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| 22 lug 2022 | 13:30

Carcere sovraffollato e mancano un terzo degli agenti e metà degli educatori: “Molti detenuti hanno problemi di salute mentale e di tossicodipendenza”, la visita di Zanella

In carcere al momento sono presenti circa 320 detenuti, un numero osserva Zanella ormai stabilmente al di sopra dei 240 posti previsti all’apertura della Casa circondariale: “Questa struttura è parte del nostro territorio e della nostra città finché non si approderà a forme di vera ‘riabilitazione sociale’, meno alienanti e totalizzanti, è importante che nella nostra casa circondariale si facciano maggiori investimenti per rendere centrale la funzione rieducativa”

Carcere sovraffollato e mancano un terzo degli agenti e metà degli educatori
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Recentemente il consigliere provinciale di Futura, Paolo Zanella, ha effettuato una visita al carcere a Spini di Gardolo dove ha incontrato la direttrice Anna Rita Nuzzaci, la Garante per i diritti dei detenuti, Antonia Menghini, alcune detenute, operatori sanitari e pure dei lavoratori che gestiscono i servizi lavorativi interni alla struttura.

 

Partendo dalle buone notizie, Zanella osserva come la situazione dell’assistenza sanitaria stia migliorando. A Spini infatti mancavano medici ma ora, grazie all’aumento delle retribuzioni, l’organico dovrebbe tornare a regime entro il mese prossimo, potendo così garantire assistenza medica sulle 24 ore. Inoltre pure il personale infermieristico è tornato a essere più o meno in linea con l’organico previsto.

 

“In carcere al momento sono presenti circa 320 persone detenute un numero ormai stabilmente al di sopra dei 240 posti previsti all’apertura della Casa circondariale”, osserva il consigliere che non manca di far notare come la capienza sia stata aumentata unilateralmente dal Dipartimento Amministrazione Penitenziaria che alcuni anni fa la portò a 410 posti. “Quest’ultimo un aspetto che aggrava la situazione di carenza di personale, che rimane critica”.

 

Le criticità però non finiscono qui. “Molti detenuti hanno problemi di salute mentale e circa un terzo hanno problemi di tossicodipendenza e sono in carico al Serd”. In questo caso le difficoltà maggiori nella gestione dei detenuti con problemi psichiatrici rimangono quelle di reinserimento e presa in carico da parte dei servizi territoriali, anch’essi in un momento di difficoltà. “Per le persone con problemi di tossicodipendenza, specie quelle che non hanno i criteri per accedere nel tempo a una comunità terapeutica, sarebbe importante avere un regime trattamentale riabilitativo in carcere, che attualmente non c’è”.

 

Notevoli problemi sono stati riscontrati anche per quanto riguarda la situazione del personale del settore educativo (funzionari giuridico-pedagogici) e di polizia penitenziaria. “Mancano metà degli educatori (tre su sei) e circa un terzo dei poliziotti”. Per affrontare questi temi Futura aveva presentato una serie di mozioni. A breve ci saranno le assunzioni legate al concorso nazionale per educatori “ma – avverte Zanella – solo garantendo la presenza di entrambe le figure è possibile la realizzazione di attività rieducative per il reinserimento sociale e solo così si previene la reiterazione dei reati e quindi la sicurezza del territorio”.

 

Da ultimo la questione dei diritti sociali in carcere. Ad aprile il Provveditorato del Triveneto ha inviato una circolare agli istituti penitenziari delle tre regioni per chiedere di garantire l’esigibilità dei diritti sociali alle persone detenute. Nella casa circondariale di Trento esistono diversi servizi e sportelli portati avanti da Enti del Terzo Settore. “In alcuni ambiti, però, paiono esserci ancora alcune difficoltà per l’accesso alla Naspi – problemi ricorda Zanella, legati all’accredito, che necessiterebbero di un chiarimento tra Inps, Poste e carcere, come già avviene in altre sedi – e per l’ottenimento e il rinnovo dei documenti d’identità”. Su queste criticità il consigliere di Futura ha ottenuto delle rassicurazioni da parte delle autorità che hanno promesso di farsi carico del problema anche in collaborazione con il Comune di Trento.

 

“Il carcere è parte del nostro territorio e della nostra città – conclude Zanella – finché non si approderà a forme di vera ‘riabilitazione sociale’, meno alienanti e totalizzanti, è importante che nella nostra casa circondariale si facciano maggiori investimenti per rendere centrale la funzione rieducativa del carcere”.

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