"Le Dolomiti sono diventate il luna park di qualche danaroso turista annoiato", il Cai Veneto denuncia: "Persone elitrasportate sulla cima per poi lanciarsi con la tuta alare"
Il Cai Veneto prende posizione sull’eliturismo e sul sovraffollamento turistico in montagna denunciando un caso avvenuto pochi giorni fa sulla cima della Torre Trieste: "La 'torre delle torri' trasformata in una giostra: l’elicottero per noi non è un nemico, né un mezzo tecnologico da mettere in discussione, ma oggi è più che mai indispensabile regolamentare il suo utilizzo. Basta, riportiamo la montagna al centro"

BELLUNO. Una presa di posizione dura, decisa e nettissima quella del Cai Veneto: filtra una certa rabbia mista a sconforto nelle parole del presidente Francesco Abbruscato, intervenuto sul tema dell'eliturismo e del sovraffollamento turistico in montagna.
Considerazioni che partono da un caso specifico molto grave: "Che le Dolomiti o, meglio, le montagne siano diventate il luna park di qualche danaroso turista annoiato è ormai assodato - scrive il Cai Veneto -. La notizia, più precisamente l’indignazione di due alpinisti che arriva via posta al Cai Centrale e al Cai Veneto, è alquanto sconcertante. I due alpinisti, impegnati nell’avvicinamento alla Torre Trieste nel Gruppo del Civetta, sono stati testimoni involontari e stizziti di una “performance” che ha visto più di 20 persone elitrasportate sulla cima della Torre Trieste, per poi lanciarsi nel vuoto con paracadute e wingsuit (tuta alare). La 'torre delle torri' trasformata in una giostra".
"Di fatto nell’ultimo decennio, e in particolare dopo la pandemia, le Alpi italiane e soprattutto le Dolomiti, sono state trasformate in veri e propri palcoscenici di un turismo ad alto impatto, per niente sostenibile, spesso contraddistinto dall’uso e abuso di elicotteri per trasportare turisti verso rifugi, piste da sci o luoghi panoramici. Questa pratica, nota come eliturismo, rappresenta una sfida significativa per la tutela ambientale delle Alpi italiane, ma si scontra con un vuoto normativo a livello nazionale che la rende di fatto poco regolamentata".
"Alla luce delle circostanziate proteste che puntualmente si ripetono da qualche anno nel medesimo periodo della pausa delle ferie estive, il Gruppo Regionale del Cai Veneto ritiene indispensabile e inderogabile la redazione di un regolamento regionale sull’attività di volo nelle zone di montagna al fine di salvaguardare l’ambiente naturale montano da un punto di vista sia ecologico che acustico."
"Per il Gruppo Regionale del Cai Veneto - prosegue il comunicato - l’elicottero non è un nemico, né un mezzo tecnologico da mettere in discussione, ma oggi è più che mai indispensabile regolamentare il suo utilizzo. L’elicottero in montagna è utile: per i soccorsi (il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino ne fa largo uso!), per la sorveglianza del territorio, per i rifornimenti ai rifugi (compresi quelli del Cai!), per le ristrutturazioni in quota. Deve essere considerata l’incidenza negativa di disturbo che ne deriva dal lasciare alla libera iniziativa il trasporto, tramite elicottero, di gruppi di persone con soli fini ludici sulle cime montuose del Veneto, sia durante il periodo estivo che in quello invernale, senza un supporto normativo e senza analizzare gli eventuali fenomeni di impatto cumulativo tra la pratica dell’eliturismo e altre attività antropiche".
Insomma, per il Cai Veneto questo uso indiscriminato di mezzi tecnologici (elicottero, impianti) "ha ridotto la montagna ad un bene da acquistare".
"Più pago e più facilmente ottengo di raggiungere il posto iconico dove fare il selfie tanto desiderato. Non importa il come, né tanto meno quello che fa da sfondo all’immagine. Delle centinaia di persone che raggiungo troppo facilmente il Lago di Sorapis o i prati di Seceda o le martoriate Tre Cime (che poi non sono tre) o la cima della Torre Trieste, non conoscono nulla dei sassi che calpestano, delle vicende, cariche di umanità a volte tragiche, di cui queste pareti sono state mute testimoni. Per cui la cosa più sbagliata, oggi, è assecondare questo decadimento, facilitare in ogni modo il raggiungimento di questi luoghi".
"Il gruppo regionale del Cai Veneto ha affrontato la questione più volte in questi decenni, esprimendo la propria contrarietà sul mai risolto problema dei limiti all’eliturismo e sulla netta contrarietà a realizzare nuovi impianti meccanici di risalita. Pensiamo che sia giunto il momento che il futuro (nuovo) Consiglio Regionale del Veneto, avvii una sollecita discussione con una proposta di Legge Regionale sul tema. Come Club Alpino Italiano, come Cai Veneto, come socie e soci di questo secolare sodalizio dobbiamo prendere coraggio e prendere posizione. Sia nel profondo significato di essere socie e soci del Cai da cui ne consegue un rispetto inappellabile nella propria auto regolamentazione (bidecalogo), sia nel quotidiano impegno di migliorare e aumentare la formazione delle socie e dei soci inserendo, sia in tutti corsi che nell’ambito delle uscite, la conoscenza e tutela dell’ambiente montano".
"Occorre riportare la montagna al centro - conclude il Cai Veneto -. E con montagna si intende: ambiente, natura, chi vive e lavora. Ma anche storia, cultura e tradizioni che non possono essere sopraffatte dalla parità di bilancio dal mero interesse economico. Per fare questo bisogna riconoscere la specificità della montagna e investire, con lungimiranza, nel futuro. Il Gruppo Regionale Cai Veneto rappresenta 65 Sezioni e oltre 70 mila socie e soci presenti in tutto il territorio in modo capillare, molti dei quali vivono e lavorano in montagna e sono sicuramente degli interlocutori privilegiati da ascoltare".













