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| 21 mag 2021 | 12:36

Salto della lista per vaccinarsi, Zeni: ''Dall'azienda sanitaria verifiche superficiali e non sarebbero stati esclusi altri errori''

Il consigliere provinciale ha chiesto la documentazione dell'indagine dopo il caso Nava.  Il controllo, ha spiegato Zeni, è consistito nel filtrare al computer i nomi dei vaccinati in 4 giornate, e si è deciso che quelli potenzialmente non regolari avrebbero potuto essere soltanto quelli registrati dai tanti diversi operatori dell’Apss nella categoria 'altro'. Peraltro, spiega ancora il consigliere provinciale, ammettendo che potrebbero esserci stati degli “errori” di catalogazione delle categorie 

Salto della lista per vaccinarsi, Zeni: Dall'azienda sanitaria verifiche superficiali e non sarebbero stati esclusi altri

TRENTO. “Un'indagine superficiale?” e questa la domanda che il consigliere provinciale ed ex assessore alla Salute, Luca Zeni, si chiede in merito alle conclusioni che sono arrivate dopo le verifiche dell'Apss sui profili di responsabilità riguardanti l'ormai conosciuto “Caso Nava”.

 

La vicenda risale alle fine di marzo scorso quando fu scoperto che il direttore per l'integrazione socio-sanitaria dell'azienda sanitaria trentina fece vaccinare la moglie nei primi giorni di gennaio. (QUI L'ARTICOLO)

 

Medico di ruolo, il dirigente è stato poi assegnato a un diverso incarico, che riguarda il supporto clinico-organizzativo e di sanità pubblica alle Rsa. Provincia e Azienda sanitaria, a seguito della conclusione dell'inchiesta interna, attraverso una nota avevano spiegato che la familiare del dottor Nava era stata l'unica persona non appartenente al personale Apss a ricevere il vaccino. Nessun'altra criticità. (QUI L'ARTICOLO)

 

Una spiegazione però, che non è bastata a consigliere Zeni che ha deciso di approfondire la vicenda chiedendo di poter prendere visione della documentazione riguardante proprio l’indagine interna condotta dall’Azienda sanitaria provinciale.

 

Obiettivo della commissione, oltre che ricostruire il caso specifico, era accertare se si fossero verificati casi analoghi, e questo è anche il profilo di maggior interesse politico sul quale proprio Zeni ha voluto vederci chiaro nelle sue funzioni di controllo previste dal ruolo.

 

“Purtroppo l’Azienda sanitaria non ha fornito il materiale completo, adducendo motivi di riservatezza, forse ignorando che il diritto di informazione dei consiglieri provinciali contempla l’accesso a tutta la documentazione richiesta, naturalmente con obbligo di riservatezza qualora previsto” ha spiegato nell'interrogazione il consigliere attraverso la quale pone alcune domande importanti.

 

Per capire bene la vicenda, occorre però fare un passo indietro e comprendere le modalità attraverso cui è stata portata avanti l'indagine da parte dell'Azienda Sanitaria.

 

La commissione, diretta dal dottore Ferro, ha proceduto ad un controllo nei vari elenchi per verificare se esistessero nominativi estranei all'azienda sanitaria. Il direttore generale, spiega Zeni nell'interrogazione, ha quindi scelto 4 giornate “a caso” ma nemmeno ad estrazione, soltanto su sua personale scelta. In quell’occasione è stato chiesto a due funzionari informatici di svolgere un controllo, effettuato in pochi minuti, derivante da un semplice incrocio di dati.

 

Sono stati estratti i riferimenti a 79 mila vaccinati e poi preso soltanto i dati relativi alle 3071 persone vaccinate nei 4 giorni scelti dal direttore generale. A questo valore sono stati tolti tutti gli anziani (sono rimasti quindi 1224 nomi), e poi tutti quelli inseriti nella categoria “dipendenti apss” (sono rimasti 407 nomi).

 

Dei 407 nomi rimasti si è deciso di verificare soltanto quante persone fossero state classificate sotto la categoria “altro”. Da questa estrazione sono risultate 11 persone. E si è concluso che eventuali problemi potrebbero esserci stati solo su queste 11 persone, ma per questioni di privacy ci si fermava lì.

 

“Il controllo – ha spiegato Zeni - è consistito nel filtrare al computer i nomi dei vaccinati in 4 giornate, e si è deciso che quelli potenzialmente non regolari avrebbero potuto essere soltanto quelli registrati dai tanti diversi operatori dell’Apss nella categoria 'altro'”. Peraltro, spiega ancora il consigliere provinciale, ammettendo che potrebbero esserci stati degli “errori” di catalogazione delle categorie visto l'inserimento nel sistema dei dati in modo manuale da parte degli operatori.

 

“Per privacy – ha continuato Zeni – si è però specificato che non si sarebbe provveduto a verificare tutti i 3071 nomi, ma nemmeno i soli 407 usciti dalle prime scremature, e neppure gli 11 classificati come 'altro'. Si può affermare, senza timore di essere smentiti, che questo metodo di indagine non sarà insegnato nelle migliori università come best practice a livello internazionale, e probabilmente nemmeno nelle scuole primarie”.

 

L'indagine fatta dall'Apss, però, ha messo in luce anche un altro aspetto che non è sfuggito a Zeni. La visita alle sedi vaccinali di Trento, Rovereto, Borgo e Cles fatta dalla commissione per chiedere al personale come si comportasse in caso di dosi in avanzo, ha mostrato come vi siano stati “comportamenti diversi, in mancanza di una direttiva unitaria da parte di Apss e – se in generale si è cercato di anticipare appuntamenti di persone già prenotate o di favorire sanitari o categorie fragili. In alcuni casi non si è esclusa la possibilità di somministrazione a 'persone che si sono presentate volontariamente presso la sede vaccinale o accompagnatori degli anziani vaccinati nella seduta".

 

Peraltro, sempre nella documentazione a cui Zeni è avvenuto in possesso, si riporta la dichiarazione di un medico che stima nel 15-20% la rinuncia al vaccino dei prenotati per Astrazeneca, il 2/3% per Pfizer; se fossero corrette queste stime, si parlerebbe di decine di migliaia di persone sul totale.

 

Di certo, qualche dubbio sull'indagine può nascere. Per questo il consigliere Luca Zeni ha deciso di depositare un'interrogazione nella quale chiede conto sulle modalità usate, sul perché sia stata fatta una semplice verifica informatica e ancora perché su un numero così limitato di giornate/persone. Tra le domande anche quella di conoscere “quali siano le linee guida successivamente adottate dall’azienda sanitaria per i casi di dosi in avanzo”.

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