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''Priorità di vaccino anche ai disabili, per loro sofferenze e disagi enormi''. Il direttore dell'Apss: "Non cambiamo. Cittadini e operatori sanitari non capirebbero"

Marco Mongera, padre di una ragazza con problemi di disabilità, ha pubblicato nei giorni scorsi un appello alle istituzioni chiedendo che si parli di dare una priorità ai disabili. La risposta di Benetollo è stata che "i cittadini e gli operatori sanitari non possono capire". Mongera: "Non pretendo di avere le competenze per decidere chi vaccinare prima e chi dopo, ma vogliamo risposte precise. I disabili non possono rimanere ultimi"

Di M.Sartori - 01 February 2021 - 16:46

TRENTO. Tre milioni di italiani sono disabili e tra questi 300 mila sono studenti. Tre milioni di concittadini che andrebbero protetti in quanto più vulnerabili, più soggetti al rischio fisico e psicologico che questa epidemia comporta. A parte una menzione di Arcuri a inizio gennaio però non è stato detto nulla riguardo a quando saranno vaccinati.

 

Questo ha provocato la perplessità dei genitori, ben consapevoli della necessità che i loro figli hanno di essere vaccinati. Non solo perché spesso hanno difese immunitarie ridotte e fanno fatica a portare la mascherina, ma anche perché per loro la lontananza dalla scuola e dagli ambienti di supporto è estremamente più impattante che per i bambini normali.

 

Marco Mongera, padre di una ragazza diciottenne con disabilità, ha pubblicato qualche giorno fa un commovente appello alle amministrazioni, spiegando la situazione e chiedendo che i disabili vengano inseriti tra le categorie prioritarie.

 

“Gran parte di questi bambini – spiega - non riescono a tollerare la mascherina, spesso perdono delle goccioline di saliva perché non hanno il pieno controllo dei muscoli facciali (saper deglutire la saliva non è sempre scontato per loro) e le mani in bocca, dopo aver toccato qualsiasi cosa, sono la loro specialità. Questi aspetti, uniti al fatto che le persone con disabilità, hanno spessissimo difese immunitarie ridotte, rendono queste persone molto più fragili degli altri. Soprattutto i bambini con disabilità cognitive, fanno fatica a capire perché il loro percorso di assistenza/formazione si sia interrotto. Sei mesi di interruzione della loro attività scolastica, formativa o rieducativa, sono come dieci anni di stop scolastico per un bimbo normale. Le informazioni vengono irrimediabilmente perse e si deve ripartire da capo”.

 

“Quando un bambino con disabilità cognitiva si ammala o soffre – continua Mongera - è molto difficile capire se ci sia o quale sia il problema. Questo, anche perché la sensibilità al dolore è diversa da caso a caso. Chi non ha vissuto queste situazioni fa molta fatica a capire cosa vuol dire avere la sensazione che il proprio bimbo o la propria bimba stia soffrendo ma non poter avere la situazione sotto controllo, non capire esattamente cose fare. Sono momenti in cui vorresti trasferire tutti i problemi su te stesso ma non è possibile. Gli occhi di questi bambini parlano e tu ti senti impotente”.

 

“Nonostante tutto questo il governo non parla di questa categoria di persone. Si parla di categorie professionali, di ultra ottantenni, di ultra settantenni, ma mai di persone disabili. Io credo che questi bambini ed in generale tutti i disabili, che, scusate il francesismo, sfiga ne hanno già avuta abbastanza, abbiano il diritto di essere inseriti nelle categorie con priorità di vaccinazione assieme ai loro insegnanti e terapisti in modo tale che possano ritornare a scuola o comunque a fare le loro attività che quasi sempre hanno valenza terapeutica, come tutti gli altri. Esattamente come tutti coloro che possono farlo perché hanno la capacità e la possibilità di adottare comportamenti che limitano la potenziale esposizione al virus”.

 

La sua lettera è anche stata pubblicata dall’Adige, dove nella giornata di ieri è arrivata anche la risposta del direttore dell’Azienda sanitaria, Pier Paolo Benetollo. “In questo momento le indicazioni nazionali sono diverse – scrive il direttore -. Penso che sia sempre importante avere indicazioni omogenee, i cittadini e il personale sanitario non capirebbero”.

 

La risposta ha però provocato la rabbia di Mongera, che a il Dolomiti dichiara: “È una risposta politica che in realtà non risponde a nulla e penso sia irresponsabile da parte del direttore dell’Azienda sanitaria. Cosa vuol dire che i cittadini e i sanitari non capirebbero? Non ho le competenze né la pretesa di decidere chi debba essere vaccinato prima e chi dopo, ma abbiamo bisogno di un esperto che riconosca la categoria dei disabili e che ci dia risposte precise”.

 

“Io faccio poche domande – continua Mongera –, ma specifiche e vorrei delle risposte da parte dei tecnici della sanità. I disabili sono persone più fragili? Ci sono motivazioni per vaccinarli prima di altri? Se la risposta a queste domande è sì allora bisogna iniziare a ragionare su come gestire la situazione. Ripeto: non pretendo di decidere davanti a chi debbano stare, ma al momento il rischio è che finiscano ad essere vaccinati tra gli ultimi. Se io stesso dovessi ricevere la convocazione prima dei disabili allora vorrebbe dire che c’è qualcosa che non funziona”.

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