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Chiusura ambulatorio di via Perini, i pediatri: ''La sede principale è già a nostro carico. Ovvia la riflessione se ci si deve pagare anche la seconda''

Lorenza Filippi, sezione trentina della Federazione italiana medici pediatri: "La tecnologia, tramite un messaggio su Whatsapp, ci permette di essere ancora più vicini ai pazienti ma serve educazione e rispetto". Sulla carenza dei pediatri: "Approfondimento per alzare, su base volontaria, i massimali di chi per scelta si è limitato. Gli specializzandi devono invece avere l'opportunità di uscire dagli ospedali e scoprire un territorio sul campo"

Di Luca Andreazza - 11 gennaio 2022 - 22:18

TRENTO. "Le spese dell'ambulatorio principale sono già a carico del professionista, evidente che un pediatra possa poi aprire una riflessione sull'opportunità e sulla convenienza di mantenere ulteriori spazi se si deve pagare anche la sede secondaria". A dirlo Lorena Filippi, tesoriera dell'Ordine dei medici e della sezione trentina della Federazione italiana medici pediatri, sulla dismissione del polo di via Perini, una struttura a servizio di oltre 6 mila bambini e relative famiglie (Qui articolo). "E' vero che la mobilità è molto diversa rispetto ai decenni scorsi, ma questo chiaramente può comportare la perdita di capillarità delle prestazioni".

 

Negli scorsi giorni il Comune ha spiegato che i pediatri dovranno pagare un affitto ridotto del 10% rispetto al valore di mercato. Ci si poteva aspettare che palazzo Thun rinunciasse a qualche decina di migliaia di euro per garantire un servizio ritenuto fondamentale dalla comunità e intanto si va verso la chiusura dell'ambulatorio di via Perini: tre pediatri hanno già alzato bandiera bianca e altri due sono pronti a lasciare gli spazi per l'impossibilità nel sostenere i costi dettati dal cambio di canone. Si tratta di un ambulatorio secondario con i professionisti che già versano l'affitto per la sede principale; un servizio quindi svolto per la cittadinanza e proprio per questo forse ci si sarebbe aspettati che un'amministrazione pubblica assicurasse gli spazi gratuitamente come avvenuto negli anni precedenti (Qui articolo). 

 

E l'amministrazione ha specificato che "da anni vengono destinate alcune unità immobiliari di proprietà, assunte in comodato o in locazione da Itea, ai medici di medicina generale e ai pediatri per agevolare la permanenza nei sobborghi della città e garantire così un adeguato servizio sanitario alla popolazione residente e soprattutto alle persone anziane, alle fasce più deboli e a chi ha maggiori difficoltà di mobilità. Ci sono attualmente 35 spazi destinati agli ambulatori medici su tutto il territorio comunale".

 

"I pediatri - dice Filippi - si pagano la sede principale e quella secondaria dovrebbe essere in comodato d'uso gratuito come interscambio nell'aumentare l'offerta sul territorio. Altrimenti il professionista riflette sulle convenienza in quanto le spese di gestione della propria attività sono molto alte, soprattutto in questo periodo contrassegnato dall'emergenza Covid. A questo si aggiunge anche tutto il peso della burocrazia che porta via sempre più tempo e occupa molta parte del tempo di un pediatra".

 

Le categorie della sanità sono, infatti, oberate di lavoro e lanciano grida d'allarme. Una sorta di crisi che si inserisce in un contesto già molto fragile, molte per esempio le zone scoperte sul fronte dei medici di medicina generale; criticità acuite dalla lunga emergenza coronavirus tra carenza degli organici, burocrazia sempre più totalizzante nell'attività medica e professionalità con un'età media sempre più alta.

 

"L'età media dei professionisti, anche nel nostro settore, inizia a essere piuttosto avanzata e non c'è un vero e proprio ricambio generazionale. Teniamo botta - evidenzia la pediatra - ma questo trend inizia a essere una fonte di preoccupazione per la tenuta futura del comparto: intanto cerchiamo di approfondire la possibilità di alzare i massimali degli assistiti per quei professionisti che nel tempo si sono auto-limitati. Ovviamente è su base volontaria ma sarebbe un modo per dare risposta a tutte le necessità e per aumentare la libertà di scelta delle famiglie".

 

La coperta, però, è corta per un'attività che rappresenta un primissimo presidio sanitario del tessuto sociale. "Un professionista - evidenzia Filippi - investe molto, anche nella strumentazione tecnologica, come i kit di self-help: tamponi, spirometro, test per gli streptococchi, lavaggi auricolari e così via. Un'organizzazione che costa e che spesso viene prevista nell'ambulatorio primario. E' chiaro che diventa complicato mantenere i presidi secondari se non si trovano formule di sostegno. E' una questione di equilibrio tra qualità del servizio, capillarità dell'offerta e esigenze della comunità. In questo periodo di Covid, la categoria ha fatto sforzi enormi per mantenere la funzionalità in piena sicurezza delle varie sedi con temporanee rimodulazione degli orari".  

 

In questo contesto i pediatri si trovano, inoltre, sempre più sotto pressione a causa della pandemia, dei bisogni sempre più complessi dei pazienti e degli effetti del long Covid. "C'è una grandissima disponibilità e flessibilità, siamo in prima linea anche nell'effettuare i vaccini. Non solo - commenta la pediatra - la presenza agli hub in Trentino, un'adesione e una partecipazione nel somministrare le dosi nei propri studi di cui siamo assolutamente orgogliosi. Inoltre siamo impegnati con convinzione e senso di responsabilità nell'informazione e nella formazione sull'importanza di prendere parte alla campagna vaccinale. Viene messo a frutto tutto il capitale relazionale di anni che costituisce il rapporto di fiducia tra medico e paziente". 

