Il Comune chiede ai pediatri di pagare l'affitto pieno per l'ambulatorio e i professionisti lasciano: chiude un altro presidio sanitario per 6 mila bambini
Ora si rischia di disperdere un patrimonio sociale e un punto di riferimento per tantissime famiglie; una situazione che creerà notevoli disagi per la chiusura di un ambulatorio aperto nel 2010 e per il quale erano stati messi a disposizione 5 professionisti: tre hanno già alzato bandiera bianca, altri due pronti a lasciare per l'impossibilità di sostenere i costi dell'ambulatorio secondario

TRENTO. Tre pediatri hanno già alzato bandiera bianca, gli altri due medici sono pronti a fare le valigie, solo questione di tempo. Si va verso la chiusura dell'ambulatorio in via Perini a Trento. Un edificio centrale per la cittadinanza e che presta servizio a oltre 6 mila bimbi della città. Il motivo? Il canone d'affitto. I professionisti sono costretti a passare dal comodato d'uso gratuito alle quote di mercato. Una prospettiva insostenibile e così l'unica strada è quella di abbandonare una struttura nevralgica nell'ambito dell'assetto sanitario.
Un lavoro prezioso e tra i primi presidi sanitari, ora si rischia di disperdere un patrimonio sociale e un punto di riferimento per tantissime famiglie; una situazione che creerà notevoli disagi per la chiusura di un ambulatorio aperto nel 2010 e per il quale erano stati messi a disposizione 5 professionisti: 1 pediatria come prima sede e 4 medici in qualità di secondo ambulatorio per garantire continuità e un'organizzazione strutturata e in grado di seguire in modo puntuale e attento i piccoli pazienti.
Il Comune è sempre stato proprietario dell'edificio, mentre l'Apss aveva in carico la gestione aziendale. Una decisione presa per poter rendere un servizio, ritenuto essenziale, il più capillare possibile e contemporaneamente andare incontro alle esigenze della popolazione. Le regole sono chiare: ogni pediatra paga all'azienda oppure ai proprietari dell'immobile il canone per il proprio ambulatorio principale mentre l'Azienda provinciale per i servizi sanitari ha sempre trovare un modo per assegnare in comodato d'uso gratuito gli spazi per gli ambulatori secondari.
Ora che in ballo c'è la riforma della sanità con concetti chiave quali "prossimità", "ospedale policentrico" e "progetti di integrazione sanitaria", c'è una doccia gelata tanto per i pediatri quanto per le famiglie: viene in sostanza dismessa una struttura di dimensioni importanti e accorpa praticamente i centri di via Perini, Gardolo, Cognola e così via mettendo in forte difficoltà un servizio di base molto apprezzato per la professionalità e per la vicinanza dell'edificio.
La modifica della concessione è avvenuta, infatti, nell'ottobre scorso. L'Azienda provinciale per i servizi sanitari comunica che "gli ambulatori medici in via Perini a Trento e in via Marco Pola a Gardolo verranno gestiti, a decorrere dal 1 gennaio 2022, direttamente dal Comune di Trento, essendo stata modificata la classificazione degli stessi, che non rientreranno più nella categoria degli ambulatori".
Così il Servizio patrimonio del capoluogo applicherà "la nuova modalità di calcolo del canone di concessione e delle spese accessorie. Sarà cura del Comune di Trento contattare i sanitari interessati per attivare le procedure di rinnovo della concessione degli ambulatori e fornire le informazioni relative alla quantificazione del canone di concessione".
Una responsabilità quindi che ricade su più fronti, compreso il Comune che non avrebbe trovato un accordo per calmierare il canone d'affitto e spingendo, nei fatti, i pediatri a mollare la presa. E le ripercussioni si riflettono a vari livelli perché ricostruire un eventuale polo di queste dimensioni nel cuore della città richiede tempo e c'è il rischio che poi il pubblico perda terreno a favore dei privati. Se gli addetti ai lavori chiedono di pensare a sviluppare ambulatori multidisciplinari e incentivare le sinergie per affrontare tutti i bisogni della società, la direzione intrapresa in questo caso sembra quella opposta con strutture funzionali e funzionanti che si avviano alla chiusura.
Le categorie della sanità sono oberate e lanciano grida d'allarme. Una sorta di crisi che si inserisce in un contesto già molto fragile, molte per esempio le zone scoperte sul fronte dei medici di medicina generale; criticità acuite dalla lunga emergenza coronavirus tra carenza degli organici, burocrazia sempre più totalizzante nell'attività medica e professionalità con un'età media sempre più alta. In questo contesto i pediatri si trovano, inoltre, sempre più sotto pressione a causa dalla pandemia, dei bisogni dei pazienti e dagli effetti del long Covid.
Ora la città capoluogo rischia concretamente di perdere un punto considerato strategico: tre i pediatri che hanno lasciato per seguire la sola sede principale nell'impossibilità di far fronte ai costi, gli altri due sono prossimi al passo d'addio. Un quadro che lascia tantissime famiglie perplesse e nell'incertezza.





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