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| 07 mar 2022 | 16:47

Valdastico, il Pd chiede un abbandono “definitivo” del progetto: “L'opera non si ripagherà mai e non porterà vantaggi né alle imprese trentine né al turismo”

Il Partito Democratico ha ribadito oggi la sua posizione nei confronti dell'ipotesi di collegamento autostradale rispondendo alle critiche della maggioranza, che aveva parlato di un “no a priori” da parte dei dem: “Noi siamo per il 'sì' quando c'è evidenza di vantaggio”

Valdastico, il Pd chiede un abbandono “definitivo” del progetto

TRENTO. “Il nostro non è un 'no' ideologico, ma supportato dai fatti e dall'attualità che vede l'opera infrastrutturale non solo obsoleta, ma anche incoerente con la visione futura dello sviluppo del Trentino, affidato alla transizione ecologica e quindi a un altro modello di mobilità”. E' questo in sintesi quanto espresso dai consiglieri del Partito Democratico, che presenteranno in Consiglio una proposta di risoluzione per impegnare la Giunta a “revocare la proposta di variante al Piano urbanistico provinciale relativa all'allargamento del corridoio infrastrutturale di accesso ad est” e ad “adoperarsi sul piano nazionale per un definitivo abbandono di tale progettualità, favorendo investimenti coerenti con l'orizzonte di potenziamento del trasporto su rotaia”.

 

Nel documento i consiglieri dem sottolineano come la Valdastico non serva a “collegare il territorio veneto (una parte peraltro) con quello trentino, o a creare virtuose sinergie tra i due sistemi territoriali: serve per attraversare il nostro territorio e per accelerare il transito delle merci da e verso il Veneto in direzione nord e viceversa”. Il tutto consentendo un rispariamo di circa 20 minuti rispetto al passaggio per Verona e sovraccaricando il traffico sull'Autobrennero. Dopo gli investimenti trentini sul trasporto intermodale ed il potenziamento della rotaia, si legge poi nella risoluzione, “risulta schizofrenico investire miliardi di euro in opere ferroviarie come il bypass di Trento per poi aprire una nuova arteria su gomma e intasare ulteriormente quelle esistenti”. La Valdastico oltretutto, nella previsione di un collegamento autostradale con uscita a Rovereto Sud, non avrebbe “alcun impatto sulla situazione del traffico in Valsugana (dove, scrivono i consiglieri, “solo il 13% del traffico è determinato da flussi di attraversamento dal Veneto al Trentino”).

 

L'unica evidenza certa relativa al progetto di collegamento autostradale della Valdastico attraverso le Valli del Leno, scrivono i consiglieri dem: “E' il devastante impatto ambientale che questo avrebbe sul territorio e sul paesaggio di questo pezzo di Trentino”. Un impatto che, scrive il Consiglio delle Autonomia locali in una nota inviata alla Giunta provinciale, finirebbe probabilmente per “compromettere in maniera irreversibile sia l'aspetto quantitativo che qualitativo delle fonti idriche” nell'area del massiccio del Pasubio, costituendo potenzialmente “un drenaggio artificiale” in grado di causare un esaurimento “più o meno repentino dell'acquifero che alimenta le sorgenti basali, tra le quali in primis la sorgente di Spino”. Si è detto, concludono poi i consiglieri: “Che il Documento preliminare alla Variante del Piano Urbanistico provinciale non è la Variante del Piano Urbanistico provinciale; e che la Variante del Piano Urbanistico provinciale non è il progetto di collegamento autostradale della Valdastico con sbocco a Rovereto sud. Come se modificare il più importante strumento di pianificazione e programmazione della Provincia fosse un passaggio scontato; come se la previsione urbanistica di un’opera come la Valdastico non fosse una precisa scelta politica e non sottendesse al modello di sviluppo che si vuole perseguire”.

 

La capogruppo Sara Ferrari ha poi rimarcato che “il Partito democratico vuole chiarire senza ambiguità la sua posizione sulla Valdastico nell’ambito di una visione di mobilità interconnessa geograficamente e nell’intermodalità, così come caposaldo dello sviluppo urbanistico, economico e sociale”. Per Alessio Manica invece la Valdastico è “un'opera antistorica, un cruccio elettorale della Lega. Non solo il mondo, l’Europa, il Paese e anche il Trentino stanno puntando da tempo per la mobilità ad un’altra modalità più sostenibile (la rotaia), ma anche i Comuni della Vallagarina hanno espresso la loro contrarietà attraverso il Consiglio delle autonomie locali. Ci auguriamo che la Giunta rifletta e che sblocchi il carico ideologico alla base di una scelta che comunque comporterà molto tempo per la realizzazione, oltre i 15 anni, e sperpero di soldi pubblici”. Per Alessandro Olivi ci sono poi due grandi equivoci rispetto all'infrastruttura: “Che l’opera pubblica, come affermato dal presidente Fugatti, gioverebbe alle imprese edilizie trentine, quando sarebbe un boomerang perché l’appalto andrebbe ad altre realtà esterne più attrezzate, oltre a rappresentare un’aberrante idea di sviluppo. L’altro equivoco riguarda l’inconsistenza dei dati che per la  Giunta prevedono un aumento considerevole  del turismo. Ridurre la percorrenza dal Veneto al Trentino di 20 minuti al casello di Rovereto sud non cambierebbe le percentuali di arrivi e di presenze”.

 

Per Luca Zeni inoltre l'opera “aumenterebbe solo la competitività tra i territori, bypassando poi l’hub di Isola della Scala a  Verona per portare il traffico merci su gomma, in totale controtendenza con il concetto di  mobilità intermodale e sostenibile. Si tratta solo di uno slogan elettorale con nessuna possibile ricaduta di sviluppo sul Trentino”. “La nostra posizione – ha aggiunto in conclusione Giorgio Tonini – viene presentata dalla maggioranza come ideologica, ma noi non siamo quelli del 'no a priori', siamo del quando c’è evidenza di vantaggio, come nel caso della grande infrastruttura ferroviaria del Brennero che, nonostante le criticità, siamo convinti sia il tracciato del futuro dell’Europa, dell’Italia e della nostra Regione. Un’opera che ci fa fare un balzo in avanti a livello trasportistico nel grande traffico internazionale. La Valdastico è insostenibile non solo per l’ambiente, ma anche per i costi: si parla di miliardi di soldi pubblici, per un tratto paragonabile a quello cha va da Bolzano a Bressanone e che non si ripagherà mai. Sprecare soldi pubblici in cambio di una concessione è una posizione inaccettabile contraria al nostro concetto di autonomia”.

 

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