Aids, in Trentino sono oltre 700 le persone con Hiv seguite dall'Apss. In aumento i contagi tra i 25 e 29 anni, Lanzafame: ''Manca la cultura della prevenzione''
Il trend dei contagi da Hiv è fortunatamente in discesa ma purtroppo il dramma è rappresentato dalle diagnosi tardive. Il responsabile dell'Unità operativa malattie infettive dell'Apss a il Dolomiti: "Oggi abbiamo terapie importanti, abbiamo una profilassi preventiva , abbiamo farmaci per chi, per vari motivi, non vuole usare il preservativo. Le armi le abbiamo. Ma manca la cultura della prevenzione, la consapevolezza delle persone"

TRENTO. “Il vero dramma di oggi è che sull'Aids manca informazione e soprattutto prevenzione”. Massimiliano Lanzafame, responsabile dell'Unità operativa malattie infettive dell'Apss, lo ripete più volte: “Abbiamo le armi per combattere questo virus ma tanti giovani oggi non sanno nemmeno cosa sia l'Hiv e bisognerebbe ricominciare a creare cultura della prevenzione a partire dalla scuola”. Parole forti e importanti in occasione della Giornata Mondiale contro l'Aids.
Ad oggi quello dell'infezione da Hiv è uno dei campi in cui i progressi scientifici in ambito diagnostico e farmacologico hanno raggiunto traguardi importanti, trasformando proprio l'Hiv in una malattia cronica. Allo stesso tempo è stata migliorata la qualità della vita di chi ha contratto l'infezione. Ciononostante, le statistiche ci dicono che persistono purtroppo le diagnosi tardive.
Dottor Lanzafame, partiamo dai dati. Quante sono le infezioni da Hiv in Trentino?
I dati italiani vengono raccolti dal Centro operativo Aids che si trova all'interno dell'Istituto superiore di Sanità e riguardano sempre l'anno antecedente. E' bene chiarire subito che i dati degli ultimi anni sono un po' falsati dalla pandemia Covid. In particolar modo quelli riferiti al 2020 quando abbiamo avuto il lockdown e le misure restrittive hanno determinato la riduzione degli accessi a livello ospedaliero e una riduzione delle diagnosi. Questo ha portato ad una sottostima delle nuove infezioni.
Il trend, però, fortunatamente dal 2012 possiamo dire che è in discesa. Nel 2019 abbiamo avuto a livello nazionale 2005 nuove diagnosi e nel 2020 sono state 1330. Nel 2021, invece, il Centro Operativo Aids ha registrato 1770 nuovi casi.
Nel 2020 il Trentino si è posizionato fra le prime 4 regioni per numero di nuovi diagnosi con un'incidenza che si è attestata a circa 3,7 nuove diagnosi per 100 mila residenti con 19 casi, l'80% maschi. L'anno seguente, il 2021, abbiamo registrato una diminuzione con 6 nuove diagnosi passando in questo modo da un'incidenza di 3.7 a 1.1.
Oggi in Trentino sono circa 750 le persone con l'Hiv che vengono seguite regolarmente.
Cosa dicono questo numeri? I contagi stanno continuando
Circa 20 anni fa l'Oms aveva stabilito la cosiddetta strategia “90-90-90” attraverso la quale si puntava a diagnosticare il 90% di tutti i casi di Hiv, ad assicurare almeno al 90% di tutte le persone diagnosticate l’accesso alle terapie e a far in modo che il 90% di loro raggiunga la soppressione della carica virale. Con questa strategia era stato calcolato che l'Aids sarebbe stata sconfitta entro il 2030.
Questo però non avverrà perché manca informazione e prevenzione ed è questo il vero dramma. Nonostante le terapie innovative che abbiamo a disposizione, nonostante sappiamo che assumendo la terapia in maniera corretta si riesca a mettere sotto controllo il virus fino ad arrivare alla non contagiosità, circa 2/3 delle diagnosi di infezione Hiv avvengono in concomitanza con la diagnosi di Aids. Questo significa che si arriva tardi a sapere di essere infettati. Ci sono persone ignare del loro status che da un lato contagiano altri e dall'altro rischiano anche la morte.
Manca la conoscenza e la cultura della prevenzione. Io 30 anni fa ero uno specializzando e il mio direttore mi mandava, con altri, nelle scuole a parlare di malattie sessualmente trasmissibili. C'era l'aiuto dei presidi, si usavano parole appropriate e questo consentiva di fare una certa cultura che però oggi sembra essere scomparsa. Oggi molto spesso il giovane non sa nemmeno cosa sia l'Hiv. Il maggior numero di nuove infezione negli ultimi anni riguardano la fascia d'età 25 – 29 anni.
Oggi la trasmissione del virus dell'Hiv come avviene in prevalenza?
E' una patologia che viene trasmessa per via sessuale. Negli anni Ottanta, invece, dominava la tossicodipendenza. Ma per tutto questo abbiamo oggi terapie importanti, abbiamo una profilassi preventiva , abbiamo farmaci per chi, per vari motivi, non vuole usare il preservativo. Le armi le abbiamo. Ma manca la consapevolezza delle persone. Non possiamo ridurci a parlarne purtroppo solo in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids.
Uno degli aspetti su cui fare attenzione è la diagnosi tardiva.
Il Centro Operativo Aids indica che nel 2021 sono state oltre il 60% le diagnosi arrivate tardi. Questo perché la maggior parte delle persone va a fare il test in presenza di sintomi e tanti continuano a non sapere di avere questo virus.
Nell'ambito della prevenzione esiste anche la profilassi pre-esposizione (PrEP). Di cosa stiamo parlando? Ha conseguenze?
Parliamo di una terapia preventiva che si fa usando gli stessi farmaci usati per le persone con Hiv. Quando a marzo sono arrivato qui in Trentino a dirigere questa unità la prima cosa che ho fatto è stata quella di aprire un ambulatorio PrEP in modo tale che le persone avessero anche questo mezzo. La prevenzione dovrebbe essere fatta con il preservativo ma chi non vuole per svariati motivi ha anche questa opportunità assumendo dei farmaci per proteggersi dal contagio.
Rispetto il passato le terapie antivirali come questa sono più 'maneggevoli' meno gravate da effetti collaterali. Ma si va sempre a somministrare qualcosa di chimico che può avere degli effetti. Può essere fatta in modo continuativo o solo il giorno in cui si ha il rapporto sessuale. Si eseguono le analisi del sangue per verificare l'insorgenza di effetti negativi.
L'infezione da Hiv e la malattia dell'Aids ha ancora un impatto sociale rilevante?
Purtroppo si. L'impatto sociale che ha questa patologia è importante. La stigmatizzazione, la ghettizzazione purtroppo esistono ancora. Stanno sorgendo delle strategie per evitare alla persona che vuole effettuare un test di venire in ospedale perché si è capito che l'ambiente sanitario spesso è una barriera. Stanno nascendo in diverse zone d'Italia dei check point, strutture gestite da non sanitari dove una persona può entrare e fare test di screening per malattie sessualmente trasmissibili. Questo porta la persona ad accedere con meno patemi d'animo e si incrementano le diagnosi precoci.
Noi nella nostra Unità di malattie infettive siamo aperti e facciamo test gratuiti tutto l'anno dal lunedì al venerdì in completo anonimato e possiamo anche dare informazioni.


















