Un Centro di permanenza per i rimpatri in Trentino Alto Adige? Bozen Solidale: "Sono lager che non risolvono il problema della violenza e della delinquenza"
Il tema era stato trattato anche dal governatore Arno Kompatscher nella conferenza stampa di fine legislatura. I Cpr vengono definiti "inutili e dannosi" da Bozen Solidale

BOLZANO. “I centri di permanenza per i rimpatri sono dei lager”. Lo hanno già detto più volte e nei giorni scorsi sono tornati a ripeterlo gli attivisti di Bozen Solidale. Il tema è la creazione nella nostra regione di un Cpr e la questione è stata trattata anche dal governatore Arno Kompatscher nella conferenza di fine legislatura durante la quale aveva affermato che “Un Centro di permanenza per i rimpatri come misura nell'interesse di tutti coloro che rispettano le regole”.
Kompatscher ha parlato delle sfide da affrontare e fra queste anche l'immigrazione e l'integrazione. In Alto Adige vivono attualmente circa 50.000 persone senza cittadinanza italiana e altre 20.000 con un passato da immigrati. "La maggior parte di loro lavora, paga le tasse, dà il suo importante contributo alla società", ha spiegato il presidente della Provincia “Ma ci sono anche aree in cui ci sono problemi”.
I gravi fatti di cronaca recenti hanno poi portato alcuni esponenti politici, in particolar modo della Lega, a rilanciare la necessità di un centro di permanenza.
“Come al solito gli esponenti leghisti sono estremamente celeri nell'utilizzare qualsiasi episodio di violenza compiuto da 'stranieri' per rilanciare la costruzione di un Cpr in regione” hanno spiegato nei giorni scorsi sui social Bozen Solidale.
“Utilizzo – viene spiegato - che usa la narrazione del 'sono loro a delinquere e a commettere episodi di violenza' quindi 'rimpatrio immediato e pene esemplari'. La stessa verve non viene quasi mai utilizzata quando sono italiani a commettere episodi di violenza”.
Per Bozen Solidale l'apertura in regione di un Cpr non risolverà i problemi. "Sono lager che non risolvono il problema della violenza e della delinquenza delle città (nei luoghi dove esistono i Cpr il tasso di violenza è restato invariato, in alcuni casi è aumentato). Segno che i questi centri altro non sono che luoghi inutili e dannosi”.














