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Trento
07 novembre | 05:01

“Quasi 40 anni per comprarla ma ora la mia casa sarà abbattuta”, la rabbia dal quartiere sotto esproprio per il bypass ferroviario: “In fumo i sacrifici di una vita”

Dalle famiglie agli anziani abitanti del quartiere, fino ai giovani inquilini che devono subire le pressioni dei proprietari, ecco le voci dei residenti del quartiere di San Martino che si vedranno abbattere le case per far spazio ai cantieri del bypass ferroviario: “Con mio marito abbiamo fatto sacrifici per pagare il mutuo, lui non c’è più ma adesso vogliono portarmi via l’abitazione che abbiamo costruito assieme”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. “Ho impiegato quasi quarant’anni per comprarla e ora la mia casa sarà abbattuta”, c’è molta amarezza fra gli abitanti del quartiere di San Martino a Trento sotto esproprio per via della costruzione del bypass ferroviario (o circonvallazione) che prevede l’interramento della ferrovia.

 

Secondo i dati forniti dal Comune di Trento nella zona di San Martino sono 40 le unità immobiliari che subiranno un esproprio: 27 abitazioni e 13 immobili legati ad attività commerciali. Per quanto riguarda le unità abitative 14 sono affittate mentre in 11 ci vivono i proprietari, solo 2 sono libere. Sempre secondo i dati a disposizione del Comune, a fine ottobre, Italferr e la Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) avevano concluso formalmente 18 accordi. Con 6 proprietari inoltre ci sarebbe un accordo verbale mentre con gli altri 16 proseguono le trattative.

 

“Invitiamo i cittadini a non firmare – afferma Michela Bonafini del Comitato di via Brennero – perché si tratta di fatto di espropri camuffati da accordi di compravendita senza garanzie né dell’esproprio né della compravendita. Questi accordi preliminari sono concepiti per ricavare un vincolo e un rischio massimo per i proprietari e nullo per Rfi, chi firma cede la proprietà e non può più tornare indietro”.

 

In questi “verbali di accordo” che vengono sottoposti ai cittadini da Italferr per la consegna degli immobili sono previste delle scadenze “entro e non oltre il 10 marzo 2023” e delle penali nel caso in cui i proprietari non riescano a rispettare gli accordi. Si parla di 300 euro per ogni giorno di ritardo, questo fino a 2 mesi, dopodiché chi stringe l’accordo ma non ne rispetta i termini stringenti sarà ritenuto responsabile “anche per l’eventuale risarcimento del maggior danno subito o emergente a carico di Rfi”. Non solo, perché Italferr si riserva il diritto di pagare la cifra pattuita a scaglioni mentre chi firma si dichiarerà “completamente e definitivamente tacitato di ogni sua pretesa”.

 

Dal canto suo il Comune di Trento ha nominato l’ex capo della protezione civile ed ex presidente di Patrimonio Trentino Spa, Claudio Bortolotti, come mediatore per aiutare i cittadini durante le varie fasi dell’esproprio. “Gran parte degli immobili saranno acquisiti in base a un accordo consensuale, finora entrambe le parti si sono mostrate ragionevoli e dove sono stati conclusi gli accordi hanno portato a una soddisfazione reciproca. Inoltre – dice Bortolotti – Italferr sta riconoscendo delle indennità di acquisizione in linea con il mercato”.

 

Come già anticipato però, parte dei proprietari non ha ancora siglato un accordo scritto e le assemblee organizzate dai comitati diventano sempre più partecipate. “La cosa più frustrante è l’assenza di trasparenza”, spiega una giovane insegnante che aveva preso in affitto uno degli appartamenti che saranno abbattuti. “La sensazione è quella di essere abbandonati a noi stessi, io sono stata avvisata dal mio proprietario con una mail peraltro dicendomi che mi trovavo nella condizione di occupare abusivamente l’immobile anche se il mio contratto è ancora lontano dalla scadenza, in compenso mi è stato comunque intimato di continuare a pagare l’affitto”. Pure altri inquilini hanno subito delle pressioni da parte dei proprietari affinché abbandonassero gli immobili.

