La situazione economica del Trentino (con l'inflazione tra le più alte in Italia), le ricadute della guerra in Ucraina e un paio di domande a Fugatti e Spinelli
Dal 1 gennaio 2022 ad oggi è successo tutto quello che di peggiore poteva abbattersi in tutti i comparti: politico, economico, finanziario, sociale, ambientale, equilibrio/sicurezza mondiale e chi più ne ha più ne metta. Ecco la situazione in Trentino (e cosa succederà)

TRENTO. Il 28 giugno si è tenuto il tradizionale “Rapporto Annuale della Banca d’Italia” sull’andamento al giugno 2022 delle economie delle Province Autonome di Trento e Bolzano. Da parte nostra in questa sede ci soffermeremo solo sul Trentino, che nel corso del 2021 ha registrato un aumento del PIL 6,9% rispetto al 2020, contro un aumento medio italiano del 6,6%.
Questo +6,9%, in realtà corrisponde ad un -3% rispetto al 2019, periodo “ante-pandemia”. Il settore che è stato maggiormente trainante è quello edile (+10% rispetto al 2019), “drogato” però, va detto, dal “Superbonus 110%”, evento del tutto straordinario, che già da più parti è stato messo in discussione. Superbonus 110% che se non dovesse essere prorogato metterebbe tra l'altro sul lastrico un’infinità di aziende. Il settore turistico ha registrato una riduzione dell’ 1,8%.
La crescita degli occupati in Trentino è risultata superiore alla media nazionale, crescita che però ha recuperato solo in parte il forte calo dell’anno precedente, a causa della pandemia. In buona misura però questo aumento è avvenuto a “tempo determinato”, quindi è da considerarsi molto fragile. I consumi delle famiglie sono aumentati, a seguito anche del miglioramento del clima di fiducia.
Nel corso del 2021 si è verificato un aumento della domanda di credito, con conseguente maggiore indebitamento da parte delle imprese, soprattutto quelle medio-grandi. I crediti al consumo hanno visto un forte incremento, con conseguente forte indebitamento anche delle famiglie. Anche i mutui per l’acquisto di abitazioni sono stati in aumento. Il tasso di deterioramento dei crediti è rimasto stabile, sempre inferiore a quello nazionale.
Nel 2021 la spesa corrente “pubblica” è cresciuta a causa soprattutto del comparto sanitario, a seguito del ripristino di alcuni servizi pubblici che nel 2020 erano stati parzialmente o totalmente sospesi a causa del virus. La spesa in conto capitale, ovvero le somme di denaro “pubblico” che a vario titolo vengono versate ad enti terzi, per promuovere attività nel proprio territorio, è diminuita in Trentino a causa dei minori trasferimenti agli operatori economici privati. Le entrate sono aumentate rispetto al 2019 a seguito dell’incremento del PIL, con i distinguo però di cui sopra.
Il fatturato delle imprese manifatturiere ha visto un incremento del 20% rispetto al 2020, con aumenti sia nel mercato interno che su quello estero. Le esportazioni sono cresciute del 26,2% rispetto all’anno precedente, contro un +18,2% della media nazionale. Riguardo al PNRR la relazione così si esprime: “Nel prossimo quadriennio i bilanci delle Amministrazioni locali beneficeranno delle risorse messe a disposizione nell’ambito del PNRR per spese di investimento in alcuni rilevanti comparti di attività: in particolare, al sostegno degli investimenti nella digitalizzazione, nelle reti e nei servizi energetici, nei trasporti e nella sanità. Con riferimento alle assegnazioni disposte fino alla fine di maggio, il Trentino disporrà di risorse per interventi da realizzare entro il 2026 per un importo complessivo di 214 milioni (0,6% del totale nazionale)”.
Bene: fin qui la foto della preistoria. Dal 1 gennaio 2022 infatti ad oggi è successo tutto quello che di peggiore poteva abbattersi in tutti i comparti: politico, economico, finanziario, sociale, ambientale, equilibrio/sicurezza mondiale e chi più ne ha più ne metta.
Questa solo una sintesi dei principali accadimenti:
-la criminale invasione dell’Ucraina da parte della Russia, con migliaia di morti nelle popolazioni inermi (oltre 1.000 bambini uccisi o feriti)
-la conseguente impennata stratosferica dei prezzi praticamente di tutte le materie prime, molte delle quali irreperibili, con la chiusura di molte aziende e la messa in stato di povertà di molte famiglie,
-il balzo dei costi nei trasporti,
-il rischio o forse la certezza che rimarremo senza gas ed energia già dal prossimo inverno, nonostante le assicurazioni del Ministro Cingolani.
-lo schizzo dell’inflazione a livelli mai visti da 40 anni, con gravissima erosione del potere di acquisto delle famiglie,
-il crollo dei mercati finanziari mondiali, con la destabilizzazione degli equilibri pregressi, giusti o sbagliati che fossero,
-la Cina, che in base al vecchio detto “fra i due litiganti il terzo gode”, aspetta di far fuori Russia e Paesi Occidentali per avere la definitiva egemonia mondiale,
-Erdogan che da dittatore spietato diventa il “salvatore della patria” del mondo intero,
-la caduta del governo Draghi,
-la siccità che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura,
-lo sgretolamento dei ghiacciai a causa del surriscaldamento,
E via dicendo.
A questo proposito la relazione della Banca d’Italia, che comunemente usa termini molto “soft”, così si esprime: “L’avvio del conflitto in Ucraina alla fine di febbraio 2022 e le sanzioni adottate verso Russia e Bielorussia, hanno aperto una nuova fase di incertezza che avrà ripercussioni rilevanti sulle dinamiche nell’anno in corso”.
Situazione che nel Trentino potrebbe essere meno acuta per le esportazioni, in quanto quelle verso la Russia, l’Ucraina e la Bielorussia sul totale delle vendite all’estero è pari all’1,7% circa. Il comparto maggiormente esposto è quello dei macchinari, che si colloca al 5%. Per quel che riguarda il turismo, l’esposizione diretta appare limitata.
Ben diversa la situazione riguardo alle importazioni, soprattutto di prodotti energetici: “Il settore potenzialmente più colpito” scrive la relazione “è quello dei trasporti terrestri; la provincia di Trento risulta inoltre relativamente più esposta nei settori della lavorazione di minerali non metalliferi e della fabbricazione della carta”.
Ma il problema certamente più grande in Trentino è l’aumento dell’inflazione “ufficiale” al 9%, il peggiore da 30 anni ed uno dei livelli più alti in Italia (che registra una media nazionale dell’ 8%). Aumento che pesa sui bilanci familiari per euro 2.355 annui (dato Unione Nazionale Consumatori). E poi c’è la “spada di Damocle” della “stagflazione” (LEGGI QUI).
Alla luce di quanto sopra le domande sono queste:
-Una famiglia, mediamente di 3 persone, che vede entrate di 1.500 euro al mese, o una pensionata che riceve 600 euro al mese, come affronta questa situazione?
-Come fa l’inflazione in Trentino ad essere del 9% se i costi dei trasporti sono aumentati del +12,7%, la spesa per l’abitazione del 37,8%, quella dei prodotti alimentari +8,7%, principali voci che impattano direttamente sulle famiglie?
Quesiti che stanno creando grandissime preoccupazioni, che giriamo direttamente al Presidente Fugatti ed all’Assessore Spinelli, con l’invito a risponderci.


















