In Trentino i contribuenti stranieri sono 58.977 e generano 102 milioni di euro di Irpef: “Una componente importante per la fiscalità”
Il Trentino-Alto Adige è fra le regioni che traggono maggior beneficio dalla presenza dei contribuenti nati all’estero che sono 131.005, cioè il 15,4% del totale. I ricercatori: “I contribuenti immigrati rappresentano una componente importante per la fiscalità, anche se il loro potenziale è ancora limitato a causa di irregolarità, lavoro nero e scarsa mobilità sociale”

TRENTO. Negli ultimi mesi la Giunta leghista si è vista bocciare una serie di norme pensate per escludere i cittadini stranieri da alcuni sostegni economici provinciali. Così sono stati bocciati i requisiti, definiti discriminatori dagli stessi giudici, per l’accesso alle case Itea e al bonus bebè. Dopo essere venuto a conoscenza di una delle numerose sentenze avverse l’assessore all’istruzione, il leghista Mirko Bisesti, aveva parlato di “discriminazione ai danni dei nostri cittadini” spingendo su quella contrapposizione fra “noi” e “loro”.

Per giustificare l’adozione di norme discriminatorie e i tagli ai fondi per accoglienza e integrazione molto spesso è stato tirato in ballo il discorso economico. “Prima i trentini” uno degli slogan più inflazionati. Secondo la vulgata razzista i cittadini stranieri avrebbero molti vantaggi e pagherebbero poche tasse. Niente di più falso. Dallo studio della Fondazione Moressa, istituto di ricerca creato e sostenuto dalla Cgia di Mestre, emerge infatti una realtà ben diversa. Stando ai dati del Ministero dell’economia e delle finanze il Trentino-Alto Adige è fra le regioni che traggono maggior beneficio dalla presenza dei contribuenti nati all’estero che sono 131.005, cioè il 15,4% del totale.

Per essere più precisi nella Provincia di Trento ci sono 58.977 contribuenti stranieri (13,9%) mentre in quella di Bolzano sono 72.028 (16,8%). Tradotto in euro i contribuenti nati all’estero, ma residenti in Trentino, generano un volume di redditi pari a 792 milioni di euro, per un reddito medio di 13.710 euro (circa 10.080 euro in meno rispetto a quello dichiarato dai cittadini italiani). Ciò significa che i cittadini stranieri hanno generato un volume Irpef, l’imposta diretta, personale e progressiva che grava sul reddito da lavoro, di 102 milioni di euro.

A livello nazionale il contributo della componente immigrata alla fiscalità nazionale è dato da 4,17 milioni di cittadini stranieri che hanno dichiarato 57,5 miliardi di euro di redditi e versato 8,2 miliardi di euro di Irpef. Nel 2020, per la prima volta, è diminuito il numero dei contribuenti nati all’estero (-1,8%), mentre l’impatto della pandemia è ancora più evidente sul volume dei redditi dichiarati (-4,3%) e su quello dell’Irpef versata (-8,5%).

Inoltre, nel Paese restano marcate le disuguaglianze. Tra i contribuenti nati all’estero, quasi la metà (il 48,7%) ha dichiarato un reddito annuo inferiore a 10mila euro. Tra i nati in Italia, in quella classe di reddito si attesta solo il 29,5% dei contribuenti. Per entrambi i gruppi la componente compresa tra 10 e 25 mila euro rappresenta circa 40 contribuenti su 100 (39,8% per i nati all’estero e 40,0% per i nati in Italia).

Molto diversa invece la situazione per i redditi oltre 25 mila euro: appena l’11,5% dei contribuenti nati all’estero si colloca in questa fascia (solo l’1,8% sopra i 50 mila), contro il 30,5% dei nati in Italia (6,0% sopra i 50 mila). “I contribuenti immigrati in Italia – osservano i ricercatori della Fondazione Leone Moressa – rappresentano una componente importante per la fiscalità nazionale, anche se il loro potenziale è ancora limitato a causa di irregolarità, lavoro nero e scarsa mobilità sociale”.


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