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Rotta balcanica: verso la catastrofe umanitaria. Ipsia organizza una raccolta fondi: "Aiutateci ad aiutare"

La situazione nei balcani continua a peggiorare. Migliaia di migranti si trovano senza rifugio, costretti a vivere all'aperto nonostante le temperature rigide. A questo si aggiungono le violazioni dei diritti umani, gli abusi, la violenza da parte delle polizie locali e della popolazione. Ipsia organizza una raccolta fondi a supporto dei migranti

archivio Ipsia
Di Ipsia - 25 gennaio 2021 - 11:33

Le condizioni in cui si trovano a vivere le migliaia di migranti che dai campi della Grecia risalgono lungo i paesi balcanici sono terribili e in peggioramento costante. Le violazioni dei diritti umani, gli abusi, la violenza da parte delle polizie locali e della popolazione dei paesi in transito verso i migranti, tra cui donne e bambini costretti a vivere per terra all’aperto e a camminare per migliaia di chilometri, sono una costante di questa rotta.

 

Ma le notizie che provengono dalla Bosnia Erzegovina, come le temperature sempre più rigide, sembrano solo peggiorare.

 

Ipsia, che opera nel Cantone di Una Sana, ha visto prima la chiusura del campo Bira da parte delle autorità locali il 30 settembre 2020 e il trasferimento forzato di circa 600 persone nel campo di tende di Lipa, saturando la struttura e creando una tensione con l'Iom (International Organization for Migration) che gestisce i campi su mandato dell'UE e fornendo supporto al Ministero di sicurezza bosniaco (responsabile delle migrazioni).

 

 

Nonostante le ripetute richieste da parte di Iom sin dal momento dell'installazione del campo di emergenza (creato durante il periodo primaverile per far fronte all'emergenza Coronavirus e offrire riparo a centinaia di persone che si trovavano fuori dai campi in quel periodo) lo Stato bosniaco non ha mai provveduto all'allaccio elettrico e idrico necessari a rendere questo campo utilizzabile anche nel periodo invernale.

 

Con i primi freddi e dopo uno scambio importante di missive tra Bruxelles, Sarajevo e Bihać, Iom ha deciso di lasciare il campo e si è ritirato il 23 dicembre. Durante la fase di disallestimento le tende dormitorio sono state incendiate, lasciando scheletri arrugginiti di brandine e tensostrutture ad essere l'unico riparo per le quasi 1500 persone rimaste a Lipa.

 

 

In quella giornata infatti i migranti hanno provato a spostarsi, chi andando verso Bihać, chi andando verso Sarajevo dove i campi anche sono super affollati o al game. Circa 500 di loro sono riusciti a raggiungere Bihac o Sarajevo, ma almeno 900 sono da allora intrappolati nell'altopiano, senza che sia stata presa una decisione sul loro destino.

 

Nella città di Bihać, il centro di accoglienza temporanea Bira è ancora in perfetto stato di funzionamento, ma la popolazione locale, il sindaco della città e il premier cantonale si rifiutano di scendere a patti con Sarajevo e l'UE che più volte ufficialmente hanno richiesto la riapertura temporanea del Bira intanto che il campo di Lipa non venga ricostruito.

 

 

La tensione è estrema, i migranti dal 01.01.2021 fino al 05.01.2021 hanno portato uno sciopero della fame e non hanno accettato il cibo che ogni giorno viene portato su dalla Croce Rossa di Bihać, come segno di protesta. Si rifiutano inoltre di andare a dormire nelle tende che sono state montate dall'esercito bosniaco dopo che la decisione da parte del ministero di sicurezza bosniaco di spostare tutti nella caserma di Bradina in Erzegovina è fallita, viste le proteste locali che si sono generate.

 

Nonostante le visite il 03.01 a Lipa e a Bihać del Ministro della sicurezza nell'ennesimo tentativo di trovare una mediazione con il governo locale, non si è ancora trovato alcun accordo e sembra che ciò che resta del campo di Lipa resterà in funzione, tenendo le persone in condizioni estreme ancora per lungo tempo.

 

Inutile dire in che condizioni vivono da giorni le persone, costrette a muoversi nel fango o sotto la neve, senza luce, acqua e gabinetti e senza riparo, vittime di giochi politici e discriminazione.

 

 

Ipsia da anni collabora con la Caritas locale e la Croce Rossa locale che nonostante tutte le avversità e i giochi politici che vengono fatti sulla pelle delle persone, porta il proprio aiuto e supporto ai migranti sin dall'aprile 2018 quando l'emergenza migratoria ha impattato Bihać.

 

Per questo chiediamo, in questo momento di confusione, di “aiutarci ad aiutare” chi già sta lavorando in modo instancabile sul posto: tutti i giorni il personale della Croce Rossa si reca al campo di Lipa, consegnando i lunch packet, e offrono sostegno medico e distribuiscono guardaroba, sacchi a pelo e coperte a chi ne ha bisogno (oltre che continuare la preparazione dei pasti per i migranti dei Sedra e del Borici).