 

Difficile che si rechino nelle case a qualunque ora, un'immagine che ormai appartiene al passato quando la società era profondamente diversa. E un nodo è quello della carenza del personale a livello generale e la categoria dei pediatri non è fuori da questa dinamica.

 

"Gli ultimi 2 anni - continua la pediatra - sono stati particolarmente complessi e c'è stata una forte spinta verso la telemedicina. La tecnologia, tramite un messaggio su Whatsapp, ci permette di essere ancora più vicini ai pazienti: spieghiamo ai genitori come scattare una foto oppure fare un breve video per dare un consulto più veloce e tempestivo. C'è un progetto con la Provincia per costruire una App su TreC, ma per il momento la via più istantanea resta quello delle chat. E' una innegabile comodità ma resta fondamentale poi un'alleanza con la famiglia per mantenere il rispetto reciproco: siamo dei professionisti e siamo impegnati in studio, una nostra risposta non può essere immediata dopo un secondo: serve comunque educazione e un filtro".

 

C'è la necessità di puntare sui giovani, definire un piano per rendere la professione attrattiva per le nuove leve. "I nuovi professionisti sono appassionati e volenterosi però devono essere affiancati e accompagnati, altrimenti c'è il rischio che restino schiacciati dalla mole di lavoro. Gli specializzandi devono inoltre avere l'opportunità di uscire dagli ospedali e scoprire un territorio sul campo perché solo così possono comprendere fino in fondo l'importanza di quella che è una missione", conclude Filippi.

 

Sugli ambulatori in spazi comunali, palazzo Thun è poi tornata per specificare le modalità di concessione. Fino al 31 dicembre 1995 l'Apss ha gestito per conto del l'amministrazione gli studi medici, inserendo negli stessi i medici di base convenzionati e richiedendo un corrispettivo determinato sulla base del numero di pazienti assistiti. Dal 1 gennaio 1996 il Comune di Trento ha assunto la gestione diretta degli ambulatori, provvedendo alla stipulazione di contratti con i medici che prevedevano il pagamento di un canone determinato in base alle caratteristiche strutturali dell'ambulatorio e di spese accessorie quantificate sulla base dei consumi effettivi.

 

Da allora ogni sei anni l'Amministrazione comunale, in accordo con l'Azienda sanitaria, ha provveduto ad approvare le linee guida per i nuovi contratti, operando un equo contemperamento degli interessi in gioco, da un lato perseguire un risultato economico derivante dall'utilizzazione dei beni comunali, dall'altro assicurare la distribuzione di servizi essenziali sul territorio.

 

Nel 2014 il servizio Patrimonio ha provveduto ad effettuare un’analisi comparata di una serie di elementi oggettivi degli spazi (localizzazione geografica, accessibilità e fruibilità, età anagrafica degli utenti, frequenza e tempi di percorrenza dei mezzi di trasporto urbano per raggiungere l'ambulatorio più vicino) e aggiornare conseguentemente le linee guida poste alla base delle concessioni degli studi medici per il periodo contrattuale 2015/2020.

 

"Alla scadenza dei contratti il 31 dicembre 2020, l'Azienda provinciale per i servizi sanitari ha chiesto di prorogare le linee guida per tutto il 2021, causa il particolare momento di emergenza sanitaria, e di conseguenza sono stati prorogati di un anno anche i contratti di concessione ai medici degli ambulatori. In vista della scadenza del 31 dicembre sono stati intensificati gli incontri e i confronti con i rappresentanti dell'Apss per una definizione condivisa dei nuovi indirizzi per il rinnovo dei contratti per il periodo 2021/2026".

 

E gli ambulatori sono stati suddivisi in tre gruppi: a pagamento a valore di mercatoa pagamento a valore di mercato con applicazione della riduzione del 50% ("sono ambulatori posti in sobborghi la cui popolazione è ricompresa in una fascia intermedia, superiore a quella per i quali è riconosciuta la gratuità, ma non sufficiente per giustificare la richiesta di un canone pieno, e per i quali è garantito un servizio pubblico che permette di raggiungere un ambulatorio medico alternativo posto in zone limitrofe, ma con una frequenza di corse e una durata di percorrenza tali da non assicurare un'adeguata e agevole accessibilità da parte dell'utenza") e concessi a titolo gratuito ("Sono ambulatori posti in zone considerate svantaggiate quali Valsorda, Montevaccino, Vigolo Baselga, Baselga del Bondone e Sardagna").

 

Poi per cercare di incentivare la permanenze degli ambulatori medici collocati nei locali di proprietà comunale è prevista la riduzione: del 10% sui canoni di concessione per gli ambulatori concessi a canone di mercato; del 50% sulla prima annualità di canone per i medici al primo inserimento o provenienti da altri distretti sanitari e per quelli che si trovino a coprire un incarico provvisorio a tempo determinato e del 50%, con riferimento al solo canone di concessione, per i cosiddetti ambulatori secondari o la cui apertura è rimessa alla esclusiva valutazione del medico.

 

"Le spese accessorie comprendono riscaldamento, acqua calda sanitaria, acqua potabile e fognatura, pulizia ordinaria e manutenzione ordinaria delle parti comuni (camminamenti e zone di accesso) verde e parcheggi, vengono quantificate con metodo forfetario e non sono dovute per gli ambulatori medici concessi a titolo gratuito. Per il calcolo delle stesse gli ambulatori sono divisi in quattro fasce a seconda dello stato di manutenzione e degli impianti presenti nell'immobile e/o delle modalità di utilizzo (ore di presenza garantite, numero e tipologia di medici presenti nello stesso ambulatorio)".

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