Blitz di Mountain Wilderness alla 'Ferrata delle Aquile' in Paganella: ''Basta ferraglia, montagna svenduta al turismo degli sport adrenalinici''
Mountain Wilderness punta il dito su questa ferrata che nel 2017, viene spiegato, ha visto l’apertura di una “spettacolare” correzione che l’ha resa ancora più “mozzafiato”: la variante del Volo dell’Aquila. La campagna è stata avviata da tempo per far capire che "L’antropizzazione forzata ed innaturale di questi spazi ne soffoca irrimediabilmente la vocazione"

TRENTO. Tocca anche la Ferrata delle Aquile in Paganella la compagna di Mountain Wilderness “Basta Ferraglia, basta nuove ferrate”. Il blitz è avvenuto nei giorni scorsi con l'esposizione di uno striscione.
Mountain Wilderness punta il dito su questa ferrata che nel 2017, viene spiegato, ha visto l’apertura di una “spettacolare” correzione che l’ha resa ancora più “mozzafiato”: la variante del Volo dell’Aquila. “E’ il prototipo delle ferrate oggetto dei nostri blitz – spiega Mountain Wilderness - realizzata unicamente come 'attrazione' su una montagna, la Paganella, ormai svenduta al turismo degli 'sport adrenalinici'''.
La campagna portata avanti rientra nei compiti di Mountain Wilderness: dar vita ad azioni provocatorie ed esemplari, capaci di scuotere l’opinione pubblica, facendo crescere tra i cittadini la consapevolezza dell’importanza di problemi considerati fino a quel momento marginali, se non addirittura del tutto ignorati.

“Equipaggiare la montagna selvaggia – viene spiegato - con impianti di risalita, strade di quota, vie ferrate e quant’altro equivale ad addomesticare un ambiente geografico che trae il suo significato proprio dal proporsi come non addomesticato e non addomesticabile. L’antropizzazione forzata ed innaturale di questi spazi ne soffoca irrimediabilmente la vocazione: non li trasforma in docili schiavi. Li uccide”.
L’installazione sempre più diffusa di queste strutture, spiega ancora Mountain Wilderness, “ha ripercussioni relazionali (tra l’uomo e l’ambiente) e conseguenze ambientali tali da causare una regressione culturale in rapporto alla natura verticale”.













