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Cassa Rurale Vallagarina, Borghetti: "Per il Cda esposto 'infondato' ma ora Maffei si dimette (fuori tempo massimo e solo dopo l'iniziativa dei soci)"

Borghetti: "Rimane da comprendere se a fronte di questo passo indietro, seguirà da parte di Maffei il coerente abbandono della corsa elettorale, anche solo per rimediare al danno d'immagine arrecato all'Istituto"

Di Filippo Schwachtje - 14 April 2022 - 20:03

ALA. Mentre sono al via oggi (14 aprile) le elezioni alla Cassa Rurale Vallagarina per il nuovo presidente del Consiglio d'amministrazione e per il parziale rinnovo delle cariche sociali (i soci potranno votare fino al 28 aprile) non si arresta la discussione in merito alla candidatura (avanzata dal Cda uscente) di Maurizio Maffei: dopo l'esposto presentato negli scorsi giorni da 14 soci infatti, che avevano sottolineato come Maffei non si fosse dimesso, al momento dell'investitura consiliare nel gennaio 2022, dalla carica di sindaco effettivo del collegio sindacale (Qui Articolo), Maffei, come si apprende dalla documentazioni riportata sul sito della Cassa, ha deciso di fare un passo indietro e rassegnare le proprie dimissioni l'11 aprile.

 

“Negli scorsi giorni – dice Antonio Borghetti, anche lui candidato alla presidenza del Cda della Cassa Rurale Vallagarina (Qui Articolo) e tra i firmatari dell'esposto – il presidente del Cda, Primo Vicentini, aveva rassicurato i soci che la posizione e la candidatura di Maffei erano regolari e che l'esposto fosse invece totalmente infondato. Ora però le dimissioni sono arrivate e viene quindi naturale chiedersi il vero motivo di questo passo indietro, a pochi giorni dall'assemblea e pendendo le operazioni di voto: se la posizione portata avanti da Maffei in questi 3 mesi col doppio ruolo di sindaco-candidato era effettivamente legittima, davvero non si comprende questa scelta e non sono le due dimissioni a poter sanare la sua precedente incompatibilità”.

 

Per Borghetti invece: “La denuncia che abbiamo portato avanti ha evidentemente colto nel segno ma rimangono purtroppo indelebili le forzature ed i comportamenti adottati, che scalfiscono l'immagine non solo della Cassa ma anche del sistema cooperativo e del Gruppo bancario Cassa Centrale Banca. Il problema però ora, ripeto, è legato alla fiducia nel candidato Maffei e di chi ne ha sostenuto la candidatura ritenendo adeguato e legittimo il doppio ruolo durante la campagna elettorale”. Il tema è stato toccato nella relazione del collegio sindacale dell'istituto bancario, all'interno della quale si legge: “All'esito degli accurati approfondimenti svolti (in merito alla denuncia presentata dai soci ndr), non sono emersi fatti censurabili meritevoli di attivazioni ulteriori da parte del collegio. Sotto un primo profilo in particolare, è infatti risultato confermato che l'attuale quadro normativo e regolamentare di riferimento, incluse le previsioni dello Statuto della banca e degli standard professionali applicabili, non considerino pregiudicata l'indipendenza di un sindaco a causa di un'ipotetica, futura e condizionata assunzione della carica di presidente del Consiglio di amministrazione”.

 

Ad ogni modo però, continua il documento: “In data anteriore a quella della presente relazione il rag. Maurizio Maffei ha ritenuto di rassegnare le proprie dimissioni con efficacia in data 11 aprile 2022, rappresentando che si è trattato di una scelta ispirata ad un approccio prudenziale, nell'esclusivo interesse della banca e per evitare improduttive contrapposizioni o future iniziative strumentali”. Da una parte insomma si evidenzia come in questa situazione il principio d'indipendenza non sia “pregiudicato” mentre dall'altra è però arrivato il passo indietro, auspicato dai firmatari all'interno dell'esposto presentato il 4 aprile scorso. Per Borghetti, a questo punto: “Rimane da comprendere se a fronte di questo passo indietro, seguirà da parte di Maffei il coerente abbandono della corsa elettorale, anche solo per rimediare al danno d'immagine arrecato all'Istituto”.

 

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