 

Vista la situazione a Lipa Ipsia ha deciso di lanciare una campagna di raccolta fondi che durerà fino a fine febbraio. Il denaro che verrà raccolto sarà destinato a sostegno delle attività della Croce Rossa a Lipa e alle iniziative che verranno messe in atto una volta finita l’emergenza (quando i riflettori dei media si spegneranno su tale fenomeno), in particolare i fondi supporteranno:

- acquisto di cibo per le persone nei campi di transito a Bihać

- acquisto di materiale per primo soccorso per curare le ferite e le ustioni (disinfettante, garze, bende, pomate)

- acquisto di kit igienici

 

Rispetto al piano di aiuti in Bosnia, in questo momento si è optato per una raccolta fondi e non per la raccolta di materiale e di vestiario in Italia e in Trentino in quanto la situazione è tesa anche nei confronti dei cittadini locali: si vuole quindi comprare sul posto il necessario, in modo da aiutare anche le comunità locali in queste terre già provate che sono messe alla prova dal passaggio e dalla presenza costante di migliaia di profughi. Inoltre la priorità a livello logistico è nell'organizzare ripari, tende riscaldate, generatori per la luce, e si preferisce non appesantire ulteriormente gli operatori con operazioni di smistamento delle merci.

 

Grazie a tutti coloro che hanno espresso il loro sostegno fino ad ora e a tutti quelli che vorranno entrare a far parte della squadra donando un contributo a: https://sostieni.Ipsia-acli.it/crowd/balkan-route/  oppure a versarlo sul conto corrente della sede trentina (iban IT29G0830401807000007335132), presso la Cassa Rurale di Trento, intestato a Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI Trentine.

Foto archivio Ipsia

 

Chi è Ipsia

 

Ipsia è l'ong delle Acli; è presente da più di 20 anni nei Balcani e opera lungo la rotta migratoria dei Balcani occidentali a partire dal 2015, inizialmente con interventi di monitoraggio e sostegno umanitario.

Fu proprio la sede trentina di Ipsia grazie al contributo della Provincia Autonoma di Trento a guidare un intervento di emergenza nel freddo inverno 2015 con la fornitura di 40.000 zuppe per riscaldare i profughi stremati, la distribuzione di 5.000 launch-packet, 2.500 kit igienici sanitari per donne e 3.500 kit igienici per bambini e fornendo il campo di Preševo in Serbia, al confine con la Macedonia, con cucine da campo e strutture mobili per l’emergenza, un furgone per poter effettuare la distribuzione di emergenza anche in zone limitrofe, containers per lo stoccaggio di materiale e lavatrici per permettere ai migranti di lavare i vestiti sudici.

 

Dopo questo intervento emergenziale le attività sono proseguite anche su altri fronti, come interventi di sostegno psico-sociale nei campi profughi in Serbia. Il partner principale è sempre la Caritas, con la quale nel settembre 2017 sono stati aperti nel centro per richiedenti asilo di Bogovadja il primo Social Cafè, uno spazio in cui svolgere attività ricreative, animative, di socializzazione per cercare di ledere le ferite psicologiche che provoca il vivere costantemente in un campo profughi per anni.

 

Dalla primavera del 2018 con lo spostamento della rotta e l’inizio dell’emergenza migranti in Bosnia Erzegovina si è sostenuta la Croce Rossa locale nella distribuzione di pasti caldi, nell’istituzione di un info-point per la gestione e la distribuzione di vestiti e aiuti e nell’organizzazione di attività e laboratori con i bambini nel campo profughi di Borići.

 

Nel dicembre del 2018 Ipsia del Trentino ha contribuito, grazie al contributo della Pat, all'apertura nel Cantone di Una Sana, all’interno del campo più grande della Bosnia Erzegovina, il Centro di Transito Bira a Bihać, il cosiddetto Čaj Corner, l’angolo del tè dove gli operatori e i volontari ogni giorno distribuiscono 600 tè caldi e promuovono attività ricreative, sportive, animative per gli oltre 1500 ospiti del campo, tra cui oltre 500 minori non accompagnati. 

 

L’obiettivo di questi Social corner è quello di migliorare la qualità del tempo che le persone sono costrette a vivere nei centri di accoglienza durante il loro percorso migratorio e portare un messaggio di solidarietà e vicinanza umana che ridia dignità a persone che hanno perso tutto in questi anni di viaggio in condizioni terribili.

 

Oltre al supporto nei campi, gli operatori affiancano i pochi volontari locali nella preparazione e distribuzione di differenti kit contenenti cibo, vestiti, sacchi a pelo, materiale igienico-sanitario, per le persone costrette a vivere fuori dai campi, come ad esempio a Lipa e in altre situazioni di emergenza.

 

Queste attività emergenziali, che passano dal sostegno alimentare a quello psicologico, portate avanti insieme da Caritas Bosnia, Caritas Italiana, Ipsia e Croce Rossa, hanno attirato lo sguardo di Papa Francesco da sempre attento ai più poveri, che in occasione della giornata mondiale  del migrante e del rifugiato, celebrata il 27 settembre 2020, ha deciso di inviare attraverso la Nunziatura Apostolica in Bosnia-Erzegovina un aiuto concreto per poter dare sostegno ai migranti e strumenti di soccorso ai loro accompagnatori.

 

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