICOLO)

 

 

Qui il testo completo della lettera del presidente dell'Ente gestore della scuola d'infanzia Tambosi

 

Egregio signor Sindaco, difficile condividere la fiducia che emerge dal Suo ennesimo appello al dialogo, visto quel che è accaduto ed è stato ampiamente fotografato e filmato nelle ultime notti. Tutte immagini eloquenti che Le sono state inviate dopo l’incontro da Lei promosso in Comune l’8 giugno scorso con Questore, Commissario del governo, residenti, esercenti e frequentatori dell’area più calda di Trento, e non a causa della temperatura estiva (vicolo S. Maria Maddalena, piazza liceo coreutico Bonporti, via Ferruccio, via Marchetti e dintorni).

Il problema, per risolvere il quale Lei esorta le parti ad autogestirsi (gli universitari isolando chi si comporta male, i residenti tollerando un po’ di chiasso e musica, i titolari dei due bar rinunciando a vendere alcol da asporto dopo una certa ora e assumendo uno steward per allontanare i facinorosi), è a ben guardare uno solo: la totale, intenzionale e reiterata mancanza di rispetto e maleducazione dimostrate dai frequentatori notturni della zona. Una minoranza, certo, su centinaia.

Ma il fatto è che tutti gli altri se ne rendono complici, come Lei ha giustamente osservato in quell’incontro, lasciando che questa minoranza agisca indisturbata. Totale mancanza di rispetto e maleducazione dimostrate da quanti, dandosi appuntamento numerosi in uno spazio ristretto come questo, proprio sotto le abitazioni di chi chiede solo di poter dormire dopo mezzanotte e di non trovare insozzato il quartiere ogni mattina, parlano in gruppo a voce alta fino a tarda ora (e l’effetto è assordante), urlano, ascoltano musica a tutto volume, consumano alcolici da asporto venduti a basso prezzo dai due bar o portati con sé in grande quantità per bere fino ad ubriacarsi in strada.

 

Frequentatori che lordano, urinano davanti ai cancelli sia sui marmi delle strade messe a nuovo dal Comune per centinaia di migliaia di euro, sia sui muri degli edifici imbrattati di case e scuole tra le quali l’ultracentenaria materna Tambosi di Ferruccio. Scuola sulla cui facciata protetta dalla Soprintendenza si sfogano di continuo pessimi writer notturni. Materna – luogo molto sensibile – dove ogni mattina sia il personale interno sia gli addetti di Dolomiti Energia ripuliscono, poveretti, la pregiata pavimentazione e le pareti esterne dai resti delle deiezioni umane (e certe macchie sono indelebili), rimuovono bottiglie, bicchieri di birra e rifiuti dentro e fuori i sacchi abbandonati in strada da cui fuoriescono liquami maleodoranti davanti agli ingressi dove transitano tutti i giorni genitori, bambini, insegnanti e ausiliarie. Il tutto aggravato ora dal caldo che avanza. Uno schifo che si ripete da anni nelle stagioni non invernali. Questo e solo questo, signor Sindaco, è il problema: un problema di inciviltà sorda a qualunque richiamo. Un problema demagogicamente derubricato a comprensibile intemperanza giovanile correlata alla movida e a deriva di un presunto “diritto al divertimento” di universitari il cui desiderio di incontrarsi, bere tanto, schiamazzare senza freni e ballare con musica a palla è stato troppo a lungo compresso.

 

Ma quale movida? Quali universitari? Quale diritto al divertimento? Chiamiamo le cose col loro nome: teppisti, vandali, delinquenti, tutti adulti e (speriamo) vaccinati – altro che giovani studenti e sedicenti autonomi!– che approfittano dell’indifferenza di moltissimi altri frequentatori dell’area per dare sfogo ai loro istinti più bassi, sporcare senza ritegno, provocare e insultare con scritte, schiamazzi e atteggiamenti aggressivi i residenti, le forze dell’ordine e Lei stesso. Di fronte a tanta conclamata idiozia perfino gli esercenti dei bar interessati al business notturno sono arrivati a dichiarare, a parole, di non volere più clienti del genere. Vedremo. Vandali e teppisti delinquenti che ovviamente non hanno partecipato – né erano rappresentati dagli studenti universitari intervenuti – all’incontro con Lei dell’8 giugno.

 

Vandali e teppisti che andrebbero individuati, identificati sul posto e sanzionati senza alcuna indulgenza e senza tregua dalle forze dell’ordine. Vandali e teppisti autori di reati (sempre per chiamare, appunto, le cose col loro nome) tollerati sia dagli altri partecipanti agli assembramenti, inclusi i rappresentanti degli universitari presenti all’incontro con Lei, sia – spiace dirlo – dalle stesse autorità di pubblica sicurezza, nonostante alcuni agenti siano stati malmenati.

Autorità che non di rado lasciano cadere nel vuoto le più che giustificate e ripetute richieste di intervento urgente che arrivano quasi ogni notte ai comandi di polizia (locale e statale) e dei carabinieri dagli esasperati e delusi residenti insonni. Richieste che fin’ora o non hanno ottenuto fattive risposte o ne hanno ricevute di inadeguate, eccetto che negli ultimi fine settimana, quando l’area è stata finalmente presidiata dalle forze dell’ordine per far rispettare la Sua ordinanza di chiusura di due vie e il divieto di consumare alcolici in strada dopo una certa ora. Divieto valido due notti alla settimana.

 

Meglio di niente, ma troppo poco. IncontrandoLa, il Comitato dei residenti ha evidenziato che limitare divieti, presidi e controlli ai soli fine settimana è utile in quelle ore ma insufficiente perché il problema si ripresenta tutte le altre notti. E dal momento che, come Lei stesso ha dichiarato, le criticità oggi a Trento emergono solo in questa zona, non si comprende perché un sia pur discreto presidio delle forze dell’ordine per controllare l’area insieme al divieto di consumo di alcol all’aperto dopo una certa ora (in gran parte all’origine del degrado), non si possano estendere anche alle altre notti della settimana. In modo permanente, fino a quando vandali, teppisti e delinquenti non smetteranno di occupare questo spazio nelle “ore piccole” della giornata. Lascio a Lei e ai lettori giudicare se è chiedere troppo. Esiste una soluzione migliore? Ben venga, ma subito, perché lasciar incancrenire questa situazione fuori controllo non è più tollerabile. Non si tratta di repressione, signor Sindaco, ma di concreta prevenzione.

 

Per dissuadere e allontanare chi si comporta male. Certo, divieti e controlli sposteranno gli assembramenti in altre aree urbane ma – come si è visto in piazza D’Arogno – con un impatto comunque inferiore. Da parte nostra assicuriamo che i frequentatori anche notturni, ma civili, di quest’area, saranno i benvenuti. Comprensibilmente Lei non vorrebbe adottare questi provvedimenti, ma deve realisticamente riconoscere che dei suoi appelli all’autocontrollo questi individui se ne fanno un baffo. E che se davvero vuole tutelare i diritti dei più deboli, che come Lei ha pubblicamente dichiarato sono i residenti, è arrivato il momento di usare fino in fondo l’autorità di cui dispone. Creda, ce n’è bisogno.

 

*

Antonio Girardi
Presidente Ente gestore Scuola Infanzia Tambosi via Ferruccio 4 Trento

 

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