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Il maiale Cuore bruciato in fonderia per un esperimento, gli animalisti: “La sua storia potrà smuovere le coscienze ed aiutare altri animali”

Nelle ultime settimane si erano moltiplicati gli appelli dal mondo ambientalista per annullare l'esperimento, predisposto dall'autorità giudiziaria nell'ambito del processo sulla scomparsa dell'imprenditore Mario Bozzoli, che si ipotizza esser stato ucciso e gettato nel forno della fonderia di famiglia

Di F.S. - 27 April 2022 - 18:16

BRESCIA. “Il maiale Cuore è stato bruciato per un esperimento giudiziale”: non sono bastati i reclami, le proteste né le richieste accorate, dicono le associazioni animaliste Meta Parma e Avi Parma, per fermare l'esperimento giudiziale predisposto dal Tribunale di Brescia all'interno del processo legato alla scomparsa dell'imprenditore Mario Bozzoli nel 2015 (Qui Articolo). La data di esecuzione del test insomma, il 27 aprile, è stata rispettata e nel pomeriggio di oggi, dopo settimane di proteste da parte del mondo animalista, la carcassa del maiale ribattezzato Cuore è stata infine gettata all'interno di un forno fusorio dello stabilimento Gonzini, a Povaglio d'Iseo.

 

Il test è stato predisposto dall'autorità giudiziaria per verificare se sia effettivamente possibile bruciare il corpo di un uomo all'interno di un forno fusorio senza lasciare tracce, visto che il sospetto è che nel 2015 Mario Bozzoli possa essere stato ucciso e poi bruciato all'interno di uno dei forni della fonderia di famiglia. Per questo il maialino Cuore (scelto, hanno specificato negli scorsi giorni le autorità, tra gli animali già morti che ogni giorno vengono conferiti all'Istituto Zooprofilattico da tutti gli allevamenti perché deceduti e destinati allo smaltimento) è stato vestito con abiti compatibili con quelli che Bozzoli indossava quando è scomparso e sottoposto ad un prelievo di Dna per tutti gli approfondimenti del caso. La scelta dell'animale è stata invece portata avanti per la compatibilità dei tessuti e degli organi dei suini con quelli degli esseri umani.

 

Nelle ultime settimane si erano moltiplicati gli appelli dal mondo animalista per annullare l'esperimento. “Mettere un nome a un maiale che probabilmente non era ancora stato scelto, che non si sapeva neanche se fosse maschio o femmina, – scrivono Meta Parma e Avi Parma – è stato il nostro tentativo di restituire a tutti gli animali degli allevamenti la loro identità di esseri senzienti. Anche la scelta del nome Cuore non è stata casuale, poiché era proprio quello che chiedevamo di avere per questa creature e per tutti gli animali: il cuore". Facendo riferimento alla decisione comunicata dal Tribunale di Brescia di utilizzare un animale “già morto”, le associazioni poi ribattono: “Già morto, deceduto, significa che è già stato ucciso, nessun animale negli allevamenti muore di 'morte naturale' ma trattasi sempre di 'morte indotta'”.

 

“Non siamo riusciti a salvare la vita di Cuore – concludono le associazioni –, ma sono tutti 'Cuore', e la sua storia potrà servire a smuovere le coscienze e ad aiutare tutti gli altri animali,  esseri senzienti, rinchiusi negli allevamenti o nei laboratori di sperimentazione. Tantissime persone hanno firmato la petizione per salvare Cuore, e questa storia è arrivata ovunque, e forse c'è ancora speranza per tutti gli altri”.

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