Tragedia della Marmolada, l'esperto del Cnr: ''Due mesi con temperature follemente elevate ma evento imprevedibile. Sarei andato anche io a fare un'escursione''
A Canazei è arrivato Jacopo Gabrieli e ha spiegato cosa sta succedendo: ''La cosa più importante sono i due mesi precedenti. Non è collassato perché ieri c'erano 10.2 gradi all'ora del collasso. E' collassato perché da due mesi abbiamo temperature di due tre gradi superiori alla norma. La media di giugno è uguale alla media che negli ultimi 20 anni abbiamo registrato ad agosto. E' il cambiamento climatico e dobbiamo fare qualcosa''

CANAZEI. ''E' da due giorni che ho la pelle d'oca perché in una giornata come ieri sarei andato anche io a fare un'escursione, non avrei visto grossi pericoli oggettivi''. Così Jacopo Gabrieli ricercatore dell'Istituto di Scienze Polari del CNR, con sede a Venezia, che da anni si occupa dello studio di archivi climatici in carote di ghiaccio attraverso l’implementazione di tecniche analitiche innovative.
Gabrieli ha raggiunto in queste ore Canazei e ha spiegato quel che è accaduto ieri dal punto di vista tecnico. I fatti, purtroppo, ormai sono tristemente noti: un seracco enorme, ieri, intorno alle 14 nel momento di massimo afflusso di turisti ed escursionisti sulla Marmolada, si è distaccato precipitando a una velocità di circa 300 chilometri all'ora creando un fiume scuro di ghiaccio, neve, fango e detriti che ha spazzato via tutto quello che ha trovato davanti. Sulla sua strada due cordate per un totale di una trentina di persone con 6 vittime accertate e una ventina di dispersi. Ma tolta la tragedia di ieri, spiega Gabrieli che nella sua carriera ha partecipato a importanti progetti di ricerca non solo sui ghiacciai Alpini, ma anche in Groenlandia, Antartide e Isole Svalbard, il problema ha radici ben più profonde.
''Quello che è successo in realtà - spiega - è che noi stiamo uscendo da due mesi con temperature follemente elevate e questo non ha solo destabilizzato un seracco, che è già instabile di suo, perché i seracchi sono per definizione instabili quindi per definizione crollano prima o poi. I cambiamenti climatici lo stanno influenzando perché c'è moltissima acqua liquida all'interno degli strati di ghiaccio e questo funge da lubrificante. La cosa più importante sono i due mesi precedenti. Non è collassato perché ieri c'erano 10.2 gradi all'ora del collasso. E' collassato perché da due mesi abbiamo temperature di due tre gradi superiori alla norma. La media di giugno è uguale alla media che negli ultimi 20 anni abbiamo registrato ad agosto''.
Una tragedia, quella di ieri, allora che poteva essere prevista in qualche modo? ''No. E' stata una fatalità, i seracchi crollano. Crollano di notte, di giorno. Ma non possiamo interdire l'intero arco alpino come non possiamo interdire tutte le spiagge italiane perché sono piene di meduse. Questi sono i cambiamenti climatici. Dobbiamo fronteggiarli, mitigarli riducendo le emissioni nell'atmosfera e adattarci. Questa è la crisi della criosfera di tutto il mondo congelato sull'arco alpino. Lo schiaffo che ci siamo presi ieri, con quella che probabilmente sarà la più grande tragedia sull'arco alpino degli ultimi decenni, ci deve non tanto portare a cercare i colpevoli di quel che è successo, visto che è stata una fatalità, quanto fare un esame di coscienza su dove sta andando l'uomo e cosa sta causando a vello globale. Le montagne questo ce lo insegnano. Sono insegnanti duri ma molto chiari. E' il sistema che è compromesso. I ghiacciai ce lo mostrano in maniera evidente''.
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