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Pollini e roditori, ecco perché ci sono così tante zecche: “Con i cambiamenti climatici aumenteranno, il picco? Previsto per la prima metà di giugno”

La Fondazione Edmund Mach ha scoperto la relazione che esiste fra pollini, roditori e l’aumento delle malattie trasmesse con la puntura delle zecche: “Da circa trent’anni notiamo che questi parassiti sono attivi anche durante i periodi primaverili e nelle zone più calde si possono trovare pure tra gennaio e febbraio”

Di Tiziano Grottolo - 15 giugno 2022 - 09:34

TRENTO. Dall’inizio dell’anno sono salite a 10 le infezioni da encefalite virale da zecca (Tbe) segnalate in Trentino. A livello nazionale invece, tra il 2000 e il 2020, ci sono state 204 segnalazioni con la media annuale dei casi che è raddoppiata. Di pari passo sono cresciute anche le segnalazioni per quanto riguarda la malattia di Lyme, che negli ultimi 10 anni sono state quasi 400.

 

Come spiega Annapaola Rizzoli, responsabile dell’Unità di Ecologia applicata del Centro ricerca e innovazione della Fondazione Edmund Mach, questi parassiti possono trasmettere a persone e animali sia virus che batteri. L’Unità di ricerca coordinata da Rizzoli si occupa di studiare i meccanismi che portano all’emergenza da zoonosi, cioè tutte quelle malattie trasmesse dagli animali selvatici ma che hanno un impatto sulla salute umana.

 

“Quelle più comuni sono per l’appunto la borreliosi, altrimenti nota come malattia di Lyme, cioè un’infezione di origine batterica che può colpire la pelle o in forme più gravi le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni; le rickettsiosi trasmesse da alcuni batteri veicolati dalle zecche; e la Tbe, una malattia virale che può causare lesioni al sistema nervoso ma può essere prevenuta attraverso un vaccino che in Trentino è distribuito gratuitamente”.

 

Come dimostrano i dati negli ultimi anni queste malattie stanno aumentando, un incremento che è legato a doppio filo con la popolazione di zecche. Logicamente più questi parassiti proliferano più crescono le possibilità che le malattie vengano trasmesse alle persone.

 

Ma perché le zecche stanno aumentando e cosa determina la prosperità di questi parassiti? La risposta arriva direttamente dalla Fem che attraverso l’Unità di Ecologia applicata presieduta da Rizzoli elabora anche una serie di modelli matematici in grado di prevedere le annate in cui le zecche saranno più presenti e quindi fornire utili strumenti di supporto per le strategie di prevenzione messe in campo dall’azienda sanitaria.

A proposito di modelli matematici, i ricercatori dell’Unità di Ecologia applicata e dell’Unità di Botanica ambientale hanno scoperto che misurando la quantità di pollini dispersi nell’aria da alcune specie di alberi, in particolare faggio, carpino nero e quercia, è possibile prevedere l’andamento dei casi di Tbe per i successivi due anni.

 

“I pollini dispersi nell’aria – sostiene Rizzoli – sono indicativi della produzione di semi delle piante che a loro volta rappresentano una risorsa di cibo molto importante per alcuni roditori selvatici ampiamente diffusi nei boschi trentini”. Fra questi si citano il topo selvatico dal collo giallo (Apodemus flavicollis) o l’arvicola rossastra (Myodes glareolus). “Quando queste risorse di cibo sono abbondanti, per l’anno seguente, registriamo dei picchi demografici nelle popolazioni di roditori selvatici che fungono da ‘serbatoi’ per le zecche”.

 

In altre parole a un aumento dei pollini nell’aria corrisponde un incremento della produzione di semi, che nell’anno successivo porterà a un picco demografico nelle popolazioni di roditori che di conseguenza amplificherà la circolazione dei patogeni tra gli stadi giovanili di zecca. Tutto ciò porterà, a due anni di distanza, a un incremento delle malattie diffuse dalle zecche. Dal momento che le quantità di polline registrate nel corso del 2020 sono risultate molto elevate, il 2022 si sta rivelando un anno con circolazione del virus particolarmente intensa.

 

“In generale l’aumento della produzione di pollini è legata soprattutto ai cambiamenti climatici – osserva Rizzoli – in seconda battuta a incidere sulla popolazione delle zecche è l’aumento della superficie forestata. Di conseguenza per i prossimi anni dovremo aspettarci più zecche e quindi più casi di malattie”. Non solo, perché come sottolinea l’esperta il periodo di attività delle zecche sta diventando più lungo. “Da circa trent’anni notiamo che questi parassiti sono attivi anche durante i periodi primaverili e nelle zone più calde si possono trovare pure tra gennaio e febbraio”.

 

In Trentino la presenza delle zecche (Ixodes ricinus) diventa importante a partire da marzo con il picco che è previsto proprio tra la fine di maggio e la prima metà di giugno. Questa specie è diffusa in tutti gli ambienti forestali dal fondovalle fino ai 1.200 metri di quota. Alla luce di questa considerazioni riuscire a prevenire le punture di zecca diventa l’arma più efficiente per controllare la trasmissione di queste gravi malattie.

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