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| 20 giu 2022 | 15:47

“Mi sono seduta e mi sono trovata la maglia coperta di zecche”, l’allarme anche in quota dalle Dolomiti al Baldo i parassiti proliferano in Trentino

Le zecche infestano un po’ tutto il Trentino c’è chi attraversando il bosco nella zona di Sagron Mis ha raccolto una quarantina di questi parassiti, a Cles a un’escursionista è bastato fermarsi nell’erba alta trovarne una ventina mentre nella zona del Baldo, a oltre 1.600 metri di quota, c’è chi ne ha trovate più di 50 sui pantaloni

A destra foto Denys Williams - Wikipedia
A destra foto Denys Williams - Wikipedia
di Tiziano Grottolo

TRENTO. Il picco era previsto proprio fra la seconda metà di maggio e la fine di giugno ma le zecche non erano attese oltre i 1.200 metri di quota. Questi parassiti però da tempo stanno sovvertendo i pronostici e, oltre ad allungare il periodo di attività, stanno ampliando anche il loro raggio di azione che ormai arriva ad alta quota.

 

Mi trovavo in alta montagna sulle Dolomiti, il tempo di stendermi un momento su una macchia d’erba e mi sono trovata la maglia coperta di zecche. Pure lo zaino era pieno”. Così racconta un’escursionista che si trovava ben al di sopra dei 1.200 metri nella zona dell’Alpe di Fanes. Racconti simili arrivano dalla zona del Baldo dove a oltre 1.600 metri di quota c’è chi ne ha trovate più di 50 sui pantaloni.

 

I parassiti infestano un po’ tutto il Trentino c’è chi attraversando il bosco nella zona di Sagron Mis ha raccolto una quarantina di questi parassiti mentre a Cles a un’escursionista è bastato fermarsi nell’erba alta trovarne una ventina. Ovviamente questi parassiti non prendono di mira solo le persone ma anche gli animali selvatici e quelli domestici, in particolare i cani che seguono i padroni nelle escursioni.

 

Come spiegava a Il Dolomiti, Annapaola Rizzoli, responsabile dell’Unità di Ecologia applicata del Centro ricerca e innovazion e della Fondazione Edmund Mach, i cambiamenti climatici in corso hanno un ruolo sulla proliferazione delle zecche. Gli esperti della Fem infatti hanno scoperto la correlazione che esiste tra la quantità di pollini dispersi nell’aria da alcune specie di alberi (in particolare faggio, carpino nero, quercia,) e l’andamento dei casi di Tbe, una malattia trasmessa per l’appunto dalle zecche.

 

I pollini dispersi nell’aria rappresentano un indicatore della produzione di semi delle piante che a loro volta sono una risorsa di cibo molto importante per alcuni roditori selvatici (come il topo selvatico dal collo giallo l’arvicola rossastra). A un’alta produzione di semi corrisponde per l’anno seguente un picco demografico delle popolazioni di roditori selvatici che fungono da ‘serbatoi’ per le zecche e quindi, a due anni di distanza, si registrerà un incremento delle malattie diffuse dalle zecche come Tbe e malattia di Lyme

 

Dall’inizio dell’anno sono salite a 10 le infezioni da encefalite virale da zecca (Tbe) segnalate in Trentino. A livello nazionale invece, tra il 2000 e il 2020, ci sono state 204 segnalazioni con la media annuale dei casi che è raddoppiata. Di pari passo sono cresciute anche le segnalazioni per quanto riguarda la malattia di Lyme, che negli ultimi 10 anni sono state quasi 400.

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