 

Quando abbiamo ricevuto la telefonata siamo caduti dalle nuvole” raccontano mamma e figlio che hanno una casa in San Martino. “Italferr ci ha anche fatto un’offerta ma per noi è troppo bassa, con quei soldi sul mercato di oggi non è possibile comprare un altro immobile”. Va detto che nel corso del tempo Italferr ha alzato le sue offerte che in principio non si avvicinavano nemmeno a un possibile valore di mercato. In questo senso chi ha aspettato è stato “premiato”. Per molti però non è solo una questione di denaro. “Non tengono in considerazione i sacrifici fatti dalle persone, per 5 anni io e mio marito non siamo andati in ferie pur di sostenere i costi del mutuo. Lui non c’è più ma adesso vogliono portarmi via la casa che abbiamo costruito assieme”.

 

Il punto è che gli espropri arrivano in un momento particolarmente sfavorevole per chi vuole acquistare una casa. I prezzi sono alti anche per via dell’inflazione e dei rincari sulle materie prime. Per questo con i soldi dell’esproprio è quasi impossibile trovare una soluzione adeguata nel capoluogo. “O si cerca una casa più piccola, oppure ci si deve trasferire in periferia perché con i soldi che mi offrono a Trento posso comprarci un garage, ma così sono andati in fumo i sacrifici di una vita”, spiega la proprietaria di un monolocale in via Brennero.

 

“Vorrei almeno avere la garanzia di ricevere i soldi – fa eco un anziano residente del quartiere – il fatto è che senza della garanzie non posso andare in banca e chiedere un prestito e se poi ci sono degli intoppi io finisco sotto un ponte. Uno si spezza la schiena per avere due mattoni e un tetto sopra la testa, credevo di poter morire tranquillo nella mia casa, ma invece l’abbatteranno per far spazio al cantiere del bypass, lo trovo indecente”. Fra gli espropriati poi non manca chi si dice contrario anche all’opera in sé partecipando anche alle manifestazioni di protesta: “Si potevano studiare soluzioni alternative, più economiche e meno impattanti da un punto di vista ambientale”. 

 

D’altra parte i Comitati, che seguono anche le vicende dei cittadini sotto esproprio a Mattarello, restano fermi sulle loro posizioni. “Vogliamo far sapere ai residenti che non sono soli e soprattutto di valutare bene prima di stringere un accordo perché, fra ritenute e spese, non è detto che riescano a incassare la cifra pattuita”. Non è un caso che sia stato presentato un ricorso contro l’opera: “Provincia e Comune si sono adoperate per imprimere una forte accelerazione al procedimento espropriativo, tanto che in soli 10 mesi è stato possibile arrivare al perfezionamento delle prime due fasi del procedimento di esproprio, cioè l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e la dichiarazione di pubblica utilità”.

 

Sull’opera finanziata con i fondi del Pnrr però non incombe solo il ricorso dei comitati, a pesare è soprattutto l’aumento dei costi delle materie prime. È stata la stessa Paola Firmi, commissaria del Governo per il potenziamento della linea Fortezza-Verona e vicedirettrice generale standard e sviluppo di Rfi, ad affermare che per via degli aumenti il costo dell’opera è lievitato fino a 1.270.000.000 di euro. Nel bando di gara però sono ancora previsti i 970 milioni di euro stanziati quando il progetto venne inserito fra quelli finanziabili con il Pnrr. “L’Europa non finanzierà i costi aggiuntivi – ricorda Martina Margoni, tra le fondatrici della Rete dei cittadini – quindi è da vedere quante aziende saranno in grado di presentarsi per partecipare al bando, nel frattempo i lavori che avrebbero dovuto partire proprio in ottobre sono stati posticipati, se tutto va bene, alla prossima primavera”. 

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