Alt al consumo di suolo in Trentino, l'appello degli agricoltori: "E' sempre meno accettabile che ci siano zone urbanizzate non utilizzate''
Per gli agricoltori trentini serve un attento censimento di tutte le aree industriali e artigianali presenti e non utilizzate. Calovi: "La nostra ambizione dovrebbe essere quella di restituire alle generazioni future un territorio migliore di come lo abbiamo trovato noi”

TRENTO. Consumo del suolo? Serve un censimento di tutte le aree industriali e artigianali presenti e non utilizzate perché “Prima di occupare nuovi terreni sarebbe indispensabile recuperare quanto è già stato destinato ed inutilizzato, spesso in stato di conservazione piuttosto precario”. E' questo il messaggio che arriva da Paolo Calovi, presidente CIA-Agricoltori italiani del Trentino. Un monito da un lato sulla necessità di essere sempre estremamente prudenti nel programmare e progettare l’uso del suolo che deve essere sempre rispettato, valorizzato e attentamente destinato.
Nei giorni scorsi il quadro della situazione era stato presentato durante la Terza commissione in Provincia dall'Osservatorio del paesaggio trentino. Era emerso un territorio al limite con una sofferenza soprattutto nel fondovalle. A inizio '900 erano 90 gli ettari di suolo consumati si è saliti a 398 ettari sulla base dei dati di due anni fa. (QUI L'ARTICOLO)
“La conosciamo bene, noi agricoltori di montagna – ha spiegato Calovi - l’importanza della terra molte volte recuperata costruendo terrazzamenti, competendo con i boschi e con le pendenze, plasmando le pendici dei nostri monti, bonificando il fondovalle con la regimentazione delle acque e spingendoci ad utilizzare al meglio anche le aree più elevate dei nostri alpeggi. Sono state e sono ancora fatiche che hanno un valore non solo per l’agricoltura, ma anche per la collettività, il turismo e per tutti gli altri settori produttivi”.
L'attenta gestione del suolo, infatti, consente di prevenire dissesti idrogeologici che con i cambiamenti climatici è, e diventerà sempre più, rilevante. Un suolo sano e curato riesce a sopportare meglio i fenomeni meteo che ogni volta con più frequenza, si stanno ripetendo nel nostro territorio.
Nessuna battaglia, però, nei confronti dell'urbanizzazione. “Il settore agricolo – spiega i presidente di Cia Trentino - è ben conscio dell’importanza strategica dello sviluppo infrastrutturale, residenziale, produttivo e turistico. Non siamo degli integralisti della salvaguardia. Sappiamo però che un terreno urbanizzato difficilmente ritorna ad essere coltivabile e quindi bisogna anche essere estremamente prudenti nel programmare e progettare l’uso del suolo che deve essere sempre rispettato, valorizzato e attentamente destinato”.
Si tratta di una delle sfide della transazione ecologica che ci obbliga (correttamente) a fare scelte razionali e mirate alla sostenibilità in tutte le sue forme con grande attenzione al futuro.
“Non è semplice – spiega Calovi - ma crediamo si possa partire da un attento censimento di tutte le aree industriali e artigianali presenti e non utilizzate. Abbiamo un esempio virtuoso della conversione con il recupero di un’area industriale dismessa da parte del gruppo Mezzocorona con la realizzazione delle sue cantine. Si potrebbero poi allentare alcuni vincoli urbanistici per i centri storici così da favorirne il riutilizzo”.
Per gli agricoltori trentini “E' sempre meno accettabile che ci siano zone urbanizzate non utilizzate, e contemporaneamente richieste di nuove aree di espansione che eventualmente dovranno essere integrate con il paesaggio che le circonda. La nostra ambizione dovrebbe essere quella di restituire alle generazioni future un territorio migliore di come lo abbiamo trovato noi”.


















